Domenica 19 Agosto 2018 - 4:16

Ceta, export in aumento per i prodotti agroalimentari

Gli interessi dell’Italia passano anche per la tutela dei prodotti italiani e i numeri ci dicono che non c’è miglior tutela delle nostre eccellenze agricole del libero scambio. La qualità si difende da sola, purché messa nelle condizioni di essere conosciuta. L’accordo di libero scambio con il Canada dimostra perfettamente questo principio elementare e chi dice il contrario non si capisce su cosa basi i propri discorsi”. Così Alessandro Mastrocinque, presidente di Cia – Campania a proposito delle recenti polemiche innescate dalle parole del ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio. Quali sono, infatti, i primi dati a pochi mesi dall’approvazione provvisoria del Ceta? Sono quasi dimezzate le importazioni di grano canadese a fronte di un aumento del 12% (9% nel primo trimestre) delle esportazioni agroalimentari italiane verso il Canada. “Quanto alle tutele – prosegue Mastrocinque – prodotti di origine protetta provenienti dalla nostra Regione non solo non vengono danneggiati ma hanno visto finalmente riconosciuti strumenti di tutela. Il Ceta, per esempio, tutela tutti i vini europei a denominazione di origine protetta, quindi anche quelli italiani (Docg, Doc e Igt) e recepisce in toto l’accordo sul commercio di vini e bevande spiritose siglato tra Ue e Canada nel 2003. Questo significa che non si lascia spazio a contraffazioni di sorta sul mercato canadese, né c’è la possibilità di liberalizzare i cosiddetti wine kit per un Fiano o un Greco di Tufo fai da te”.

Solo in Campania sono 15 i vini a Denominazione di Origine Controllata: Ischia, Capri, Vesuvio, Cilento, Falerno del Massico, Castel San Lorenzo, Aversa, Penisola Sorrentina, Campi Flegrei, Costa d'Amalfi, Galluccio, Sannio, Irpinia, Casavecchia di Pontelatone, Falanghina del Sannio. Ma lo stesso vale anche per un'altra filiera molto importante per la Campania come quella del comparto lattiero –caseario e quindi della Dop Mozzarella di Bufala.

L'elenco delle denominazioni riconosciute dal Canada è di 41 prodotti che valgono il 92% dell'export italiano in quel Paese. “Si poteva fare di più? Certo. Ma ora non bisogna buttare via un grande lavoro che sta dando frutti importanti per il settore solo per seguire posizioni ideologiche. Lasciamo stare toni da campagna elettorale permanente e parliamo di cose concrete, per esempio delle esigenze di tanti piccoli produttori che così vedono aumentare opportunità di business e magari assumere”.

Se le tendenze commerciali venissero confermate a fine anno, prevede uno studio di Cia-Agricoltori Italiani,  le importazioni di frumento canadese dalle 796 mila tonnellate del 2017 (erano 1,2 milioni nel 2016), scenderebbero a 430 mila; le esportazioni agroalimentari verso il Canada varrebbero circa 910 milioni di euro e le vendite di vino Made in Italy sul mercato canadese salirebbero a 370 milioni di euro.  

In un momento di profonda crisi del multilateralismo, dove dazi, innalzamento di barriere e ostacoli al commercio internazionale la fanno da padrone - conclude Mastrocinque - gli accordi bilaterali, se ben gestiti e governati, rappresentano un’opportunità da cogliere”.

 

16:53 18/07

di Redazione

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