Domenica 20 Maggio 2018 - 21:42

Il mito di Apollo e Dafne raccontato da Aurelio Gatti

di Bruno Russo
 
NAPOLI. "Ninfa penea, férmati, ti prego: non t'insegue un nemico; fermati!! Così davanti al lupo l'agnella, al leone la cerva, all'aquila le colombe fuggono in un turbinio d'ali, così tutte davanti al nemico; ma io t'inseguo per amore! Ahimè, che tu non cada distesa, che i rovi non ti graffino le gambe indifese, ch'io non sia causa del tuo male! ": il mito di Apollo e Dafne, figlia del fiume Peneo di Gea; un amore mai realizzato, e il paradosso che il Dio protettore delle arti mediche non riesca a curare il dolce male che Eros gli aveva inferto; non riesce a trovare un farmaco per la ferita infertagli da Eros, lasciando che la mente venga offuscata dalla bellezza al punto dal perdere coscienza della propria posizione, perché' allo sguardo innamorato di Apollo, la fanciulla scappera'. Una volta raggiunta, Dafne rivolge una preghiera al padre, affinché venga trasformata, ed ecco che ad un tratto il corpo si irrigidisce, i piedi diventano radici, le braccia i rami, mentre il corpo si racchiude in una ruvida scorza, che a malapena cela l'albero di alloro che sta prendendo il posto della bella Dafne. Apollo arriva alla fine della mutazione e a malapena le strappa un bacio perché la corteccia sta diffondendosi dappertutto . Questo mito di Ovidio, dalle 'Metamorfosi', pone sulla stessa riga due sofferenze: quella di Dafne verso l'amante possessivo che non tiene conto della sua reale volontà , e  la sofferenza di Apollo che ama senza poter essere ricambiato e, su tutto l'immagine di un Eros che ha lanciato il suo dardo infallibile e senza pietà . Un dramma si ripete indomito nella storia dell'individuo che soffre quando il suo amore non viene ricambiato. Apollo è anche un Dio che può prevedere il futuro, ma la ragione e la logica viene stravolta dalla passione e un rifiuto può essere letale. Anche nell'ode di Saffo ad Afrodite , la Dea e' chiamata a difendere la legge cosmica dell'amore: il dovere di ricambiare un sentimento e non commettere l'ingiustizia di rifiutarlo. Un diritto può presupporre una ingiustizia ma non un obbligo, quindi Apollo e' solo vittima ma non va giustificato. Nello stesso tempo l'infelice Dafne uccide la causa della sua sofferenza: la sua bellezza e preferisce diventare un tronco immobile. L'autore Aurelio Gatti (nella foto) racchiude il tutto in un pentagramma musicale che fa da colonna sonora al mistero dell'eros, mentre i due interpreti di Dafne, Carlotta Bruni e Rosa Merlino, è quello di Apollo, Luca Pomponi, mimano la leggiadria dell'impeto ribelle che non ha freni, fino a quando non si infrange in una delle dure realtà' della nostra vita. Non a caso la rappresentazione si chiama “Daphne. La danza del mito”, presentata da Mda Produzioni Danza il 27, 28 e 29 Aprile , in occasione del Bimillenario di Ovidio e del Maggio dei Monumenti, nella Sala del Capitolo del Complesso San Domenico Maggiore a Vico San Domenico. Il tempo smorza le note e definisce i passaggi di una felicità che prima o poi si perderà, lasciando sulla pelle un impronta e nel cuore un incancellabile ricordo.

20:29 25/04

di Redazione

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