Mercoledì 26 Settembre 2018 - 12:46

Racket del clan, pizzeria a fuoco a San Giovanni

Sotto tiro finisce "Cibus": è già il terzo locale danneggiato in un mese

di Luigi Sannino

NAPOLI. È il terzo locale commerciale preso di mira sul corso San Giovanni a Teduccio in un mese: la pizzeria “Cibus”. Troppi episodi per essere una coincidenza secondo gli investigatori della polizia che seguono i casi, anche se nessuno dei titolari ha dichiarato di aver subito minacce estorsive o di altra natura. Eppure la pista più battuta conduce proprio al “pizzo” in una zona sotto l’influenza del clan Mazzarella. A ciò si aggiunge che l’escalation sta avvenendo in contemporanea alla guerra con i Rinaldi, circostanza che rende ancora più preoccupante la situazione. 

PAURA NELLA NOTTE. L’altra notte sarebbero entrati in azione due malviventi in sella a uno scooter. Si sono avvicinati all’ingresso della pizzeria “Cibus” e uno di essi ha cosparso di benzina la porta d’ingresso dando poi fuoco. Le fiamme hanno distrutto l’ingresso annerendo anche una parete interna, ma nel complesso non è stato un danneggiamento notevole. L’importante però, per gli autori dell’incendio era lanciare un messaggio al ristoratore. Può darsi, che spesso succede, che si sia verificata la solita intimidazione preventiva: prima si mostrano i muscoli e poi si va a trattare partendo da una posizione di forza. Le indagini sono condotte dai poliziotti della Squadra mobile della Questura e dai colleghi della squadra giudiziaria del commissariato San Giovanni-Barra. Gli stessi che seguono anche le vicende degli spari contro la pizzeria “Zio Pacifico”, con l’esplosione di ben 23 colpi d’arma da fuoco il 21 maggio scorso, e dell’ordigno piazzato davanti al bar “Bataclan” a inizio giugno. Se si considera che tutti e tre i gravi episodi sono avvenuti in corso San Giovanni a Teduccio è facile ipotizzare che siano collegati.
 
TENSIONE ALLE STELLE.
Per la “stesa” di corso San Giovanni a Teduccio contro la pizzeria “Zio Pacifico” alle 2 di notte fu ipotizzato che fosse stata compiuta da esponenti dell’asse malavitoso Rinaldi-Reale in risposta all’altra, poche ore prima, effettuata dai Mazzarella-D’Amico (i “Gennarella” di via Nuova Villa) in via Sorrento nel rione Villa nei pressi dell’abitazione di Sergio Grassia, luogotenente dei Rinaldi. Ma con il passare dei giorni ha preso maggiormente piede l’ipotesi del “pizzo”. Così come per la vicenda accaduta il 7 giugno. Quando poco prima dell’alba almeno due malviventi hanno piazzato una bomba-carta davanti al bar “Bataclan” e c’è voluta un’oretta di lavoro dei vigili del fuoco per spegnere le fiamme. In questo caso le indagini e gli accertamenti sono condotti in tandem dall’Ufficio prevenzione generale della questura e dal commissariato San Giovanni-Barra. Per alcuni giorni il locale è stato chiuso in attesa che venissero eseguite ulteriori perizie tecniche. Non c’è nulla però che possa condurre i gestori a un clan di camorra, per cui per ora nessuna ipotesi investigativa viene esclusa. A cominciare, appunto, da quella di una richiesta di natura estorsiva.

19:03 21/06

di Redazione


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