Lunedì 19 Novembre 2018 - 9:02

L’arte “Dalla Parte dei Bambini”

Grandi opere di piccoli artisti per imparare il linguaggio dell’arte e delle emozioni 

L’avvento dell’estate è stato salutato dalla splendida mostra che gli scolari delle classi prime della scuola “Dalla Parte dei Bambini” hanno realizzato e allestito nelle sale dell’Accademia di Belle Arti di Napoli.

Un’opera collettiva maturata nel corso dell’anno scolastico 2017/2018 e incentrata attorno al binomio Arte ed Educazione.

Così, le forme, i colori, le immagini e i pensieri dei giovanissimi artisti hanno abbandonato la loro dimensione onirica, astratta, pensata per comporre una suggestiva pinacoteca di piccole opere d’arte, cariche di quella sincerità che solo la spontaneità dei bambini sa dare.

Senza filtri, senza artefatte costruzioni, ma ricchi unicamente di forza espressiva, i visi, i luoghi, gli animali e le “visioni” dei piccoli alunni sono emersi dalla loro infanzia, per ricordare a noi adulti che in ogni opera  si incontra l’essenza di un artista (“ho incontrato gli artisti nei loro quadri” ha affermato uno dei piccoli autori) e che, difronte a un’opera d’arte, occorre andare con lo sguardo in profondità, per poter vedere l’orizzonte immenso che si apre oltre la linea di superfice. 

"Noi adulti troppo spesso preferiamo semplificare e ricondurre a una sola risposta la moltitudine di domande che l'infanzia ci pone – racconta Rachele Furfaro, direttrice e docente dell’istituto - In un mondo ricco di immagini, educare allo sguardo significa dare senso e ampliare orizzonti, sollecitare visioni e punti di vista altri che rappresentano esperienze emotivamente significative che per essere raccontate hanno bisogno di un nuovo vocabolario che i nostri bambini hanno cominciato a scrivere".

Ebbene, se l’essere umano, per sua natura, ha esigenza di concretizzare l’astrazione del proprio pensiero attraverso rappresentazioni, oggi, in un mondo segnato da una “modernità liquida” (per dirla alla Zygmunt Bauman), capire sin da bambini l’importanza che un’immagine non debba essere solo fine a se stessa, quale effimera copertina di un istante d’apparenza, ma che debba contenere l’espressione vitale dell’essenza di ciò che rappresenta, è quanto mai necessario. È, quindi, meritorio l’impegno profuso da chi, come la scuola “Dalla Parte dei Bambini”, opera in tale direzione nella ferma convinzione che ai nostri figli occorre dare un “nuovo vocabolario” da scrivere e con il quale poter poi (de)scrivere le loro emozioni.

"Gli artisti vivono in un’altra maniera, attraverso i quadri", titola la bella introduzione di  Rachele Furfaro a "Immginare l'arte", presentazione della mostra e "catalogo" contenente tutte le opere esposte realizzate dagli scolari; introduzione da leggere e da apprezzare per il messaggio in essa contenuto, nonché perfetta sintesi esplicativa del valore e del significato della mostra:  "Quando le lettere di Kandinskij e di Klee sono state recapitate nelle nostre classi, non sapevamo bene dove questo lavoro ci avrebbe condotto. Come insegnanti avevamo l’obiettivo di avvicinare i bambini al mondo dell’arte, di radicare dentro ciascuno il piacere di stupirsi, di emozionarsi di fronte a un’opera d’arte. Sapevamo che solo un’ esperienza estetica più duratura, meno superficiale del semplice guardare un’opera una volta ogni tanto o dell’andare occasionalmente in un museo, potesse far nascere nei bambini il piacere di incontrare l’arte nelle sue diverse forme. Siamo partiti ponendoli a diretto contatto con l’opera: con le opere che abbiamo incontrato nei musei e nelle mostre che abbiamo scelto di visitare in giro per l’Italia, cercando, di città in città, le esposizioni dedicate agli artisti che volevamo accompagnassero questa meravigliosa esperienza. Kandiskij e Klee all’inizio, poi Rauschemberg, Monet e infine Pistoletto e Ernesto Tatafiore, che abbiamo avuto la fortuna di incontrare personalmente, hanno scritto delle lettere individuali a ognuno dei nostri bambini. Ogni lettera conteneva un’opera. Questo dialogo, realistico per quanto immaginario, ha permesso a ogni bambino di entrare in contatto con il mondo dell’artista che a lui si rivolgeva. Attraverso quelle lettere i bambini si sono avvicinati progressivamente all’immaginario degli artisti stessi e hanno consentito a noi insegnanti di entrare a nostra volta nel loro immaginario infantile. Abbiamo osservato, ascoltato, con cautela, in punta di piedi, come si muoverebbe un equilibrista sul filo, rimanendo in attesa, in bilico tra due mondi: il visibile, composto di cose e fatti e l’invisibile, costituito dai sogni e dai desideri dei nostri bambini. Su quel filo, in una tensione sempre viva e in continuo movimento, abbiamo tessuto la tela del gioco dell’arte, facendo incontrare in un rimando tra reale e immaginario, tra gioco, arte e piacere, i bambini, gli artisti e i loro mondi. Gli artisti vivono in un’altra maniera, attraverso i quadri. L’opera che ognuno di loro ha ricevuto e che ha di fronte, così come le richieste che si rincorrono nelle lettere che continuano a partire e ad arrivare alimentando la loro curiosità, pone i bambini in una nuova condizione. Si chiedono e ci chiedono chi sono questi signori, perché scrivono, cosa vogliono da loro… Si convincono che qualcosa di vero e profondo si sta compiendo nelle aule della loro scuola solo quando ricevono da Kandinskij l’invito a recarsi a Reggio Emilia, per incontrarli nella mostra dedicata alle sue opere e a quelle dei suoi amici Paul, Robert e John Cage. Per preparare l’incontro con gli artisti, abbiamo giocato con le forme, i colori e la musica, abbiamo messo in moto le energie necessarie a elaborare pensieri, suggestioni anche molto diverse e distanti tra loro e abbiamo insieme cercato di dare al tutto una coerenza, che ha trovato una sintesi nel lavoro prodotto dai bambini a partire da un dettaglio che ognuno di loro ha scelto, guardando l’opera ricevuta in dono dall’artista. Abbiamo lavorato sullo stupore e lo spiazzamento prodotto nei bambini da questo gioco inconsueto e abbiamo creato un corto circuito nella comunità delle classi prime. Facendo concentrare la loro attenzione sull’osservazione delle opere, e in particolare su un dettaglio da cui ogni bambino aveva scelto di partire per dare vita alla sua opera, cercando di coltivare e far crescere in ciascuno di loro l’azione creativa che avevano iniziato. Giorno dopo giorno, abbiamo seminato e nutrito il loro percorso di nuove immagini e nuovi pensieri, in modo da promuovere, quell’affezione verso l’arte in grado di radicarsi e generare i suoi frutti non solo nell’immediato, ma nel tempo lungo dell’incontro. Ad avere interessato noi educatori e insegnanti sono stati i processi, o meglio le strategie che ciascuno di loro ha attivato in modo del tutto naturale per inseguire e dare forma al proprio mondo e rendere vivide le proprie immagini. In classe, il confronto tra il proprio lavoro e quello dell’artista, tra i lavori di ognuno e quelli degli altri è vivo, dinamico, diretto. E’ vero e coinvolgente, non ha bisogno di strutture grammaticali o ortografiche per essere espresso, né tantomeno di schemi sintattici complessi per essere raccontato. E’ un parlare spontaneo che nasce e dà vita a un dialogo collettivo, che si alimenta degli interessi del gruppo e si esprime nel suo svolgersi in modo naturale, con competenza e coerenza, con disinvoltura. La stessa disinvoltura con cui abbiamo trattato temi filosofici che mai avremmo immaginato di poter presentare a bambini di scuola primaria. Alle loro domande, noi adulti abbiamo risposto con altre domande: “Ma secondo voi avete incontrato oppure no Kandinskij, Klee, Rauschemberg…?”. Il dialogo collettivo che si è alimentato delle risposte di ciascuno, ha fatto nascere ancora nuove domande. Il flusso che si è generato appena fuori da palazzo Magnani a Reggio Emilia, dove i più si aspettavano di incontrare effettivamente Kandinskij in persona, sembrava non avere fine! Le loro risposte sono state stupefacenti: “Ma non c’erano i pittori!!! Si vede il loro modo di pensare e il modo di fare nei suoi quadri” “Io penso che li ho incontrati” “Non li abbiamo incontrati proprio perché vivono in un’altra maniera, attraverso i quadri.” E’ un dialogo coerente, competente, disinvolto, a cui tutti hanno partecipato attivamente, con passione! Noi adulti troppo spesso preferiamo semplificare e ridurre le richieste dei bambini e le loro argomentazioni a strutture logiche già conosciute, rinunciando a seguire la provocazione che ci fanno e a entrare appieno nel loro mondo ricco di immagini inedite e sorprendenti. Preferiamo abdicare all’avventura che il mondo dell’infanzia ci propone e con la scusa di indicare la strada giusta condurre a un denominatore comune, ad una sola e unica risposta, più comoda e rassicurante per noi, le diverse domande che potrebbero arrivare dai tanti bambini che incontriamo lungo il nostro percorso. Educare vuol dire, tirare fuori dalle persone ciò che in esse è già, almeno in nuce. I bambini hanno bisogno più di ogni altra cosa di cominciare a parlare a partire dalla lingua delle immagini, delle forme, delle figure, dei colori prima ancora di usare il codice linguistico. Questo d’altra parte si alimenta delle scoperte e delle esperienze emotivamente pregnanti che, per essere raccontate, hanno bisogno di un nuovo vocabolario, quello che i “nostri bambini” hanno cominciato a scrivere!".

Marco Sica

08:58 2/07

di Redazione


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