Giovedì 19 Luglio 2018 - 2:07

«Usate dai big»: donne contro donne nel Pd

Towanda dem, nel Partito democratico non c'è pace

Donne contro donne: nel Partito democratico non c'è pace. 'Towanda dem', come in 'Pomodori verdi fritti'. E' lo slogan dell'appello sottoscritto da 450 donne, impegnate a diversi livelli nel Pd, per denunciare la scarsa rappresentanza femminile nei gruppi usciti dal voto del 4 marzo e tornare ad essere "protagoniste della necessaria fase costituente del Partito democratico a cominciare dall’effettiva rappresentanza paritaria ad ogni livello, ispirata a merito, competenze e rappresentatività politica territoriale, piuttosto che a logiche di fedeltà politica".

L'appello è promosso da Francesca Puglisi, già presidente della commissione contro il femminicidio al Senato. "Per la prima volta - si legge - il Partito democratico è sovrastato nella rappresentanza femminile parlamentare dal Movimento 5 Stelle e dalla destra; mentre chi ha vinto le elezioni affida la leadership dei gruppi parlamentari e le cariche istituzionali alle elette, nel Pd un gruppo dirigente sempre più chiuso e muto si trincera in delegazioni e 'trattative' di soli uomini".

ERRORE - "Nella scorsa legislatura, anche grazie alle primarie con la doppia preferenza di genere, eravamo il gruppo più rosa del Parlamento. Abbagliate dal primo governo con il 50 e 50, ci siamo fidate. Abbiamo pensato: è fatta. Un errore politico fatale che non ripeteremo mai più".

"Mai più - prosegue l'appello delle donne Pd - pluricandidature femminili di poche per far eleggere molti uomini. Sono bastate le pluricandidature di 8 donne per escludere 39 candidate e favorire l’elezione di altrettanti uomini. Il cinismo non ha sortito pienamente i propri effetti perché il 'flipper' si è incagliato nella batosta elettorale. Il tutto in violazione palese dello Statuto e nel silenzio degli organismi preposti al controllo".

STATUTO - "Annullata di fatto la Conferenza delle Democratiche prevista dallo Statuto, nel Partito è stato istituito il 'dipartimento mamme' separato dal 'dipartimento pari opportunità' con l’ulteriore paradosso di veder comparire nei 100 punti di programma - mai condivisi con alcuno - temi controversi mutuati dalla destra". Quindi "è arrivato il momento di passare dalle promesse alle azioni".

"Vogliamo essere protagoniste della necessaria fase costituente del Partito democratico a cominciare dall’effettiva rappresentanza paritaria ad ogni livello, ispirata a merito, competenze e rappresentatività politica territoriale, piuttosto che a logiche di fedeltà politica. Ferma restando la necessità di rilanciare la Conferenza delle Democratiche, da subito ci mettiamo al lavoro per riannodare fili con la società e ridare credibilità e forza al Partito democratico".

LA REPLICA - "Stupiscono i toni contenuti nell’appello" che "vorrebbe addirittura paragonare il nostro partito a realtà politiche, come M5S e Lega, che sono quanto di più lontano possa esistere oggi in Parlamento non soltanto dalla difesa dei diritti delle donne, ma anche dai principi democratici". Lo affermano in una nota le esponenti dem Silvia Fregolent, Teresa Bellanova, Titti Di Salvo, Chiara Gribaudo, Raffaella Paita, Valentina Paris, Ileana Piazzoni, Flavia Piccoli Nardelli, Alessia Rotta.

"Ancor più sorprendente è il fatto che l’accusa alle liste elettorali arrivi anche da donne candidate proprio in quelle liste e che quelle liste hanno approvato, anche se poi non tutte sono state elette".

POLEMICHE - "Il Pd in Parlamento - ricordano - ha oltre un terzo di presenza femminile: più che un impegno per la parità di genere, ad animare alcune firmatarie sembra un risentimento per essere rimaste fuori un giro. Una polemica che fa male al nostro partito, unico ad aver dimostrato alla prova dei fatti di tenere veramente a diritti e pari opportunità. A cominciare proprio dalle norme antidiscriminatorie che il Pd ha voluto fossero inserite nelle leggi elettorali per parlamento italiano ed europeo".

"Del resto, proprio il governo Renzi - ricordano ancora le esponenti dem - è stato il primo in Italia ad avere metà ministri uomini e metà donne, affidando per la prima volta ad una donna un ministero come quello della Difesa e scegliendo Federica Mogherini per il ruolo di commissaria europea. E’ molto utile al Pd e al Paese la voce forte, autorevole e autonoma delle donne del partito. Ma non la si costruisce con la polemica che guarda all’indietro, a distanza di oltre due mesi dalla presentazione delle liste".

16:20 12/04

di Redazione


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