Domenica 21 Gennaio 2018 - 5:32

Intercettazioni, via libera a riforma

Entrerà in vigore tra sei mesi

ROMA. È stato approvato, in via definitiva, il decreto legislativo che detta la nuova disciplina in materia di intercettazioni. "Abbiamo un Paese che utilizza le intercettazioni per contrastare la criminalità e non per alimentare pettegolezzi o distruggere la reputazione di persone che non sono sottoposte a procedimenti penali", ha affermato il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, al termine del Consiglio dei ministri. La rifoma entrerà in vigore dopo sei mesi dalla sua pubblicazione prevista per gennaio. Solo una norma, quella che sancisce il diritto dei giornalisti ad avere copia dell'ordinanza di custodia cautelare, una volta resa nota alle parti, sarà invece efficace tra un anno. 

"Abbiamo recepito anche una serie di indicazioni che venivano dalle Camere e abbiamo un quadro più chiaro delle procedure mediante le quali vanno tolte dai fascicoli le conversazioni che - ha ricordato il Guardasigilli - non hanno rilevanza penale e devono essere distrutte. C'è un procedimento di contraddittorio tra le parti per definire cosa deve andare nei fascicoli o cosa non ci deve andare. E ci sono una serie di responsabilità riferite ai capi degli uffici in ordine alla custodia e poi alla distruzione di ciò che non è penalmente rilevante".

"Insomma, senza restringere, anzi autorizzando addirittura a intercettare in modo relativamente più agevole per i reati contro la pubblica amministrazione, senza restringere la facoltà di utilizzare le intercettazioni come strumento di indagine, ci sono una serie di vincoli e di divieti che impediscono invece di utilizzarle come strumento di diffusione di notizie improprie, che colpiscono e ledono la personalità di soggetti che talvolta non sono nemmeno coinvolti nelle indagini".

Quanto alle critiche sollevate dall'Anm in ordine al troppo potere che si troverebbe ad avere la polizia giudiziaria, "c'è un'interlocuzione tra pm e polizia giudiziaria -spiega Orlando- per cui alla fine è sempre il pm il dominus dell'attività di indagine. Mi pare una preoccupazione onestamente non fondata, anche perché il testo è cambiato nel senso auspicato dall'Anm, anche se non esattamente come richiedeva. Credo che una distinzione di punti di vista sia assolutamente fisiologica".

13:41 29/12

di Redazione


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