Domenica 21 Ottobre 2018 - 9:34

Gli Dei di Nino Bruno e le 8 Tracce

Il “Pantheon” di Nino Bruno e le 8 Tracce presenta l’EP “EHI DEI” 

Giovedì 14 giugno, il “Pantheon” di Nino Bruno e le 8 Tracce presenta l’EP “EHI DEI” al Kestè di Napoli.

Il disco nasce con la formazione composta da cinque elementi. – racconta Nino Bruno - Allo storico trio composto da me alla chitarra e voce, da Giulio Fazio all’organo farfisa e piano elettrico e da Peppe Sabbatino alla batteria e percussioni, si sono aggiunti  Zaira Zigante alla voce e Massimiliano Sacchi al clarinetto e sax baritono. Questo nuovo assetto ci ha consentito, con “EHI DEI”, di effettuare un primo passaggio verso composizioni nuove sia nella forma che nella sostanza. “EHI DEI” lo possiamo, quindi, considerare come un giro di boa, una prima virata in direzione di sonorità più contemporanee che vedranno, per i prossimi lavori discografici, un parziale abbandono del “dogma 8”, e quindi dell’esclusivo utilizzo delle otto tracce e dell’analogico, in favore di una commistione tra il “vecchio” sound e una moderna ricerca e sperimentazione”.

E proprio come in una moderna teogonia, Nino Bruno e le 8 Tracce pubblicano l’ottimo l’extended play “EHI DEI”.

L’EP si apre con l’invettiva di “Calipso” all’invidia e all’ingiustizia divina, un brano in cui la dea lascia la dimensione omerica e mitologica per incarnare, con la sua voce femminile, il canto di protesta di tutte le donne (“Aurora, Cerere e le altre sorelle di sventura”) verso l’arrogante prepotenza di un mondo ancora troppo maschilista; un canto che partendo da un tessuto elettronico si fa rabbiosa speranza nella bella coda strumentale di chiusura.

A “Ehi Dei (Calipso)” segue l’ottimo arrangiamento dell’aria rinascimentale “Flow my tears” di J. Dowland scritta nel 1596 come pezzo strumentale col titolo Lachrymae Pavane, un pezzo in cui la voce e gli strumenti tagliano il confine tra l’eleganza di un chansonnier e la seduzione di un gitano latino quale sfondo per una triste preghiera di pianto. Come già per “Calipso”, il tutto pervaso da reminiscenze lisergiche e psichedeliche.

Con il terzo brano “Itaca Bagno di Sangue” si torna a dimensioni “epiche”, e se la mattanza dei Proci è ben descritta dalle tensioni e risoluzioni musicali, l’arrangiamento, in pieno stile progressive anni settanta, riporta l’ascoltatore indietro di oltre quarant’anni, con un suono però snellito da quell’elefantiasi che troppo spesso era il limite di tale movimento e dotato (qui) di un suo giusto equilibrio.

L’EP si chiude con “Tips for Winter”, ballata dal ritmo sostenuto, che con la sua tridimensionale ariosità ripulisce dal sangue del “baccanale” di Itaca riconsegnando all’orecchio più profondi spazi tra cui viaggiare.

Nino Bruno e le 8 Tracce si confermano, ancora una volta, una delle più interessanti e belle realtà della scena musicale partenopea.

Marco Sica 
 

 

07:37 10/06

di Redazione


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