Giovedì 21 Settembre 2017 - 7:08

Lippa, non solo Gomorra: «A breve altri due film. Il successo? Mi è costato caro»

L'attore napoletano si confessa a Il Roma: «La gavetta è stata dura, ora i frutti di tanto lavoro»

NAPOLI. Nella valigia dell'attore viaggiano sogni e speranze, da portare per le strade di una vita fatta di sacrifici, studio, talvolta delusioni e successi. Walter Lippa, attore napoletano dal curriculum da stropicciarsi gli occhi, nei panni di Carlucciello nella serie tv Gomorra è arrivato al grande pubblico, sicuramente in ritardo guardando a quanto fatto in precedenza.

Walter, chi semina bene alla fine raccoglie. La serie tv Gomorra è stata un grande successo, a cosa stai lavorando ora?

«Sto vivendo un bel periodo, attualmente insegno recitazione cinematografica in varie scuole di Napoli e in provincia, sto aspettando il prossimo autunno per l'uscita di due dei miei ultimi lavori. Il film “I due soldati” su RaiUno di Marco Tullio Giordana, nel quale interpreto Paride che è uno dei protagonisti, una sorta di Dandy di Romanzo Criminale, un boss elegante ma fuori di testa. Sempre nel prossimo autunno uscirà nelle sale italiane “The broken key”, un film frutto di una coproduzione italioamerica nel quale interpreto Taron Iron, un poliziotto molto duro e fuori dagli schemi. Un'esperienza meravigliosa che mi ha dato l'opportunità di lavorare con attori del calibro di Geraldine Chaplin, Rutger Hauer, William Baldwin, Franco Nero, Christopher Lambert, Kabir Bedi e Michael Madsen. Prossimamente inoltre sarò su un set molto importante di cui ancora non posso ufficializzare la produzione ed il titolo, ma sarà un film di una storia vera».

Ora il successo, i fans e gli autografi, ma in pochi possono immaginare quanti sacrifici ci siano dietro tutto questo...

«Per chi come come me non proviene da una famiglia ricca, questo successo è costato caro. Prima di Gomorra ho vissuto più di dieci anni di gavetta intensa, fatta talvolta anche di umiliazioni e mortificazioni per i vari raccomandati che mi sfilavano davanti. Dopo il diploma conseguito nel 2004 al teatro Totò mi sono trasferito immediatamente a Roma dove nel 2007 mi sono laureato come attore e Performer bilingue alla Link Academy conseguendo un Bachelor of Arts anche della Lamda (London Academy of Music and Dramatic Art, ndr) gemellata con la Link Academy. Non mi sono mai perso d'animo, recito sia in inglese sia in americano, tant'è che in “The broken key” ho interpretato il mio ruolo in americano per poi doppiarmi per la versione italiana. Questo ti ripaga di tanti sacrifici, lavorare con attori che vedevi da bambino e reputavi inarrivabili, per poi un giorno ritrovarti a recitare accanto a loro».

Insomma, fare l'attore è tutt'altro che sedersi sul trono di Uomini e Donne?

«Assolutamente sì, fare l'attore è una missione, è una chiamata all'arte scegliendo una vita dove la precarietà è l'unica certezza. Per questo nella vita privata è importante farsi accompagnare da donne intelligenti, difficili da trovare in questo momento storico. Io quella giusta fortunatamente l'ho trovata, sono fidanzato con una splendida ex fotomodella di nome Pamela che mi sostiene mi appoggia e mi accompagna in tutto. Nel bene e nel male».

Tornando alla tua vita quotidiana, quali sono le passioni di Walter Lippa?

«Amo insegnare e lo sto facendo proprio per trasmettere ai giovani i valori giusti per affrontare questo cammino artistico. Fare l'attore significa mettersi continuamente in gioco, fino alla fine dei tuoi giorni. Adesso ad esempio sto trovando difficoltà ad essere inquadrato in una veste diversa dal duro o dal criminale. I ragazzi, però, devono sapere che fare l'attore è un lavoro di generosità, un dovere verso il pubblico che paga per vederti. Non si tratta di essere fighi».

Veniamo al futuro, che progetti hai?

«Mi sto impegnando al massimo per fare quanti più film è possibile, il mio desiderio è riuscire a vivere e guadagnare facendo il lavoro che faccio. Quando mi trasferì a Roma, agli inizi di questo percorso, la notte facevo il barman per mantenermi. Per tre anni e per trecento giorni all'anno dormivo tre ore a notte per poi presentarmi la mattina a lezione di recitazione. Lo rifarei altre mille vite vedendo dove sono arrivato».

16:20 8/05

di Redazione


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