Lunedì 16 Luglio 2018 - 0:51

Bravo De Laurentiis presente in Trentino

Opinionista: 

Mimmo Carratelli

Pronti, via. Dimaro terra di ex sogni e di nuove chimere. Se Ancelotti suona, canteranno le azzurre schiere. Si sale in Trentino, come è abitudine da otto anni. Due anni con Mazzarri e Cavani, due con Benitez e Higuain, tre con Sarri passando dal Pipita a Mertens. Quelli erano tempi. Le magie di De Laurentiis nel pescare l’allenatore giusto e gli acquisti da Champions. Si cambia. Tutto nuovo con Ancelotti. Allenamenti, modulo di gioco, spogliatoio, obiettivi, acquisti. Il presidente afferra il momento particolare. Se non è una svolta, poco ci manca. E, allora, eccolo a Dimaro. Seguirà personalmente la preparazione. Così ha detto. Decisione saggia, responsabile, di cuore. De Laurentiis sarà il garante della svolta. Starà vicino al nuovo allenatore. Farà sentire la sua presenza ai giocatori. E’ importante. Un presidente che scende in campo. Mai così prima d’ora. Il feeling con Sarri s’è rotto, semmai sia stato pieno e sincero. Il ciclo della squadra, rilanciata dopo la cessione di Higuain, al culmine dei 91 punti ha raggiunto il massimo. Difficile ripetersi, difficile migliorare. Il cambio di rotta era obbligatorio. De Laurentiis l’ha risolto ingaggiando Ancelotti. Un colpo a sorpresa. Un’altra brillante soluzione per andare avanti. Ma Ancelotti non è e non può essere tutto. La svolta presenta molte incognite. La fortuna, che ha sempre assistito De Laurentiis, può limitare i rischi del cambiamento mentre la campagna-acquisti, sinora, ha solo riempito i “buchi” aperti dai trasferimenti di Reina e Jorginho. La squadra rimane (forse) sui livelli di questi ultimi anni, ma c’è da tenere conto che lo slancio di entusiasmo si è esaurito alla fine della gestione Sarri, appesantito dalla delusione per lo scudetto mancato. Il lavoro più difficile e urgente è scuotere lo spogliatoio, rinnovarne le motivazioni, puntare su obiettivi credibili escludendo voli di fantasia per evitare cadute di tensione alle prime contrarietà. La presenza di De Laurentiis a Dimaro serve anche a questo. Ancelotti assicura una guida tranquilla, saggia, esperta. Non ci saranno choc. Ma la squadra di Sarri non c’è più, non ci sarà più lo stesso spirito e cambierà il modo di giocare. I famosi “titolarissimi”, se mai dovessero giocare ancora insieme, dovranno assorbire nuovi metodi di allenamento e una nuova strategia di gioco. Ancelotti è diverso da Sarri. I nuovi acquisti, risolto il ruolo del portiere, chiedono campo. Simone Verdi e Fabian Ruiz non sembrano destinati alla panchina. Sarebbe un controsenso per quanto sono costati. Ed ecco che non si ricomincerà dai “titolarissimi” e dalle precedenti certezze. Il gioco non sarà più lo stesso e una manovra meno insistita e più veloce, meno a girotondo e più incisiva, più verticale, richiede allenamenti specifici ai quali dovrà corrispondere una adeguata risposta dei giocatori. Era totale nei confronti degli allenamenti maniacali di Sarri. L’impegno e la tensione non dovranno essere minori se la preparazione dovesse essere meno ossessiva. Se Ancelotti punta al 4-2-3-1, che è il suo modulo preferito, nessun dubbio per la difesa, Milik o Inglese punta avanzata, Allan e Fabian Ruiz sulla linea mediana. Dovranno essere trovate le migliori soluzioni per il terzetto dietro la prima punta. Se Verdi (20 milioni) deve andare in campo e Ancelotti non rinuncerà al contributo tattico di Callejon, lo spagnolo e Insigne sugli esterni e Verdi al centro. Fuori Mertens o staffetta con Insigne, fuori Hamsik. Se Verdi parte sull’esterno destro, con Insigne a sinistra, qualcuno prevede Mertens al centro oppure Hamsik. Fuori Callejon. Insomma, non c’è una maglia da titolare scontata per Callejon, Mertens e Hamsik. In ogni caso, risulterebbero in panchina quegli azzurri che De Laurentiis, con Sarri, pretendeva che giocassero di più (Rog, Diawara, Ounes). E Zielinski? Dove si collocherebbe il polacco sullo scacchiere di Ancelotti, 4-2- 3-1 o 4-4-2 che sarà? Non sembra che il 4-3-3 sia nelle corde del tecnico emiliano anche se, nelle prime battute, Ancelotti dichiarò che avrebbe cominciato “da Sarri”, cioè senza rivoluzioni. Sarà allora la stessa squadra di Sarri, ma con meno palleggio e più verticalizzazioni per il gol? In questo caso, i nuovi acquisti e gli ex titolarissimi entrerebbero nel giro delle sostituzioni in corso di partita. Modulo variabile, ecco quale sarà la vera novità di Ancelotti. De Laurentiis, da presidente attivo a Dimaro, conoscendo gli azzurri più di Ancelotti, contribuirà ad avviare il nuovo corso, mentre non è escluso un colpo di mercato prima della chiusura dei trasferimenti. Altrimenti l’unico top-player del Napoli rimarrà De Laurentiis.

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