Mercoledì 20 Giugno 2018 - 15:07

Carniti, sindacalista e grande combattente

Opinionista: 

Franco Iacono

Pierre Carniti è morto. Insieme a tanti amici comuni, perdo un riferimento ed un amico. Pierre è stato un grande sindacalista, un grande italiano, ma, soprattutto, una persona di rara sensibilità che ha arricchito coloro che lo hanno conosciuto e frequentato. Ma è stato anche un grande combattente, che mai si è tirato indietro nei momenti difficili. Ricordo ancora il suo discorso, di rara intensità, a Reggio Calabria, all’inizio degli anni ’70, pronunciato a nome di tutto il Sindacato contro la violenza fascista dei “boia chi molla” di Ciccio Franco. Così come ricordo la sua decisa presa di posizione a sostegno di Bettino Craxi, Presidente del Consiglio, sul taglio della scala mobile per fermare la inflazione galoppante e, quindi, sulla stessa barricata in occasione del referendum promosso dal Partito Comunista. Referendum vinto, insieme la “sua” CISL e la UIL di Giorgio Benvenuto, in contrapposizione alla CGIL di Luciano Lama, schierata a fianco del PCI, che sosteneva posizioni conservatrici e strumentali. Erano gli anni 1984-1985. Io lo ricorderò soprattutto come amico carissimo ed affettuoso. Lo avevo conosciuto, da vicino, nel 1989. Eletti insieme al Parlamento Europeo nelle liste del Psi, trascorremmo 5 anni, anche vicini di stanza nell’edificio di Strasburgo, intensi e produttivi. La sua presenza dava prestigio al Parlamento Europeo, alla delegazione parlamentare italiana ed al gruppo del Socialismo Europeo. Ospite, sempre disponibile, a numerosi convegni, ricordo con emozione l’incontro a Forio, era il 2001, nell’Antica Libreria Mattera, alla presentazione di un suo splendido saggio: “Era il tempo della speranza” – Edizioni Lavoro. Quella speranza, coltivata soprattutto negli anni ‘60, in un avvenire migliore per la classe lavoratrice e per i più deboli, per i quali si era sempre battuto. Una battaglia, coerente fino alla fine, che era la sua ragione di vita. Ma la speranza sarà via via delusa fino al tempo oscuro in cui viviamo, del quale parlava con grande ed ormai impotente rammarico. E quando ne parlava sembrava sempre l’antico leone. Mi resta la sua voce flebile, solo di pochi giorni fa: avrebbe voluto rivedere gli ulivi della sua casa di campagna a Massa Martana, una frazione di Todi. Ora è finito il tempo del suo dolore, vissuto con lucidità e consapevolezza commoventi: rivedrà i suoi ulivi dal “Luogo” dove il dolore fisico non ha più ragione di essere e dove la speranza potrà essere coltivata con migliore fortuna. Io, sicuramente, sarò più povero, pur nella consapevolezza di aver goduto di un grande privilegio: il suo insegnamento, la sua umanità, la sua amicizia. Riposa in pace, Pierre: non ti dimenticherò!

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