Lunedì 24 Settembre 2018 - 7:32

Compagna-Galasso confronto per il Sud

Opinionista: 

Ermanno Corsi

Dall’Istituto per gli studi storici, voluto da Benedetto Croce a palazzo Filomarino nel 1946, al meridionalismo nell’Occidente. Proposto il tema, subito il punto centrale nelle riflessioni di oltre 5 ore che hanno riempito la mattinata del 4 maggio (poche volte una così densa rievocazione di idee sul nostro recente passato e di giudizi sulla attualità che ci coinvolge non senza inquietudini): quale meridionalismo e quale Occidente. Punti di avvio e “interlocutori” più che mai “presenti” Francesco Compagna (deceduto a Capri 36 anni fa) e Giuseppe Galasso (operosamente in vita a Napoli fino al 22 febbraio scorso). Due intelligenze lucide, un liberale moderno e uno storico democratico. Di loro, dice Piero Craveri, bisogna oggi raccogliere tutti i “suggerimenti” per “ricominciare da capo”. In tutte le transizioni storiche, infatti,occorre sempre avere l’accortezza di dare un futuro al passato e un passato al futuro affinché abbia un fondamento più saldo e una prospettiva più credibile. *** UNA RIPARTENZA. La cultura risorgimentale aveva unito sia pure molto faticosamente e lasciando contrapposizioni non indolori. La prima guerra di 100 anni fa, fu ritenuta necessaria per completare l’unificazione nazionale (per la prima volta i contadini del sud insieme con gli operai del nord nelle logoranti trincee del Carso). Il fascismo crea una nuova separazione con la follia dell’imperialismo e del colonialismo. La seconda guerra pone il problema della ricostruzione morale e materiale. Se il primo meridionalismo (Giustino Fortunato) aveva raccontato le due Italie, era venuto il momento di un consistente intervento dello Stato per tentare di colmare il divario. Il nuovo meridionalismo aveva per questo il compito di indicare strategie di intervento (suggestiva l’idea guida di Compagna,“un meridionalismo di pensiero contro il meridionalismo di potere”, richiamata da Ernesto Mazzetti). *** SCELTE DOVEROSE. I limiti della civiltà contadina (di grande valore letterario le pagine di Corrado Alvaro e Rocco Scotellaro) erano apparsi in tutta la loro lacerante evidenza con le antistoriche differenze di classe, i soprusi del latifondo, l’arretratezza dei sistemi produttivi (Carlo Levi e il suo Cristo si è fermato a Eboli). Nell’affrontare le nuove sfide,mentre si avviava la riforma agraria e prendeva corpo la Cassa per l’intervento straordinario, il Mezzogiorno andava collocato nell’Europa occidentale in continuità con l’ispirazione del Risorgimento. Obiettivo: un riscatto che non affondasse il Mezzogiorno nel Mediterraneo, ma perseguito “guardando oltre le Alpi” (mai cessato l’allarme della provocatoria espressione di lord Rosebery: Napoli unica città orientale priva di un quartiere europeo). Il Sud non poteva essere un “oriente occidentalizzato”. *** CONFRONTO DI POSIZIONI. Idealità e tensioni morali richiedono strumenti per potersi affermare e agire nella concretezza della realtà. Dal 1954 si fronteggiano, con le “armi della dialettica”, due riviste di cultura politica. Prima a vedere la luce è “Cronache meridionali”, promotori Giorgio Amendola, Mario Alicata, Francesco De Martino. Espressa dal Movimento per la rinascita del Sud, ha come obiettivi la riforma agraria, il miglioramento di vita delle popolazioni, lo sviluppo di un tessuto politico e organizzativo di base. Nello stesso anno, a dicembre,vede la luce “Nord e Sud”,dal titolo di un libro di Francesco Saverio Nitti uscito nel 1900. La rivista è “figlia”, dicono Compagna e Galasso, di Mario Pannunzio che, col suo “Mondo” aveva indicato una strada nuova nel raccontare le vicende di politica, economia e cultura: rigore etico morale, senso dello Stato, un “risorgimento”che esce dai libri di storia e diventa pratica di vita. Bando alle nostalgie sanfediste e neoborboniche,impegno per un deciso allargamento nel Sud della base industriale del Paese accompagnato da un’efficiente “politica delle città”. Con le prime riforme, diceva Compagna, il Sud “era già molto più industrializzabile di prima”. *** SUDISTI AL NORD. Un risultato significativo (con Compagna e Galasso ci sono Rosario Romeo e Vittorio De Caprariis) è aver modificato il modo tradizionale, di saggistica e giornalismo, di considerare i problemi. Piero Bassetti fu uno dei politici e imprenditori che per primi compresero che l’Italia aveva bisogno del Sud come il Sud ne aveva del Nord e dell’Europa. I grandi giornali mandavano giù fior di inviati che, prima di procedere alle loro narrazioni, sentivano come un obbligo non solo professionale di passare per la Redazione e acquisire aggiornamenti sulle mutazioni in atto. In quel periodo la programmazione economica, che congiungeva geografia,storia e antropologia, non era solo una dottrina universitaria. Quando la pubblicistica non bastò, Compagna e Galasso non esitarono a percorrere la via della politica militando nelle istituzioni parlamentari e rappresentative. Ministro della Marina Mercantile, Compagna ipotizzò la vera “liberazione” del lungomare napoletano con una radicale bonifica dal Molosiglio a Mergellina; Galasso, sottosegretario ai Beni culturali, fece la legge in difesa dei territori costieri. *** TEMPI DI CONVULSIONE. Adesso Italia verde al Nord e gialla al Sud. Vincono gli “opposti populismi”. Grillo vuole l’uscita da euro ed Europa in linea con nazionalismi di varia natura. Ferito a morte,direbbe Raffaele La Capria, oggi è proprio il Sud. Cosa consiglierebbero, ci si è chiesto nella casa che fu di Benedetto Croce, Compagna e Galasso? Certamente che il Mezzogiorno non si rinchiuda nel Mediterraneo e non rinunci ad essere componente essenziale dell’Europa occidentale.   

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