Domenica 23 Luglio 2017 - 14:39

Condanniamo yahweh per omofobia

Opinionista: 

Pietro Lignola

Cari amici lettori, le cronache m’impongono, oggi, di parlarvi dei gesuiti, una Società di cui ho diretta conoscenza, avendo frequentato per otto anni, dal 1945 al 1952, la scuola media, il ginnasio e il liceo classico nel prestigioso Istituto Pontano Cariati. Ho un bel ricordo di quegli anni, nei quali ebbi come insegnanti, oltre a molti altri bravi professori sia chierici sia laici, padre Catalano (cappellano militare che ci insegnò ad amare l’italiano e la patria) e padre Germier (che del Pontano era rettore e passò poi a dirigere il Gesù Nuovo e la Compagnia a Napoli). Non erano, certo, tutte rose. Noi ragazzi evitavamo accuratamente di confessarci con un certo “padre” per evitare d’essere palpati ed io mi rifiutai di diventare scout perché, nel primo approccio con i “lupetti”, trovai incompatibile con la mia dignità di decenne la richiesta di mettermi a quattro zampe e ululare. Nel complesso, però, quei gesuiti non avevano nulla a che vedere con quelli delle stragi nel Paraguay o delle deviazioni massoniche.
Oggi, invece, mi sto facendo della Società di Gesù un’opinione un po’ diversa.
Il nuovo generale, il venezuelano Arturo Sosa Abascal (recentemente nominato da papa Francesco), messo in difficoltà dall’intervistatore con le chiare parole di Gesù sull’indissolubilità del matrimonio, ha affermato che al tempo di Gesù non c’erano i registratori e, quindi, non sappiamo se egli ha veramente detto quel che è scritto nei Vangeli. Buon per lui che non ci sia più il rogo per gli eretici, ma qui siamo oltre l’eresia: negare i Vangeli significa negare le fondamenta della religione cristiana.
Lo stesso papa Francesco, che, essendo gesuita, può agevolmente essere identificato come il “papa nero”, ultimo pontefice romano nella profezia di San Malachia, non perde mai occasione di formulare affermazioni sconvolgenti. La più incredibile è stata che “non esiste un Dio cattolico”, quasi che tutte le religioni professino i dogmi della Trinità, dell’Incarnazione e della Resurrezione (solo nell’induismo c’è qualche vaga affinità, con la Trimurti e gli Avatara) e quella conseguenziale che “tutti gli uomini sono figli di Dio”, in palese opposizione al Vangelo (Giov. I, 12), ove è scritto che “A quanti però lo hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio” (nella traduzione di S. Quasimodo: “A coloro che lo ricevettero, e sono quelli che credono nel suo nome, diede il potere di diventare Figli di Dio”).
Non posso qui indugiare in una disamina completa di queste battute (sono già stati scritti volumi sull’argomento), che richiederebbe anni di studi e la redazione di un’enciclopedia. Voglio ricordarne soltanto due, la più recente e quella che io ritengo più grave sul piano pratico.
Bergoglio è andato a Fatima per santificare i fratellini di suor Lucia e ivi ha dato definizioni della Madonna che negano aspetti mariani dalla stessa Vergine affermati (la sua intercessione che ferma la spada) e si pongono in assoluto contrasto con la devozione consolidata (leggetevi ciò che egli ha detto e ciò che è scritto nella “Supplica” alla Madonna di Pompei); è stato “cattivo” (parola sua!) con Medjugorje, trascurando il fatto che ivi le conversioni avvengono a migliaia e i fedeli sono milioni e milioni.
Tutto ciò, tuttavia, non giunge alla gravità del “Chi sono io per giudicare?”, che rinnega un’altra affermazione di Cristo, rivolta a Pietro, sul cui trono siede Francesco: “Tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli” (Mt. XVI, 17). Il giudizio che Bergoglio non vuol dare è quello sull’omosessualità, che la Chiesa ha sempre considerato peccato contro natura. La teologia della Misericordia è giusta, perché Dio perdona sempre il peccatore (pentito); non, però, il peccato in quanto tale.
Bergoglio, del resto, il mese scorso ha chiamato un altro gesuita, padre James Martin, a ricoprire il ruolo di consulente della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede. Padre Martin è noto per i “ponti” che vuole innalzare fra la Chiesa e le comunità omosessuali e per le sue prese di posizione sui cessi per omo e trans. Il 5 maggio u.s. padre Martin ha scritto su Facebook che “alcuni santi erano probabilmente gay. Una certa parte dell'umanità è gay. Anche una certa parte dei santi poteva esserlo. Potresti essere sorpreso quando in Paradiso verrai salutato da uomini e donne Lgbt".
In questo padre Martin sembra perfettamente allineato alla lobby omosessuale che vuole imporre il “gender” e perseguitare l’omofobia. Prima o poi vorranno processare Yahweh, che disse ad Abramo: “Il grido contro Sodoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è assai grave!” (Gen. XVIII, 20) e, dopo che i sodomiti ebbero tentato di stuprare i due angeli inviati a Lot, “fece piovere zolfo e fuoco” (ivi, 28) e distrusse “la valle con tutti gli abitanti e la vegetazione del suolo”.
Ditemi, amici lettori, non è omofobia questa? È arrivato, allora, il tempo di processare Yahweh!

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