Mercoledì 20 Giugno 2018 - 15:26

Confessioni farsa, cambiare la legge

Opinionista: 

Vincenzo Nardiello

Basta chiacchiere. Avete rotto. In Parlamento una maggioranza esiste già da oltre 3 mesi. E finora, per dirla con eleganza, non ha prodotto una beata mazza. Governo o no, ci sono cose che Lega e M5S se vogliono possono fare domani mattina. Per di più a costo zero. A iniziare dalla giustizia. Salvini, che su questo parla da sempre il linguaggio della chiarezza, dovrebbe sapere che ora che è ministro dell’Interno le parole, i comizi, i proclami e gli annunci non bastano più. Occorre passare ai fatti. Da sempre la Lega propone una stretta sui delinquenti; da sempre sostiene che il crimine non può essere combattuto con i guanti banchi ma che, specie con i criminali incalliti, occorre la mano pesante. Tutto giusto. Tutto sacrosanto. A patto che non restino chiacchiere al vento. Come? Ad esempio intervenendo subito su alcune norme che consentono a pluripregiudicati di camorra di commettere e reiterare reati gravissimi - a iniziare dall’omicidio - avendo la matematica certezza di scontare al massimo 30 anni (nel caso dovessero capitare proprio nel girone dei fessi). Accade oggi, infatti, che un camorrista incallito che uccida - poniamo - un rivale del clan nemico, scegliendo il rito abbreviato e dichiarandosi colpevole riesca non solo a salvarsi dall’ergastolo, ma ad ottenere anche un sostanzioso sconto di pena. Questo perché, grazie ai brillanti azzeccagarbugli che nel corso del tempo si sono occupati delle nostre leggi penali, la concessione dell’attenuante della confessione fa cadere tutte le aggravanti (eccetto quella mafiosa), comprese quelle per le circostanze più efferate come la strage, le sevizie o l’occultamento di cadavere. Nella patria del diritto, infatti, dichiararsi colpevoli conviene. Intendiamoci, colpevoli senza nemmeno la necessità del pentimento; senza neanche quelle frasi di circostanza che troppe volte condiscono con una spruzzata d’ipocrisia la dichiarazione di colpevolezza. Basta un’alzata di mano e le pene per i delinquenti si riducono. «Sono stato io, chiedo scusa», è la formula magica che sembra essere ormai sempre più in voga nelle aule di giustizia napoletane. Tanto da diventare un vero e proprio caso. Soprattutto quando in ballo ci sono omicidi di camorra e sul banco degli imputati, in processi con riti rigorosamente abbreviati, siedono pluripregiudicati con alle spalle svariate condanne per altri agguati mortali. Gente che meriterebbe d’essere chiusa in cella per poi buttare via la chiave, ma che la giustizia italiana è invece pronta a “premiare” a fronte di un’alzata di mano e di un’ammissione farsa che, di fatto, impedisce una punizione giusta e proporzionata alla gravità dei reati commessi. In pratica un patteggiamento camuffato. È un problema di norme, certo, ma anche di applicazione delle stesse. Otto anni fa, ad esempio, con sentenza numero 24504, la Cassazione stabilì che se la confessione è chiaramente frutto di un «calcolo defensionale » anziché indice di sincero ravvedimento, allora la condanna per omicidio deve avvenire senza l’applicazione delle attenuanti generiche. D’accordo, quella decisione non fu assunta a Sezioni Unite, tuttavia la sentenza esiste e rappresenta un precedente. Ma evidentemente ciò non basta ad evitare che accadano porcherie come quelle che abbiamo raccontato nell’edizione di ieri del nostro giornale. A dimostrazione che la giustizia è un casino, dove la certezza del diritto è il miraggio dei citrulli. Ecco perché è necessario intervenire anche per ridurre i margini di discrezionalità nell’applicazione delle leggi. Altrimenti continueremo ad assistere all’indecenza di una legislazione che premia chi i delitti li commette e castiga chi li subisce. Per un provvedimento sacrosanto non c’è bisogno che si muova il Governo. La maggioranza, se vuole, può farlo da sola. Questo sì che sarebbe un bel segnale di cambiamento.

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