Lunedì 24 Settembre 2018 - 7:34

Costituzione materiale e potenza dei magistrati

Opinionista: 

Orazio Abbamonte

Prima che Silvio Berlusconi ottenesse la riabilitazione grazie alla quale è diventato nuovamente cittadino di pieno diritto, e soprattutto grazie alla quale può nuovamente proporsi agli elettori nelle prossime consultazioni elettorali, le cose stavano ad un dipresso così. Debole elemento della coalizione, sia per la propria inabilitazione, sia per i (conseguenti) magri risultati nel voto, sia per motivi anagrafici (l’unica, immutata condizione), Berlusconi aveva dovuto deglutire, di molta malavoglia, l’ipotesi del governo Lega-Cinquestelle. Ma poiché la cosa è ontologicamente contro la sua natura, l’aveva fatto, appunto, di molta malavoglia ed assai recalcitrando. La dichiarazione dal sen sfuggita sul pericolo della patrimoniale, è stata eloquente testimonianza del proprio stato d’animo. Per parte sua Matteo Salvini, tenendo a freno il suo molto irruente carattere, stava facendo buon viso a cattivo gioco. Suppongo abbia pensato che fosse per lui molto conveniente presentarsi alla trattativa con il cosiddetto capo politico del M5S, forte d’una coalizione forte del 38% dei voti. È ovvio che, trattando da questa piattaforma, il suo peso politico sarebbe stato ben diverso da quello d’un partito che a malapena raggiunge il 16% dei consensi e che, senza l’alleanza con il vituperato Berlusconi, presumibilmente nemmeno quella percentuale avrebbe guadagnato. Poi – sempre suppongo – avrà pensato che, acquisito il proprio peso nel Governo, con posti di vice premier, ministri e sottosegretari proporzionati (e con un premier più o meno afono – incredibili equilibrismi italiani) avrebbe potuto salutare la coalizione, se necessario. In genere, e soprattutto nel Belpaese, quando si è al governo, ci si fanno parecchi nemici nell’elettorato ma molti amici nell’apparato. Il fenomeno, già serpeggiante, dei ‘responsabili’, è un ossimoro che solo dalle nostre parti riesce a trovare il suo spazio politico. Insomma, io credo, questo homo novus, che par s’intenda al volo con l’altro homo novus Di Maio, avrà studiato la sua tattica confrontandosi con gli strateghi che l’affiancano, e non è improbabile abbia concepito questo elevato programma. Ma la costituzione materiale è costituzione materiale. Tutto quel che è scritto nelle norme finisce come polvere al vento se il quadro politico muta. Ed il quadro mi pare sia notevolmente mutato, paradossalmente grazie ad un provvedimento dei giudici che hanno riabilitato colui che avevano discreditato ed inabilitato (potenza della Magistratura). Non sappiamo sei i processi Ruby ter e quater rivolteranno nuovamente gli equilibri del triste Paese. Sono miserie italiane, che ci porteremo dietro sino a quando non saranno realizzate riforme strutturali: le quali non riguardano solo i fondamentali economici, ma anche quelli della civiltà giuridica. Allo stato comunque Berlusconi è assai più forte di pria e può condizionare ben diversamente il quadro politico. Anche perché molti dei suoi poco fedeli seguaci, che fino a poco fa eran pronti a salpare verso gli approdi del leader leghista, oggi staranno riflettendo diversamente e non mancheranno in profferte d’assoluta fedeltà. Che vuol dire prospettive rosee per possibili elezioni anticipate, che porterebbero in Parlamento una rappresentanza di Forza Italia – se ne può esser certi – assai più nutrita dell’attuale: e non è difficile immaginare la sequela di conseguenze. Sullo sfondo c’è il Presidente della Repubblica. Ma questo è il problema della costituzione materiale. Se la politica acquista forza, egli ritorna mero notaio, funzione che mi pare si confaccia all’attuale inquilino. Se la politica è debole, supplisce l’istituzione presidenziale. In effetti a questo serve l’istituzione: a garantire un certo margine di continuità. Nel quadro attuale, abbastanza deprimente, è un dato che l’unica vera personalità capace di spessore politico – discutibile, ma pur sempre spessore – è Berlusconi. Dell’onorevole Di Maio è inutile anche parlare, tal è la sua vaghezza di contenuti, di legittimazione, d’autorevolezza; il senatore Salvini ha potuto profittare della grave depressione del vero leader del centrodestra. Ma ora? Ora tutto è diverso e davvero è difficile prevedere cosa accadrà. Perché questa è la peculiarità della dimensione del potere: non si presta a rigidi inquadramenti – non sarebbe altrimenti potere. Non si lascia teorizzare più di tanto. E soprattutto in società complesse come le attuali – dove non esiste un unico centro, ma molteplici polarità – tutto può facilmente mutare. In modo particolare dove – come da noi – le istituzioni non sono nel cuore di nessuno e da tanti anni. Male ha fatto il Presidente Mattarella, credo, a citare Luigi Einaudi, per sostenere che la Presidenza della Repubblica ha le sue prerogative. Se ci fu un Presidente che diede un’impronta di debolezza alla Presidenza, quello fu Einaudi, prono ad ogni volere del capo del Governo Alcide De Gasperi: anche perché, com’è noto, desiderava la propria rielezione. E fu un imprinting che ha lasciato indelebili tracce.

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