Lunedì 18 Giugno 2018 - 19:11

D’Alema “rottamato” dal “suo” popolo

Opinionista: 

Franco Iacono

Il “lider maximo” non poteva essere “rottamato”. Solo il popolo, il “suo” popolo, quello del Salento, quello che gli aveva “chiesto” di rappresentarlo ancora una volta in Parlamento, lo poteva mandare a casa. Definitivamente. E così è stato. E che ora possa avere pace, “placato” dal verdetto di libere elezioni. Lui che ha fatto, e disfatto, governi e partiti, ora può guardare al suo passato con serena consapevolezza: non è stato un “normale” segretario di partito, un Renzi “qualsiasi“ che, proprio contemporaneamente a lui, subisce la più clamorosa delle sconfitte, ad aver deciso di porre fine alla sua parabola. Solo il popolo sovrano poteva permettersi questo giudizio inappellabile. Ed ha emesso la sua sentenza, relegandolo ad un mortificante 3,9%. Come Napoleone a Sant’Elena, se mi è consentita l’iperbole esagerata, “rivedrà” le immagini dei suoi trionfi e delle sue cadute, riascolterà il tono sferzante della sua iattanza, ma non troverà Alessandro Manzoni a descriverne i momenti supremi. Solo qualche cronista, o qualche psicanalista, si “divertirà” a descriverne lo stato d’animo colmo di rabbia impotente. E di cocente delusione. E così sia. L’Amore. Nerina ed Aberto, nella nebbia di Rovigo, li avevano messi al mondo, ma non erano riusciti ad assicurare loro una vita normale. Così, lei aveva tentato il suicidio. Ed un giudice, non si sa se pietoso o crudele, decise che i bambini dovevano essere adottati. Così, per loro, nuove famiglie, nuovi percorsi, futuri diversi. Non si erano più visti. Nerina ed Alberto erano morti. La sorella più piccola, Annalisa, utilizzando gli strumenti moderni dei social e la trasmissione “Chi l’ha visto” è riuscita a ritrovare i suoi fratelli e le sue sorelle. Pochi giorni fa si sono rivisti, si sono incontrati, hanno faticato forse a “riconoscersi”. Hanno portato nel loro incontro, al quale si erano preparati con emozione e qualche preoccupazione, i loro ricordi sbiaditi, le loro storie, le loro esperienze, i loro rimpianti. Li ha uniti certamente l’Amore, il richiamo di questo grande valore, l’Amore, sempre meno “praticato”. È Amore fra di loro, l’Amore verso i loro genitori che non hanno avuto La gioia di godere del loro amore di figli. Una bella storia carica di umanità e di solidarietà con un forte anelito di famiglia. La Prima Repubblica. Mai, nella mia lunga esperienza ho definito “sovrano il popolo” quando decretava il successo del mio partito, e più modestamente, anche il mio. E non l’ho definito “bue” quando invece decretava la sconfitta della mia parte e la mia. Il 4 di marzo il popolo davvero sovrano ha emesso, assumendosene la piena responsabilità, il suo verdetto, seppellendo la cosiddetta Seconda Repubblica, che mai era veramente nata, ed i suoi protagonisti, incapaci di darvi forma e corpo. Loro che avevano dileggiato e distrutto la Prima Repubblica, figlia della Resistenza, dei Padri della Patria, che avevano cacciato Casa Savoia complice del Fascismo, dato vita alla Repubblica, alla Costituzione. La Prima Repubblica, quella del miracolo economico italiano, “costruito” dopo la catastrofe della guerra, con la fatica di milioni di famiglie “formiche”; quella che aveva portato l’Italia ad essere la quinta potenza economica del mondo, dopo aver contribuito, da protagonista, a costruire l’Europa Unita, nel segno di Altiero Spinelli e del Manifesto di Ventotene. Quella che “viveva”, al netto di contraddizioni sul versante della pubblica moralità e del rispetto della legalità, della democrazia dei partiti, protagonisti autentici della politica ispirata a valori e ad ideali. Ora tutto è in discussione, tutto appare incerto, l’orizzonte di un tempo nuovo è ancora lontano. Così è se vi pare. Ci ammonisce Luigi Pirandello.

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