Lunedì 20 Novembre 2017 - 18:37

Demagogia, malattia della democrazia

Opinionista: 

Orazio Abbamonte

Non v’è dubbio che quando in un Paese la demagogia prende il sopravvento, e sta accadendo qui da noi, sostituendosi ad ogni altra forma di ricerca del consenso, è improbabile s’assumano corrette decisioni. E si va allo sbando Non è un caso che Platone, il primo scienziato della politica in Occidente, avesse notoriamente teorizzato che la malattia della democrazia è proprio la demagogia. Perché la demagogia si produce quando nella scelta delle soluzioni, i detentori del potere non seguono più criteri razionali e fondati su appropriate competenze, ma si lasciano guidare “da ciò che piace ai più”. E non solo: perché ciò che piace ai più, non è ciò che i più preferiscono per essersi consapevolmente determinati nelle loro scelte: stimando razionalmente i pro ed i contro; ma è ciò di cui sono andati convincendosi, grazie alla subdola azione di formazioni politiche che hanno rappresentato come possibile la via più breve e sbrigativa, quella che – pur irta di contraddizioni ed irrealizzabile nella realtà – appare drastica e risolutiva a chi problemi non si pone e si lascia guidare da primordiali e sempre presenti istinti d’aggressività e di difesa dei propri più immediati interessi. Insomma, da ciò che precede la socialità o, al massimo, è alla base delle sue originarie forme animali. L’Italia, visibilmente, si trova nella deplorevole condizione di cui sopra. La vicenda della riforma del regime giuridico della legittima difesa, ne è ennesima dimostrazione. Sono giorni che s’ironizza sulla disciplina, perché consentirebbe di difendersi nella proprietà abitazione solo se il malvivente vi s’introduca di notte e non anche di giorno. E si straparla, dicendo che la legge non stabilisce cosa sia la notte e cosa il giorno. Ovviamente, si dicono falsità pure, che qualsiasi giurista di buona fede potrebbe contrastare seriamente, mentre ciò non accade e gli argomenti continuano a scorribandare demagogicamente – vale a dire per solleticare ampie fasce di “duri” sprovveduti. A parte che non è vero ci si possa difendere solo di notte, nel codice penale esiste sin dal 1930 la circostanza aggravante comune di cui all’art. 61 n° 6, in forza della quale il reato commesso in tempo di notte (sfruttando cioè circostanze favorevoli al reo e sfavorevoli alla vittima) è punita più gravemente. E ciò per evidenti ragioni di fenomenologia del crimine. Nessuno se n’era mai sino ad oggi lamentato e la norma è stata plurime volte applicata dalla giurisprudenza. Quindi siamo sorprendentemente riusciti a distinguere il giorno dalla notte, ed agevolmente per quasi un secolo (e forse da quando l’uomo ha avuto uso di ragione). Altro esempio. Si vorrebbe che la legge consentisse alla vittima d’uccidere liberamente l’intruso, senza che vi sia alcuna indagine da parte della magistratura, e ciò in ogni caso. Si vuole cioè eliminare l’interpretazione – che è il compito di ricostruire i fatti ed il significato della legge, perché possa volta a volta realizzarsi l’applicazione della seconda ai primi – e far sì che la causa di non punibilità (legittima difesa) operi automaticamente. Altra corbelleria grande quanto un intero Palazzo di giustizia. Questo semplicemente non è possibile, per ragioni che è anche banale dirsi. Perché senza un minimo di proporzione tra l’azione e la reazione, le proprietà private potrebbero trasformarsi in territorio fuori della portata della legge e prestarsi ad ogni possibile abuso. Il che, oltre che non auspicabile, snaturerebbe la legittima difesa – che appunto difesa deve rimanere – e sarebbe quantomeno contrario, non tanto all’attuale Costituzione quanto piuttosto ai principi fondamentali dello Stato fondato sul diritto. Son cose, si diceva, davvero basilari; eppure anche persone competenti si lasciano irretire in assurdità, che riempiono per giorni un insulso dibattito; per non dire della politica. Mentre sarebbe facile parlar chiaro e zittire i demagoghi. Quel che però non è possibile più di fare, quando impera la demagogia, perché in questo caso nessuno ha il coraggio di contraddire il demagogo, creduto potente, temendo di perder la presa sui più, ormai frastornati e strumentalizzati da aizza piazze e loro seguaci. È una situazione sulla quale è difficile introdurre correttivi efficaci, perché sarebbe necessaria grande autorevolezza e pure autorità del decidere. La prima, all’orizzonte non sembra manifestarsi, ché anzi autentici analfabeti van per la maggiore; la seconda, nel nostro Paese è sepolta da tempo e l’esito referendario ha coronato la cerimonia apponendo una pesante lapide marmorea. Sicuro è però che sotto simili guide è molto difficile s’inseguano obiettivi quanto meno coerenti con gli scopi dichiarati.

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