Mercoledì 12 Dicembre 2018 - 15:30

E c’è il napoletano che tifa per la Juve

Opinionista: 

Pasquale Clemente

La condizione sociologica di una grande città come Napoli, da sempre spolpata e sfruttata (vedi i casi Sme, Banco di Napoli, Alenia, Ansaldo) in ambito nazionale, farebbe pensare che non sia una città colonizzata. In fondo è lo stesso Paese. Invece lo è, e il fatto stesso che lo sfruttamento avvenga nella stessa Nazione indica le difficoltà a rendersi conto della sua condizione. Solo una élite intellettuale ha presente il problema. Il processo di decolonizzazione è lungo, uno degli ostacoli è rappresentato dal fatto che gli stessi media spingono per annullare il problema. La strada è impervia. Cosa c'entra il calcio? Il tifo? Uno degli aspetti caratteristici del colonizzato, secondo diversi manuali francesi di sociologia, è che tale soggetto vive, lavora e pensa secondo logiche del potere centrale, del potere che si irradia dai centri dominanti, in questi casi Milano, Roma, Torino, il Governo, i mezzi principali di informazione. Napoli per questa vulgata dominatrice è una città di serie B, da utilizzare come serbatoio di manodopera intellettuale e non (80mila meridionali ogni anno emigrano per produrre per la Padania), una città subordinata, da sfruttare e distruggere fino alla fine (è una logica coloniale), con una cultura che non può dirigere, con una storia dell'arte che va affossata (Unicredit porta via il Martirio di Sant'Orsola a Milano per sei mesi, tra il silenzio delle élite), il Rinascimento nasce a Napoli ma nei libri di storia è di Firenze. Ecco il tifoso di Napoli che tifa per il Nord. Un soggetto debole culturalmente, non ha importanza se professionista o meno, con difese culturali inesistenti, che non conosce né la colonizzazione né la decolonizzazione, abituato da piccolo a vivere nel culto dei soggetti dominanti, deformato dal lavaggio del cervello operato dai centri di cultura (anche sportiva) plasmati dai centri di potere del Nord; questa condizione psicologica nel calcio si materializza nell'amore per le squadre del Nord che vincono, in contrapposizione alla propria squadra, che esprime la povertà, la subordinazione e l'emarginazione della propria città o del proprio territorio. Il napoletano che tifa Juve lo fa perché loro sono i più belli, i più forti, i più ricchi, che poi “comprino” qualche scudetto o abbiano da sempre in mano il settore arbitrale, ebbene è irrilevante. E a tal proposito, in merito al nostro titolo di ieri sulla “Rubentus”, va chiarito che si trattava solo di una provocazione sportiva, esclusivamente sportiva, per far discutere i tifosi, i nostri lettori, sul tema di stretta attualità: Var sì, Var no! Un affresco del genere, comunque, quando ci si addentra in argomenti di tal fatta, rischia di descrivere particolari sempre più tecnici, in maniera sommaria e superficiale. Vogliamo assicurare che tifare per una città del Nord Italia è argomento da sociologia, e le invettive, che la genia colonizzata utilizza, sono il frutto di una Nazione, almeno la parte ricca, che chiagne e fotte e brutalizza Napoli ogni istante, anche nello sport (ma poi nella politica chiede i voti con Lega Nord: è lo stesso fenomeno).

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