Venerdì 19 Ottobre 2018 - 2:41

Il mondo cattolico argine al razzismo

Opinionista: 

Giuseppe Cacciatore

Nell’attesa che la sinistra e, in generale, l’opposizione democratica si risveglino dal loro lungo letargo e riprendano conoscenza dopo la terribile batosta delle elezioni del 4 marzo, allo smarrito e preoccupato spettatore della pericolosa china sovranista, razzista e antieuropea lungo la quale sta velocemente scivolando il nostro paese, non resta che affidarsi alle coraggiose prese di posizione del mondo cattolico. La plastica descrizione di questa inedita situazione è lo sventolio, durante il dibattito parlamentare, di copie di “Famiglia Cristiana” da parte dei deputati del PD. Vale la pena, allora, andare al di là degli slogan e degli effetti propagandistici che durano lo spazio di un mattino. In verità, alle spalle di quest’ultima esternazione sul tema dell'immigrazione e dell'accoglienza, vi è una lunga serie di prese di posizione, a partire da quelle ben note di Papa Francesco, sicuramente caratterizzate da un tono duro e privo di paraventi diplomatici. Si ha l’impressione che la lotta contro le politiche della destra populistica e antiparlamentare venga condotta non dalla sinistra moderata, non dal PD che appare ancora suonato e balbettante dopo la sberla del 4 marzo e per ora neanche dalle forze alla sua sinistra perennemente divise in tanti piccoli rivoli e incapaci di dar vita a un credibile partito socialista e democratico. Si fa strada, invece, un coagulo di soggetti, di gruppi, di associazioni, di sigle sindacali, di intellettuali, di frange studentesche, di giornali di antica tradizione laica e democratica come “Repubblica” e “L’Espresso o di sinistra comunista come “Il Manifesto” e, in prima linea, di movimenti provenienti dal mondo cattolico. Penso al recente intervento del presidente della Comunità di S. Egidio sull’“Avvenire”, il giornale dei vescovi italiani, in difesa della minoranza rom e sinti da tempo insediata nel nostro paese e volgarmente fatta segno di infami dichiarazioni razziste da parte del ministro degli interni. E penso ancora all’articolo del direttore di “Civiltà Cattolica” Spadaro, che ha così contestato la folclorica e purtroppo rivelatrice proposta xenofoba di Salvini – che purtroppo mostra di non sapere che decine di migliaia di rom furono sterminati da Hitler e dai suoi alleati fascisti in Europa - di mettere il crocifisso nei porti. «Usare il Crocifisso come un Big Jim qualunque è blasfemo. La croce è segno di protesta contro peccato, violenza, ingiustizia e morte» Eppure la Chiesa e le sue istituzioni dovrebbero e potrebbero fare di più. Non basta il periodico monito papale e il suo appello alle parrocchie ad accogliere famiglie di migranti è restato in buona parte inascoltato come ha dichiarato recentemente Alex Zanotelli della comunità missionaria dei comboniani. Bisogna che le dure e severe parole di Francesco abbiano una coerente e convinta applicazione quotidiana: nei luoghi di lavoro, nelle scuole e negli ospedali, nelle città e nei paesi, tra la gente che si incontra nella vita quotidiana e soprattutto nei porti italiani dove arriva questa umanità dolente, bisognosa di accoglienza, amore e fratellanza. Già, fratellanza, cioè quel vecchio terzo termine della famosa triade nata dalla rivoluzione francese, che resta, malgrado le non poche smentite della storia, la fiaccola del vero umanesimo dell’altro uomo come diceva il grande filosofo Lévinas.

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