Martedì 25 Settembre 2018 - 14:39

Il nuovo portolano politico al Meridione

Opinionista: 

Giuseppe Scalera

Il nuovo portolano della politica nel Mezzogiorno disegna nuove mappe e scenari assolutamente inediti. Il successo dei 5 Stelle è fragoroso, oggettivamente
inatteso sul piano dei numeri. In un lontanissimo passato, solo la Democrazia Cristiana aveva sfiorato nel Sud il 50% ma la formula elettorale di allora non le aveva consentito il grande slam. Nell’occasione, invece, gli uomini di Grillo raccolgono seggi a piene mani e rispediscono nell’angolo le forze europeiste, conservatrici e tradizionali. La formula legata al Rosatellum doveva condizionarli. Senza reali personalità locali avrebbero avuto maggiore difficoltà nell’ intercettare i voti di un elettorato come quello meridionale, spesso fidelizzato alle sue storie locali. E mentre Grillo si defilava, molti commentatori politici hanno definito maldestra l’operazione di portare anticipatamente al Presidente della Repubblica la lista dei ministri pentastellati. Alla fine anche Renzi ha riconosciuto l’intelligenza di un’idea che ha catalizzato, fino al giorno del voto, le telecamere su di loro. E grazie allo straordinario risultato del Sud e della Campania, i 5 Stelle hanno recuperato una nuova centralità politica che li pone oggi al centro del sistema istituzionale italiano. Ma c’è una svolta storica anche nel centrodestra. Dopo più di 20 anni, Berlusconi perde oggettivamente la leadership della coalizione e la consegna nelle mani della Lega. Sono finiti i tempi dei cespugli da premiare con qualche spazio di governo e qualche pacca sulle spalle. Ora è Salvini che dà le carte e il rammarico di Forza Italia è palese. Il Cavaliere, in effetti, si è battuto bene, ha fatto oggettivamente quel che ha potuto, riproponendo i suoi antichi riti televisivi, la firma accanto alla solita scrivania di ciliegio di Bruno Vespa, le promesse ribadite con il solito rullare di tamburi. Ma non poteva avere i numeri per reggere una sfida così delicata, almeno per due motivi. Primo: in campo aveva una squadra di scarso peso, nella quale poche personalità avevano realmente un consenso ed una presa reale sull’elettorato. Secondo: Forza Italia ha raggiunto i suoi livelli più alti quando si è proposta come forza antisistema. Oggi, dopo lunghi anni di governo, è stata percepita come una formazione neoconservatrice e il voto di protesta, nella destra, si è incanalato automaticamente verso la Lega, portando al logico sorpasso. Stupisce, oggettivamente, il crollo registrato dal Pd nel Sud e in Campania. Lo stesso De Luca si è reso protagonista di una sconfitta assolutamente inattesa, nonostante le difficoltà crescenti di questa campagna elettorale. Non vedere, tra l’altro, il figlio in Parlamento è uno schiaffo che fa il paio solo con l’affondamento di illustri ministri quali Franceschini, Minniti e la Fedeli. È un Partito Democratico alle prese con una profonda mutazione genetica, nella quale solo due uomini come Gentiloni e Veltroni appaiono in grado di riprendere il timone e di scrivere nuove pagine del giornale di bordo.  

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