Martedì 23 Ottobre 2018 - 8:56

Il Sud non farà sconti al nuovo leader Salvini

Opinionista: 

Amedeo Laboccetta

Bisogna riconoscere che Salvini si è mosso da leader. Non ha fatto prevalere gli interessi di partito ma quelli della comunità nazionale. Poteva portarci alle elezioni, e con grande probabilità fare cappotto. Superare anche i 5 Stelle. Ha preferito far nascere un Governo, anche perché ha capito che gli italiani cominciavano ad esser stanchi di un tira e molla che rischiava di lacerare ulteriormente i nostri apparati produttivi. Ha saputo mediare, smussare gli angoli, abbassare i toni senza rinunciare alla presenza nell'Esecutivo dell'ottimo professor Savona. Ha suscitato grandi aspettative. Una Nuova Destra guarda a lui, ma è tutta da costruire ed il Governo ne sarà il banco di prova. Vedremo se da leader diventerà statista. Ma il Sud, lo tenga bene a mente, non gli farà sconti. E lo metterà subito alla prova. Non basta certo un ministero con la denominazione Sud per darci un contentino. Fumo negli occhi che provoca gravi disturbi. E che offende un popolo con una grande storia alle spalle. Roberto Maroni quando ricoprì l'incarico di ministro dell’Interno raggiunse grandi risultati. Non solo perché durante la sua gestione furono catturati e assicurati alla giustizia grandissimi criminali, da anni latitanti. Un record assoluto. Tanti imprenditori e cittadini del Mezzogiorno videro con soddisfazione iniziative concrete nello scioglimento di quei Comuni infiltrati dalle mafie e dalle camorre. Il taglieggiamento prese una bella botta. Le diseconomie esterne furono pesantemente ridotte. Ma dai governi Monti a seguire nuove holding criminali hanno aggredito il Sud ed il ceto politico nei nostri territori ha prodotto vasta mediocrità. Se nel Paese la politica è andata in esilio, nel Sud il fenomeno ha raggiunto picchi veramente preoccupanti. Ma Salvini ha anche il dovere di bloccare quella devastante e pericolosa logica grillina che vorrebbe praticare scientificamente nel Mezzogiorno un nuovo assistenzialismo elevato a sistema. Il vero banco di prova per Matteo Salvini sarà proprio la questione meridionale. Esiste un Sud positivo, non questuante, protagonista e non suddito. Che pretende rispetto e formula proposte. Con il quale è doveroso aprire un serio confronto. Con Renzi e Gentiloni non è stato possibile. Un Sud che non si è arreso e che non è partito per altri lidi. Un Sud che non vuole la mancia. E che ha finalmente capito che bisogna fare gioco di squadra. Un Sud che non è disposto a farsi colonizzare. È ricco di intelligenze, energie, professionalità e di cultura. Sbaglia di grosso chi pensa di sbarcare nelle nostre terre per procedere all'espropriazione di una identità. I tanti cespugli che fino ad ieri si son mossi per parti separate stanno provando a far nascere insieme una nuova solida casa, con fondamenta profonde e con radici di qualità. Un progetto Polo Sud sta crescendo giorno dopo giorno. Salvini, e tutto l'Esecutivo dovranno tenerne conto. Siamo pronti al confronto da Napoli, che resta una grande Capitale, seppure affidata, ancora per poco, nelle mani di un demagogo e mezzo istrione. Già prima della cosiddetta pausa estiva vorremmo poter discutere, alla luce del sole, con un leader che potrà, se non sbaglia passi, diventare statista. Al Sud di chiacchiere ne abbiamo ascoltate sin troppe.   

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