Venerdì 17 Agosto 2018 - 0:08

La bellezza uccisa e la bellezza che salva

Opinionista: 

Simonetta Fascetti

In risposta e come precisazione a quanto affermato nell’articolo del “Roma” di venerdì, l’abbattimento degli alberi presenti sulla superficie di quello che resta del lussureggiante ed esotico giardino del litorale di Posillipo, su area demaniale, di fronte alla proprietà Romeo, si configura come un atto di estrema ed inutile brutalità perpetrato in nome di un “ripristino dei luoghi” che, diversamente da come dovrebbe accadere, in questo caso porterà dopo la distruzione, solo degrado e abbandono. Fin dal mese di marzo 2018, incaricata di una perizia tecnica, ho seguito l’evolversi di questa vicenda in cui, sulla base del rilevante valore scientifico, estetico e paesaggistico, si poteva ben sperare sulla conservazione in situ del patrimonio botanico del giardino di Posillipo Sotto la mia responsabilità e a seguito dei sopralluoghi e delle perizie tecniche e delle osservazioni effettuate fino a questi ultimi giorni e sostenute da una ricca documentazione fotografica, posso affermare che tutte le piante del giardino (oltre 60 specie, presenti spesso in più esemplari) si presentavano in ottimo stato di vitalità, in fioritura e fruttificazione. Le piante arboree ed arbustive ancora in situ sono in ottimo stato di conservazione, non deperienti e non mostrano alcun segno di instabilità o di seccume dei rami che si presentano abbondantemente ricoperti di fogliame, come si può osservare perfino negli esemplari di casuarina e jacaranda che giacciono a terra appena abbattuti e tagliuzzati in tronchetti dalle motoseghe. Nulla giustifica l’abbattimento di questi alberi in ragione di “precarie condizioni” che non sono assolutamente manifeste né nelle condizioni fitosanitarie delle piante né tantomeno nella stabilità degli esemplari arborei. Pertanto, di fatto si sta procedendo non solo alla distruzione del giardino, ma anche alla eliminazione fisica per abbattimento delle piante superstiti, alberi e arbusti di notevoli dimensioni che sono assolutamente inamovibili ed intrasportabili. Appare evidente quanto tanto scempio ed inutile accanimento distruttivo siano assolutamente incompatibili con qualunque “Progetto” di riqualificazione ambientale del litorale e di conservazione e valorizzazione per finalità scientifiche, culturali, didattiche e di fruizione ricreativa delle piante del giardino. Che fine ha fatto questo “Progetto” che pure all’inizio di questa vicenda era stato portato a mitigazione dell’incombente distruzione? Come sarà possibile attuarlo? Visto che il principale attore, il giardino con le sue preziose piante, non è stato minimamente tutelato e rispettato, né nella sua straordinaria unicità e bellezza, né tantomeno nelle singole piante oggetto di brutale aggressione, smembramento, separazione ed infine abbattimento con le motoseghe? La delusione e la tristezza con la quale osserviamo la distruzione del giardino di Posillipo, malgrado le molteplici e concrete ragioni apportate a sostegno della sua conservazione (vedi Relazione Tecnico-Descrittiva marzo 2018, nota 3 giugno 2018, nota 25 luglio 2018) sono il duro contraccolpo all’umana ricerca della perfezione e del benessere dell’anima. Ma nonostante questo ancora crediamo che “la bellezza del mondo ha due tagli, uno di gioia, l’altro d’angoscia, e taglia in due il cuore”, ma che ciononostante, se qualcosa ci salverà, sarà proprio la bellezza” (H. Humphreys, 2009. Il giardino perduto).     

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