Sabato 15 Dicembre 2018 - 12:57

La forza di una panchina che permette a Carlo di stare dietro ad Allegri

Opinionista: 

Italo Cucci

Per fortuna c’è il Napoli. Che vince e sta alle costole della SuperJuve. Per fortuna c’è il Napoli che si accontenta anche di vincere 2-0 sprecando e rischiando mentre Allegri s’incavola se i suoi non ne fanno almeno tre: sembrano fiorentini, come ha detto a Bernardeschi. Per fortuna c’è lotta, sennò noi dei giornali finiamo tutti ai giardinetti a parlare del calcio che fu. Allegri e Ancelotti ci vogliono bene: si sono passati il compito. Max ha detto a Carlo «Con Ronaldo ci vedono in tutto il mondo e ho bisogno di esibire un po’ di bel gioco»; e Carlo «Max fai pure, io ho bisogno di punti, qui di bel calcio senza vincere se n’è visto anche troppo». Chi era a Udine sembrava fosse a Medjugorie, la Juve è parsa bella e emozionante come un miracolo mariano. A Napoli Ancelotti ha ormai sostituito San Gennaro, entra Ounas e in due minuti segna seminando il panico fra gli ipercritici che lo dicevano inutile; poi rientra Insigne e fa un capolavoro dei suoi non per aggiungere un ghiribizzo all’esibizione ma per spegnere le brame del Sassuolo che in un quarto d’ora ha sbagliato due gol. Vogliamo parlare di bellezza utile o pratica? Quella di Sarri era platonica, serviva a sognare, non a vincere. Mi vien da trattare Ancelotti da vecchio maestro e insieme da ridere: non posso dimenticare che l’ho conosciuto ragazzo e adesso mi sembra l’edizione Duemila ( o 4.0?) del patron Rocco, che gigioneggiava da vilain e invece era un raffinato (lo scoprii vedendo come sapeva scegliere il vino e gli interlocutori). E dunque possiamo ancora sperare in un bel campionato che va recuperando Milano, piazza essenziale per lo spettacolo: dove non arriva Gattuso, non proprio raffinato, arriva il Pipita che per me è ancora il miglior giocatore del campionato. Insieme a Insigne e al nascente Bernardeschi. Mi dico, troppo tardi, che se Higuaìn fosse rimasto a Napoli ad aspettare Lorenzinho lo scudetto sarebbe tornato a rifulgere in testa al Vesuvio. Registro con piacere anche una svolta intelligente dal punto di vista tattico. E se piace a me vuol dire che finalmente si sa difendere. Una svolta storica firmata da Giampaolo, il più zemaniano mai vincente che ha realizzato alla Samp la miglior difesa del campionato, un’arma che secondo gli incompetenti nega il Giuoco mentre vedi a Bergamo - e ormai su tanti campi - il figlio della Difesa: il contropiede. Vi dico ancora di Ancelotti, per evitare confusione: se al San Paolo restano in panchina pesi massimi (tecnici) come Allan e Insigne non è banale turnover bensarriano ma la conferma che Ancelotti sta attrezzando una squadra di almeno sedici/diciotto giocatori. E se vuoi sapere quanto vale Ounas, fallo titolare. Allan è italiano? Mancio, prendilo al volo. Lo fanno i tedeschi, i francesi, ormai tutti, facciamolo anche noi l’oriundo.

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