Venerdì 26 Maggio 2017 - 20:55

La mossa tedesca che inguaia l’Italia

Opinionista: 

Vincenzo Nardiello

Passata la sbornia per il fighetto francese? Non ancora? Beh, allora sarà meglio che vi sbrighiate, perché la vittoria di Macron non promette nulla di buono. Molti pensano che il nuovo inquilino dell’Eliseo possa allearsi con l’Italia per costringere la Germania a fare concessioni in sede Ue. Ma che ciò accada sul serio appare a dir poco improbabile. La Francia continuerà a fare ciò che ha sempre fatto: perseguire l’interesse nazionale. Che per Parigi vuol dire rafforzare l’intesa con Berlino al fine di ottenere un trattamento privilegiato. L’economia d’Oltralpe resta in stagnazione: a Macron farà molto comodo poter continuare a violare impunemente le regole europee del bilancio statale come avviene da anni. Quelle stesse regole che, invece, vengono draconianamente imposte alle Nazioni del Sud Europa. Naturalmente Macron non si scoprirà subito. Prima - d’accordo con Berlino - farà un po’ di voce grossa in vista del voto per le legislative di giugno. Non solo. C’è da chiedersi quale sarà l’atteggiamento della Francia nei confronti della nuova proposta - molto punitiva per l’Italia - che il ministro delle Finanze tedesco ha voluto rilanciare appena tre giorni fa. Ci ha pensato lui, Schauble il terribile, a riportare tutti i tronfi macronisti de noantri con i piedi per terra. Disegnando sulle colonne di “Repubblica” come sarà l’Europa che verrà, Schauble ha detto che «un'altra cosa che va fatta, con cautela, è riconoscere la non neutralità dei titoli di Stato». Parole esplosive. Che, ovviamente, sono passate sotto silenzio. D’altra parte, i nostri politici sono in tutt’altre faccende affaccendati. Per esempio sono impegnati a litigare sulla legge elettorale, ognuno sulla base delle proprie convenienze. Cose molto serie. Al punto che nessuno di loro, a iniziare dal premier, ha avuto il tempo (e la voglia) di replicare alle affermazioni del ministro tedesco. Eppure quelle dichiarazioni, se diventassero realtà, porterebbero l’Italia dritto nel baratro. I titoli di Stato sono oggi praticamente a rischio zero. A garantirli, di fatto, ci sta pensando Mario Draghi con il suo programma di acquisti: 60 miliardi al mese con i quali la Bce sta comprando Btp e corporale bond di tutti i tipi e a tutto spiano. Abolire la “neutralità” dei titoli di Stato significherebbe non solo far aumentare di colpo gli interessi, ma colpire al cuore le banche italiane che di Btp hanno i bilanci stracolmi. Non appare un caso neanche la tempistica. Schauble ha rilanciato questo progetto proprio quando mancano circa 7 mesi alla fine del Quantitative easing della Bce, il vero ombrello che in questi anni ha evitato che sull’Italia diluviasse. Certo, Draghi ha promesso che il programma di acquisti dei titoli delle Nazioni in difficoltà potrebbe continuare anche oltre la scadenza prefissata, ma l’opposizione nel frattempo è cresciuta. E con le elezioni tedesche a settembre pare difficile che a Berlino possano essere inclini alla compassione. A quel punto Roma si troverebbe davanti a un bivio: mettere mano al portafogli, pagando 10 miliardi d’interessi annui in più sul debito, o ridurre la montagna debitoria sotto la spinta dell’emergenza. Con tutto ciò che ne consegue quando si è costretti ad agire con l’acqua alla gola. È questa la “nuova Europa sociale” di cui ciancia la sinistra progressista che si fa rappresentare da ex banchieri? Ecco, sarebbe il caso che i politici italiani che hanno esultato per la vittoria di Macron chiedessero a monsieur le Président - che lunedì incontrerà la Merkel - cosa pensa di questo progetto teutonico. O forse non lo fanno perché temono la risposta?

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