Venerdì 19 Ottobre 2018 - 1:57

La sanità malata: le attese disattese

Opinionista: 

Pasquale Mastrangelo

La sanità italiana non ha bisogno di un pronto soccorso, ma di un intervento radicale, di un riequilibrio organico e strutturale. Ci siamo interessati spesso della gravità della sua malattia, perché, come dicono gli amanti delle definizioni ovvie, siamo stati fra gli “addetti ai lavori”, potendo svolgere per più di 38 anni il doppio ruolo del medico di reparto e di pronto soccorso. Ad un’analisi superficiale, i nostri commenti sono stati liquidati come una specie di “diario del risentimento” verso una professione, scelta per passione e non per mero profitto, che alla fine dei giochi ci ha lasciato l’amaro in bocca. Ma non è così. Prima dei titoloni del momento, abbiamo scritto di pasticciaccio, di sanità in dissesto, di collusione fra politica e servizio sanitario, di carriere “gonfiate”, primari e manager “indecorosi”, di ospedali chiusi con un tratto di matita. Abbiamo scritto per amore. Per l’utopia del giuramento ippocratico e per fede nel servizio al cittadino. Non volendo concedere alcun alibi per farci annoverare fra i “beceri amanti della critica selvaggia e improduttiva” desideriamo sviluppare, anche se in “brevilinea”, alcune idee, al capezzale di questa sanità malata.Come per altri settori, diventa sempre più evidente, salvo l’e-commerce, che il raggruppamento in macrostrutture di qualsiasi attività finanziaria ed economica, pubblica o privata, sta producendo una dicotomia inaccettabile fra i profitti e ricavi del 10% della popolazione e il resto. In effetti, si conceda il paragone, anche la “buona salute”, come il comparto mediatico, per essere ottenuta, sembra dover fruire a pagamento di “prestazioni d'eccellenza” che per miracolo vanificano i lunghi tempi di attesa del paziente impaurito e confuso. La grande bugia che imperversa sui quotidiani oggi parla del panorama caleidoscopico della nostra sanità, della triste emergenza dei pronto soccorso, e della sua criticità a “macchia di leopardo”, ma contingente al solo periodo vacanziero, e annota le incredibili eccellenze professionali sparse nel belpaese. Non manca la puntuale lettera che sottolinea come un errore terapeutico della “malasanità anglosassone” sia stato mirabilmente risolto in Italia! Basta con questa frutta sciroppata scaduta da anni. Il declino della sanità è iniziato con la sua iniqua riorganizzazione fra territorio e macrostrutture elefantiache, paragonando la salute del cittadino al profitto commerciale che si sarebbe ottenuto, come per i megastore, i “mall” statunitensi, dove puoi trovare il negozio per neonati e l'agenzia delle pompe funebri. Chiedere alle migliaia di negozianti al dettaglio, tanti con un trascorso di tradizione secolare familiare, cosa pensano. È tempo di riconoscere gli errori commessi. Va ripristinato il ruolo degli ospedali territoriali, dove il rapporto medico- paziente sia riscoperto, familiarizzato, e il beneficio ricadrebbe su una gestione “leggera” del pronto soccorso, con uno scambio diagnostico ed anamnestico continuo fra struttura ospedaliera e medico di base, evitando inutili ricoveri.A tal proposito, non siamo d’accordo con i sindacalisti del Simeu. È superfluo e pretestuoso richiedere un corso di specializzazione in medicina d’urgenza. Si faccia come per la ginecologia ed ostetricia, si dia al medico ospedaliero di altre specializzazioni la gestione anche dell’emergenza e pronto soccorso relativa. Condizionare un reparto d’emergenza alla gogna dei concorsi dedicati con relativa specializzazione, non è la soluzione del problema ma perpetuerebbe un sistema marcio di assunzioni “addomesticate”. Un’organizzata rete con al centro le megastrutture sedi di reparti d’eccellenza e superspecializzazioni, eviterebbe la vergogna delle barelle. Un 60% di posti letto per accogliere pazienti, inviati dagli ospedali periferici, con comprovate esigenze di trasferimento e il 40% con reparti di altissima specializzazione, in grado di condurre ricerche e studi. I Lea, i distretti di base, sono stati un flop. Il più delle volte, occasione per “imboscati”, “furbetti del cartellino” e lavativi. L’ospedale territoriale, con medicina e chirurgia di base, ostetricia e cardiologia, un punto di primo impatto traumatologico ed ortopedico, ambulatori di Orl, diabetologia ed oculistica, sarebbe la panacea per tutte le storture che angustiano il cittadino sconfortato, anziano e degno di un’assistenza umanizzata. Non finisce qui.  

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