Lunedì 18 Giugno 2018 - 19:12

La strada maestra: tornare alle urne

Opinionista: 

Ottorino Gurgo

Proviamo a riflettere, a mente fredda e senza spirito di parte, sui risultati delle elezioni di domenica scorsa, destinati ad incidere sulla vita politica del nostro paese nelle settimane e, probabilmente, nei mesi a venire. Il verdetto delle urne è nettissimo: hanno vinto i Cinquestelle e la Lega; hanno perso il Pd e Forza Italia. Di fronte a dati così chiari come quelli indicati dai numeri, si sarebbe indotti a ritenere che la crisi aperta con lo scioglimento delle Camere sarà risolta quanto prima. Non è così. In realtà la partita, lungi dall'essere conclusa, è appena cominciata. Com'era inevitabile, quella brutta legge elettorale che va sotto il nome di Rosatellum, ha fornito risultati che non consentono di garantire una sicura governabilità e non vorremmo essere nei panni di Sergio Mattarella, chiamato a sciogliere un nodo che definire aggrovigliato è dir poco. S'annunciano giorni estremamente difficili. Quale governo fornito di un minimo di autorevolezza si può costituire alla luce dei risultati scaturiti dalle urne domenica scorsa? Intendiamoci. Costituire un governo è sempre possibile perché le forze politiche (tutte) pur di entrare nella stanza dei bottoni, sono disposte a qualunque pateracchio o inciucio che dir si voglia. Ma, a nostro sommesso avviso, la strada maestra è un'altra. È quella che imporrebbe ai partiti, dopo aver recitato un atto di contrizione per aver varato, nella scorsa legislatura, un così balordo sistema di voto, di mettersi subito al lavoro per approvare una nuova legge elettorale che abbia due requisiti essenziali: rendere più agevole il compito dei cittadini elettori in modo da evitare valanghe di schede nulle e, soprattutto, rafforzare il maggioritario affinché si sappia con chiarezza, alla proclamazione dei risultati, chi potrà governare. Per far questo, naturalmente, occorrerebbe costituire, anche se questa formula ha suscitato, non si sa bene perché, molte riserve, un "governo di scopo", vale a dire mirato ad un unico è ben preciso obiettivo. Ma poiché il buonsenso, come il coraggio manzoniano, è cosa rara, prepariamoci ad un ventaglio di ipotesi. Stando ai proclami di tutti i partiti durante la campagna elettorale, nessuna alleanza sarebbe possibile. Le tre forze in campo - centro-destra, centro-sinistra e Cinquestelle - resterebbero ferme nel loro isolamento e, numeri alla mano, nessuna maggioranza sarebbe possibile. Ma le vie della politica sono infinite. Resta in piedi, anche se ci sembra che abbia perso molte chances, la possibilità di un governo di larghe intese. Ma soprattutto si fanno strada due ipotesi. La prima è quella di un governo Lega- Cinquestelle, forze per molti versi affini, unite da populismo e euroscetticismo e soprattutto in linea con l'orientamento degli elettori, probabilmente non consapevoli che questo tipo di esecutivo ci relegherebbe ai margini dell'Europa con pesanti ripercussioni economiche; la seconda, tenacemente avversata da Matteo Renzi, è quella di un'intesa tra Pd e grillini. Ancora si ipotizza di dar vita ad un governo di minoranza che cerchi, di volta in volta, i consensi in Parlamento. Sarebbe questa, in verità, la peggiore delle soluzioni, destinata a sancire una sostanziale ingovernabilità. Insomma, malgrado dalle urne sia uscito un risultato che potremmo definire perentorio, la confusione continua a regnare sovrana e qualunque governo si costituirà, sarà comunque esposto agli umori di questo o quel partito. Ecco perché insistiamo nel dire che il percorso più limpido e più idoneo a diradare le nebbie è quello di approvare subito una nuova legge elettorale e tornare dagli elettori.  

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