Martedì 17 Luglio 2018 - 3:28

L’arte di Olmi, il cantore dei deboli

Opinionista: 

Franco Iacono

“Auguro a tutti, di qualsiasi razza, religione o cultura, di provare sentimenti di pace nei confronti di ogni uomo così da mostrare a noi stessi ed al mondo che la violenza non potrà mai restituire giustizia”.
Questo è lo stupendo necrologio che Ermanno Olmi ha scritto per se stesso. Parole che solo una persona della sua arte e della sua sensibilità si poteva permettere. Mi ero “imbattuto” in Ermanno Olmi, allora quasi sconosciuto, nel 1961. Una delle mie migliori amiche, Annamaria Bobbio, mia collega di studi e di facoltà all’università Cattolica, figlia di Carlo Bobbio, Presidente della EdisonVolta, la più grande azienda elettrica d’Italia, prima della nazionalizzazione dell’energia elettrica, varata dal Parlamento il 27.11.1962, mi raccontò che il padre aveva voluto che lei fosse una sorta di madrina alla presentazione del primo film che portò Olmi all’attenzione della critica, Il Posto, prodotto proprio dalla Edison. Il presidente aveva aderito all’entusiasmo di quel suo impiegato speciale, assunto che aveva 20 anni, creando una sorta di “servizio cinematografico”, che consentì ad Olmi le prime esperienze cinematografiche, prima con documentari sempre più belli e pieni di poesia fino al primo film “Il tempo si è fermato” e poi “Il Posto”, appunto. Carlo Bobbio come Adriano Olivetti, Arnaldo Mondadori, Angelo Rizzoli espressione di un capitalismo illuminato e solidale, di cui poi non si avrà traccia neppure nelle cosiddette aziende di Stato. Gli attuali responsabili del gruppo Edison nel loro necrologio hanno ricordato “il viaggio professionale avviato insieme... ed un lascito di testimonianze di vita aziendale e di valori umani custodito nelle opere del Maestro Ermanno Olmi, poeta del lavoro”. In questo tempo di diffusa mediocrità, ricordare Ermanno Olmi, la sua arte delicata di cantore dei deboli, degli ultimi, fa bene. Riandare ai suoi film, di amore, di pace, di cultura contadina, contro la guerra, riapre il cuore alla speranza. Scegliere il preferito è veramente difficile fra tanti capolavori. Per la mia sensibilità sceglierei: “E venne un Uomo”, del 1965, sul percorso di Papa Giovanni XXIII; quindi “L’albero degli zoccoli”, Palma D’Oro a Cannes nel 1978, “una commovente ed appassionante ricostruzione della vita contadina nelle campagne della bergamasca, alla fine dell”800”; ed infine “Torneranno i prati”, del 2014, girato interamente sul suo amato Altopiano di Asiago: un’accorata denuncia della tragedia che nella Prima Guerra Mondiale trovò una delle “prove” più crudeli. Vissuta da uomini in carne ed ossa, di qua e di là della trincea, “costretti” ad odiarsi ed ad uccidersi. Descritto come “regista cattolico”, lui, amico dei Cardinali Martini e Ravasi, amava definirsi “aspirante cristiano”:… “è la vita che mi aiuta a concepire il desiderio di Dio, perché non potrei concepire Dio se non amassi la vita. La grande gioia della vita qual è? Che l’uomo è la sola creatura in grado di stupirsi di fronte alle meraviglie del mondo. La gioia di vivere, questo stupore, ecco cosa mi aiuta a credere in Dio!”. Un uomo, una persona che ha arricchito tutti noi. Le se opere continueranno a parlare per lui. E ad alimentare la speranza di un tempo migliore. Il Governo. Con una razionale e neppure difficile capacità di previsione, il 15 di aprile scrissi su questo giornale: “A prescindere da come andrà a finire, continuo a pensare che gli elettori abbiano affidato una maggioranza, alla fine anche “omogenea”, alle due forze dichiaratamente “antisistema”: il Movimento 5 Stelle e la Lega… e ritengo che sia politicamente, e democraticamente, legittimo un accordo del genere”. I fatti di questi giorni stanno andando proprio in questa direzione. Gli italiani, e soprattutto gli elettori di quei due partiti, misureranno la loro capacità di governare, di mantenere fede alle roboanti promesse elettorali, soprattutto a quella di cambiare l’Italia. A mio avviso ci avviamo ad assistere a fatti ed a momenti assolutamente lontani da quanto penso e da quanto ho lungamente praticato. Penso che quelli, di sinistra, che hanno votato il Movimento 5 Stelle in odio a Matteo Renzi, abbiano di che riflettere rispetto ad un programma di governo che recepirà buona parte di quello della Lega, relativamente alle tematiche dei migranti, a quella della cosiddetta sicurezza personale. Ed a quella sull’Europa. Al netto delle palesi e “convenienti” contraddizioni del fu Cavaliere. Intanto il Pd, “seduto” sulle sue macerie, rifletterà e si “riposerà”. A lungo.  

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