Sabato 17 Novembre 2018 - 16:27

Le “due Italie” sorelle a Pontida?

Opinionista: 

Ermanno Corsi

Chi ci è stato, o semplicemente ha letto brani e visto narrazioni in tv, parla di spettacolo fantasmagorico (rapida alternanza, capricciosa vivacità) e fantasmatico (pieno di impressioni sensoriali). Al netto di qualche iperbole di troppo, la scenografia del 32esimo raduno nella bergamasca Pontida, simbolo dell’orgoglio leghista, è stato un evento da tenere in debita considerazione considerando soprattutto le novità sopraggiunte. Attrice non più la “vetusta” Lega nord che voleva segare l’Italia in tre parti (Padania, Etruria, Borbonia) ma quella che ora, leader carismatico Matteo Salvini, ambisce a dispiegarsi su tutto il territorio nazionale e a diventare (ma la Merkel e Macron daranno il via libera?) la lega delle Leghe Europee. *** UN PASSO AVANTI. Se è soltanto un atto furbesco con abile mascheramento folcloristico, o primo assaggio di una strategia di più lungo respiro, lo si potrà vedere in seguito. Per adesso mancano, alla storica chiamata annuale, sia Roberto Maroni (logoratosi nel presiedere la Regione Lombardia: troppi contrattempi giudiziari?) che Umberto Bossi: è il famoso “celodurista” senatùr da diversi giorni impegnato a ritrovare i 49 milioni che per la “intrigante” Corte Costituzionale debbono ritornare allo Stato. L’età non lo ha migliorato. Se prima diceva che una sola cosa potevano fare i meridionali ed era quella di dedicarsi alla coltivazione del bergamotto, ora vede, nei “meridionali cha vanno a Pontida”, coloro che ambiscono solo a essere mantenuti. Sembra proprio vero: di duro, al fondatore della genia celodurista, è rimasto soltanto il comprendonio. *** TESTIMONE VIRTUALE Giovanni Berchet. Fu lui, milanese di nascita e formazione, a rivivere con la sua vena poetico-patriottica, quasi un millennio dopo, la nascita del Carroccio e dei combattenti anti Barbarossa. “L’han giurato, li ho visti in Pontida, convenuti dal monte e dal piano” (nell’edizione 2018 vengono dall’Italia alta, centrale, bassa e quella tutta mediterranea). E si strinsero la mano cittadini di venti città” (ora più di cento considerando quanti consiglieri, sindaci, assessori e parlamentari sono saliti a Pontida dalla Sicilia, Calabria, Puglia, Campania e Molise). Sicuramente una significativa rappresentanza territoriale. Forse anche per questo hanno mandato in soffitta il vecchio rito bossiano dell’ampolla con l’acqua del Po (troppo retorico!). *** ANCHE ALL’OCCHIO LA SUA PARTE. Salvini giganteggia sul mega palco blu nazionale e inclusivo (“staremo al Governo per almeno trent’anni”). Davanti a lui una platea di colore verde che simboleggia unità e non più secessione. Tutto il prato è punteggiato di magliette e tanti tricolori. ”All’alba vincerò” (preso in prestito dalla Turandot) accoglie il vice Premier e ministro dell’Interno (per la prima volta un leghista così in alto). Quando la musica pucciniana sembra non bastare, un possente coro ritma “Un capitano, c’è un solo capitano” (Salvini come Francesco Toti quando, all’Olimpico, venne incoronato ottavo re di Roma…). *** PARENTI SERPENTI. Il sole batte a martello nella distesa pianura padana. Dagli stand partono roboanti ovazioni da stadio. Si distingue anche quello della Campania (presente la parlamentare neo leghista Pina Castiello nominata sottosegretario al Mezzogiorno). Più che sentirlo dire, lo si legge sui volti: ”Veniamo qui dal Sud per dimostrare che non siamo più terroni”. Ben visibili, in mostra come per una sfida, i prodotti di eccellenza delle terre meridionali. Non bastano però gli omaggi di rito. Restano le differenze e le diffidenze. Al leader nazional-europeo servono meno i prodotti della generosa terra del sud quanto i voti delle urne elettorali. Ha bisogno di fare il pieno. Nel frattempo punta a consolidare le autonomie che gli stanno a cuore: Piemonte, Lombardia, Veneto e giù fino a Toscana, Umbria, Emilia Romagna. Dilemma: regioni meridionali meno “terrone”, ma quelle settentrionali sono diventate meno “nordiche?”. *** DALL’EUROPA A ROMA. Dopo quello di Berlino, altri muri debbono cadere: quello di Bruxelles per i limiti sul deficit possibile, quelli di Dublino e Maastricht per le regole e i parametri da osservare. Poi ci sono le insidie di Visegrad e dei sempre più minacciosi sovranismi. Basterà un referendum, sempre che sia percorribile, per individuare bene le due parti europee: delle multinazionali e delle banche; dei popoli e del lavoro? Matteo Salvini dice, proclama e glissa sulle proposte praticabili. Ma può bastare aver riunito le “due Italie” a Pontida? Non era meglio, e più credibile, riunirle nella Capitale? Qui ci sono Governo, Ministeri e Stanze dei Bottoni. Non partono da qui decisioni e direttive per migliorare la vita in tutto il Paese? *** Dalla Russia con amore. Non parliamo di 007, James Bond e intrighi polizieschi. Il cronista ricorda. C’era ancora l’Unione Sovietica. Una delegazione di giornalisti italiani viene invitata a Mosca e ricevuta al Palazzo degli Intellettuali. Grande sorpresa quando, entrando nella risplendente sala, il primo incontro è con il napoletano Franco Ambrosio, il “re dei grani”. Domanda d’un fiato: e che ci fa tu qui? Risposta secca: sono venuto a portare un po’ di grano a questi morti di fame! Passano i decenni e al ricordo di allora si sovrappone una grande fotografia pubblicata dai giornali in questi giorni. Salvini “conclude” Pontida e si precipita a Roma, a Villa Taverna, per la festa dell’Indipendenza americana. Viene ripreso mentre “aggredisce” un robustoso sandwich con un boccale di birra davanti. Putin va bene, ma c’è sempre un po’ di America che non si smette mai di onorare come si conviene!

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