Domenica 20 Agosto 2017 - 2:09

Napoli, due palazzi che vanno recuperati

Opinionista: 

Gerardo Mazziotti

Nessun piano di interventi nel centro storico cittadino li ha mai preso in considerazione nonostante che la loro importanza storica e artistica renda doveroso restaurarli e destinarli a funzioni sociali. E nonostante che se ne sia scritto più volte. Alla salita Vetriera, a monte di via dei Mille, sorge un complesso seicentesco, destinato con decreto reale del 1850 a “Ospizio delle vedove povere dei veterani di guerra” e, perciò, noto come il palazzo dei Veterani. Dimenticato da Dio e dagli uomini per oltre un secolo il complesso era ridotto negli anni ’50 in condizioni di estrema fatiscenza. Al punto da indurre il sindaco Lauro a deliberarne, nel marzo del 1956, la demolizione di quella che lui chiamò una scarafunera per ragioni igienico-sanitarie, allo scopo di realizzare nel grande cortile un edificio di abitazioni per i dipendenti comunali e di sistemare a giardini i suoli resi liberi dalla demolizione delle vecchie strutture. Ma, come spesso accade a Napoli, le cose furono fatte a metà: le antiche strutture del palazzo non vennero demolite e i giardini rimasero nelle pie intenzioni ma il nuovo edificio abitativo venne realizzato a tempo di record e lasciato coesistere con la fatiscenza al contorno per trent’anni. Nella indifferenza delle amministrazioni comunali succedute al Comandante e della intera città. Fino al 1980, quando l’amministrazione Valenzi decise di impegnare 20 miliardi di lire per interventi nel centro storico cittadino nel recupero e riuso di edifici di particolare interesse, tra i quali il palazzo Veterani. Appaltati nel dicembre del 1982 i lavori vennero subito sospesi per un insieme di difficoltà imprevedibili. E sospesi rimasero fino al marzo del 1994, l’anno in cui il sindaco Bassolino, portatosi su un terrazzo del palazzo Veterani con un seguito di assessori e di giornalisti, annunciò che “i lavori di ristrutturazione delle antiche strutture e la successiva demolizione del mostro laurino sarebbero stati ripresi nel più breve tempo possibile e ultimati entro due anni al massimo”. Ma non accadde nulla. E da allora nessun’altra amministrazione comunale se n’è più occupata. Tra la piazzetta Nilo e la chiesa di San Nicola a Nilo, sul tratto più stretto di via San Biagio dei Librai sorge il palazzo Carafa di Montorio, uno stupendo palazzo fatto erigere nel 1400 dai Carafa Conti di Montorio, su progetto dell’architetto Gian Francesco di Palma. Le cronistorie cittadine lo segnalano perché vi nacque nel 1476 Gian Pietro Carafa che nel 1555 salì al soglio pontificio alla veneranda età di 79 anni col nome di Paolo IV. E lo magnificano per le splendide decorazioni, tra le quali le insegne della famiglia sovrastate dal cappello cardinalizio di Pietro Carafa. La caratteristica notevole del palazzo è lo straordinario cornicione, costituito da una fitta sequenza di monoliti di piperno, sagomati a mensola e aggettanti per un metro e mezzo dalla facciata su Spaccanapoli. La domenica del 28 marzo del 1943 la nave “Caterina Costa”, adibita al trasporto di munizioni, scoppiò nel porto di Napoli e rottami infuocati piovvero su molti palazzi cittadini. Alcuni di questi rottami caddero sul palazzo Carafa causando il crollo del grande tetto e di tutti i solai interni, lasciando miracolosamente in piedi le pareti perimetrali e il cornicione. Lo scheletro murario, evocatorio di un antico passato di splendore, è arrivato fino ai giorni nostri in precarie condizioni di stabilità e nella totale indifferenza delle amministrazioni comunali e anche del mondo culturale cittadino che non l’hanno mai degnato della benché minima attenzione. Nemmeno quando il centro antico fu dichiarato dall’Unesco “patrimonio dell’umanità”. La Soprintendenza di Napoli riuscì a ottenere nel… il finanziamento di alcuni miliardi di vecchie lire per il recupero del palazzo, ma si limitò al consolidamento del grande tetto e dello straordinario cornicione e al restauro solo della fiancata su piazzetta Nilo. Per l’esaurirsi del finanziamento disponibile la facciata su via San Biagio dei Librai è stata lasciata nelle precedenti condizioni di degrado. È auspicabile che l’amministrazione de Magistris, che si vanta di avere a cuore il patrimonio d’arte e di cultura, decida di occuparsi di questi due palazzi prima che il degrado diventi irreversibile. 

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