Martedì 23 Ottobre 2018 - 9:41

Prove di surplace per il rinnovamento

Opinionista: 

Giuseppe Scalera

Surplace. Chi si aspettava che dal requiem della settimana scorsa si potesse passare allegramente alle campane a festa, resta deluso. Servono altri giorni di tempo, forse una settimana. Il tavolo programmatico tra Lega e 5Stelle resta ancora, irrimediabilmente, aperto. Ci sono divergenze chiare, sostanziali che non hanno ancora trovato uno sbocco. Migranti, giustizia, sicurezza. Anche se si preferisce parlare semplicemente di infrastrutture, lanciando il petardo più lontano per evitare che esploda. Di Maio, dopo il colloquio col Capo dello Stato, prova a rasserenare le acque. Parla di governo di legislatura, di sforzo autentico e di piattaforme comuni, di nomi che contano poco perché il nodo, una volta tanto, è legato al programma. Serve solo qualche ora per costruire meglio il progetto. Più esplicito Salvini, nella sala stampa del Quirinale. Un discorso politicamente tattico che si muove a 360 gradi. Ci sono visioni diverse, inutile negarlo. Ma questo Governo parte solo se può fare le cose, altrimenti anche questo tentativo potrebbe fallire. Un chiaro avvertimento contro l’ ottimismo dei 5Stelle, contro i reticolati che Mattarella si appresta a schierare (dopo la mancata indicazione di Salvini, anche come esploratore, ed il disagio manifestato sul nome leghista del professor Sapelli). Una pistola carica messa sul tavolo delle trattative. Se ci impedite di fare il Governo che vogliamo, le urne si potrebbero tranquillamente riaprire. Magari non più a luglio ma, sicuramente, in autunno. E per chi vuole capire meglio, ieri, un ringraziamento, proprio dai microfoni piazzati davanti ai giornalisti, verso i presidenti Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni. Come a dire che l’asse di centrodestra resta ancora vivo e vegeto e potrebbe tranquillamente riprendere vigore proprio in vista di un test elettorale in autunno. Semplici minacce? Vedremo. Resta, comunque, una partita portata oggettivamente troppo avanti per essere infine disattesa. Salvini vuole mani più libere. Sia per individuare il premier, sia per fissare i punti cardinali del programma. Sa che non può sbagliare e vuole liberarsi dalle catene degli altri protagonisti politici. Ci vorrà ancora tempo, sicuramente e, nel frattempo, in fotocopia con i 5Stelle (che parlano di programma da sottoporre al voto del web, attraverso la piattaforma Rousseau), anticipa che installerà dappertutto centinaia di gazebo per raccogliere la volontà degli iscritti, dei militanti, della gente. Un modo per lasciarsi un’altra porta aperta. Davanti a noi, una partita atipica, mai vista in passato. Il leader designato non c’è ancora, un programma definito nemmeno, lo stesso Capo dello Stato deve muoversi tra concessioni nuove e rispetto del suo ruolo. Il Paese guarda ed attende, incerto tra il rinnovamento e la palude istituzionale.  

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