Lunedì 11 Dicembre 2017 - 8:30

Quei sinistri maestri del “reducismo” dc

Opinionista: 

Aldo de Francesco

Con tutto il rispetto della dialettica politica, in cui ciascuno può dire la sua - guai se così non fosse - dobbiamo dire che comincia sinceramente ad annoiare un certo pretenzioso, “sinistro” reducismo democristiano, sempre in cattedra ogni qualvolta instabili “equilibri politici” tendono a favorire trame di sfacciato opportunismo e da classico salto della quaglia. Sia detto subito a scanso di malevoli interpretazioni, qui nessuno mette in dubbio il ruolo fondamentale avuto dalla Dc per oltre mezzo secolo. Ma si vuole solo stigmatizzare la speculazione, che si compie di un “grande pensiero” da parte di taluni spregiudicati superstiti, pronti a tutto pur di rimanere a galla. Magari lo facessero per utili progettualità! Il problema è che lo fanno soltanto per avidità. Su tutto è intollerabile quel modo di giustificarsi e di nascondere ogni maliziosa manovra politica sotto lo scudo di un falso popolarismo, finalizzato al loro “particulare”. Da quando Tangentopoli ha fatto terra bruciata di parte della Dc, dei socialisti e dei partiti intermedi non si contano i tentativi per la ricomposizione del “centro”, di un tradizionale nucleo di mediazione, che assicurò all’Italia benessere, sviluppo e governabilità. Storto o morto, anche se con stagioni ondivaghe, nel corso degli ultimi anni, il “centro” sopravvissuto, pur minuscolo, ha cercato comunque di rapportarsi alle coerenti e moderate fonti del passato. Vi sia poi riuscito o no, è altro discorso. A conti fatti, se ne può anche riconoscere una certa coerenza, malgrado appannata dal sostegno acritico e supino ai governi Pd. Ciò che invece oggi è inqualificabile è la pretesa di alcuni di loro - non “centristi” ma sinistrorsi di “lungo corso” confluiti, dopo una serie di “testacoda” in un Centro indifferenziato e soltanto di convenienza - nel volersi fare maestri del presente in base a credenziali del passato. E che passato! Costoro, questi ex dc, che strizzano l’occhio a sinistra, a Pisapia, per un posto nel suo pulmino di scontenti, delusi e illusi, tutto possono fare, tranne che impancarsi a precettori. Oltre ad essere stati quelli che, per decenni, hanno istituzionalizzato le peggiori tare della partitocrazia, tenendo in vita un sistema di potere, fatto di lottizzazioni e di spartizioni - rovina della Prima Repubblica - sono stati anche tra i maggiori responsabili di un drammatico debito pubblico, che continua a strozzarci. Chi è stato - non ci vuol molto a capirlo - il peggiore sostenitore di un dirigismo statalista fallimentare e dissipatore, riducendo il Paese sul lastrico, non ha alcuna legittimazione per poter dire che oggi “c’è la palude” e ieri, invece, ci fossero mare aperto e acqua cristallina. Sono stati loro con le gestioni clientelari delle Partecipazioni Statali e delle banche del parastato a compromettere irreversibilmente la nostra economia. Noi vogliamo solo rammentarlo. A dirlo fu Don Sturzo, il padre del “Popolarismo”, che passò gli ultimi dieci anni della sua vita a rinfacciarglielo. Della Dc abbiamo buoni ricordi. Ma di questi “sinistri” maestri è meglio, anzi pietoso, tacere.

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