Lunedì 10 Dicembre 2018 - 6:18

Recuperare dopo 80 anni “la città dello scugnizzo”

Opinionista: 

Gerardo Mazziotti

Sono pochissimi i napoletani che ricordano la inaugurazione del Collegio “Costanzo Ciano” avvenuta il 9 maggio del 1940, lo stesso giorno dell’apertura della Mostra Triennale delle Terre Italiane d’Oltremare. Ottant’anni circa da quella luminosa mattinata e le vicende belliche che ne sono seguite hanno cancellato dalla memoria dei napoletani questa straordinaria, grandiosa realizzazione sociale e architettonica. Mette perciò conto darne alcune informazioni essenziali come contributo al dibattito che il mondo culturale cittadino vorrà promuovere nei prossimi giorni per decidere la sua destinazione. Per celebrare il quarto centenario della fondazione del Banco di Napoli venne decisa la costruzione della nuova sede in via Roma e la realizzazione di un complesso a Fuorigrotta destinato ad “accogliere duemilacinquecento ragazzi, di cui cinquecento femmine, in difficili condizioni economiche e sociali per addestrare i ragazzi alle arti ed ai mestieri più praticati nella città e nella regione e farli diventare operai specializzati e per educare le ragazze ai lavori tipici delle donne per farle diventare buone madri di famiglia ed esperte lavoratrici», ha scritto Giuseppe Basadonna, che progettò il complesso come ingegnere del Banco di Napoli, nel suo “Gli scugnizzi derubati””, edito nel 1995 dall’Aniai Campania. L’architettura del complesso è chiaramente “razionalista” . E tale è rimasta anche dopo gli adattamenti di Marcello Canino alle esigenze della Nato, cui fu destinata nell’aprile del 1954. A tale riguardo trovo di grande interesse riportare quanto disse il Duce nel corso di una visita al cantiere: “Tengo a precisare in modo inequivocabile che io sono per l’architettura moderna, per quella del nostro tempo. La stazione di Firenze è bellissima e anche la città nuova di Sabaudia è bellissima. Ai giovani architetti dico di far loro la mia divisa: non si può fare l’antico né lo si può copiare”. A dimostrazione che è una sciocchezza parlare di “architettura fascista”. Con una spesa di ben 80 milioni di lire (di allora, quando si sognava uno stipendio di mille lire al mese) vennero costruiti cinque dormitori, due scuole, le officine e i laboratori di falegnameria, sartoria e calzoleria, il panificio, la lavanderia, la chiesa, il teatro (visitato da Raffaele Viviani, cantore della scugnizzeria, che promise di inaugurarlo), uno stadio con tribuna coperta, le autorimesse, l’infermeria con il reparto di isolamento, gli edifici del comando. E il monumento a Costanzo Ciano, ispiratore dell’opera, ministro della Marina mercantile e poi dei Trasporti, tra i più preparati, efficienti, competenti ministri fascisti. Monumento che venne rimosso quando venne deciso di sottrarre il complesso agli scugnizzi (di qui il titolo “scugnizzi derubati”) e di destinarlo a sede della Nato. La Variante per l’Area Occidentale del 1997, che definisce gli interventi sulle aree dismesse dall’Ilva di Bagnoli e le operazioni destinate al recupero della Mostra d’Oltremare, prevede all’art. 30 lo stravolgimento del Collegio attraverso la realizzazione di “attività di ricerca, produttive e terziarie, attività commerciali, attrezzature ricettive, attrezzature di livello cittadino, residenze speciali”. Strutture dal misterioso significato che non per questo cessano di essere preoccupanti perché in contrasto con la necessità di tutelare e conservare le memorie cittadine aventi valore storico e artistico. E soprattutto sociale. Questa Variante è tuttora vigente visto che l’amministrazione de Magistris non ha inteso cambiarla. Occorre perciò battersi nelle istituzioni, sulla stampa, nelle facoltà universitarie e nelle associazioni professionali e culturali perché questo straordinario complesso architettonico, restituito alla città dopo sessant’anni, venga destinato alla sua funzione originaria di “città dello scugnizzo”. In appoggio all’azione meritoria che svolge la “casa dello scugnizzo”, fondata da padre Borrelli. Ha scritto il compianto Franco Tortorelli, presidente dell’Aniai: “Gli scugnizzi furono derubati nel ’40 quando la loro città fu occupata dai tedeschi che la usarono come deposito d’armi e nel ’54 quando fu assegnata alla sede della Nato. Un tribunale di uomini onesti dovrà restituirgliela”.

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