Giovedì 14 Dicembre 2017 - 16:12

Sempre più affannoso è il respiro del Sud

Opinionista: 

Ermanno Corsi

Ogni visita del presidente della Repubblica, anche breve, è per Napoli una iniezione di fiducia. Sarà perché c’è villa Rosebery o perché la forza seduttiva della città è irresistibile, non c’è “grande inquilino del Quirinale che non venga con vivo piacere ed entusiasmo. Casi a parte, ovviamente, sono i 3 presidenti napoletani per nascita e formazione (Enrico De Nicola, Giovanni Leone, Giorgio Napolitano). Ma anche due presidenti, teoricamente più “distaccati e freddi”, come Luigi Einaudi e Oscar Luigi Scalfaro, sono sempre venuti manifestando grande soddisfazione: il primo, piemontese di Cuneo, divenne un difensore a oltranza della collina di Posillipo; il secondo, anche lui piemontese di Novara, scelse il napoletano Circolo della Stampa per lanciare il famoso grido “non ci sto” quando gli parve di sentire su una spalla la mano della magistratura inquirente. Francesco Cossiga nominò addirittura Napoli capitale d’Italia per un giorno quando scelse lo “spagnoloborbonico” palazzo reale per ricevere gli ambasciatori che avrebbero preso servizio a Roma. SOBRIETÀ E COMPOSTEZZA. Questo lo stile di Sergio Mattarella, accolto dal Sindaco di Napoli e dal Presidente della Regione nei giardini di palazzo reale. I due “depongono le armi” almeno per pochi minuti: il tempo che il 12° presidente della Repubblica dedica loro prima di fare ingresso al San Carlo e dare avvio ai “cento anni” degli industriali partenopei. Mattarella non si lasciare accompagnare in una sedia d’onore davanti al grande palco. Si ferma nella fila numero dieci (“prima poltrona del lato destro”). Ascolta attentamente i 4 interventi iniziali. Con garbo esce poi dalla sala per altri impegni romani. Un dubbio del cronista: ma vuoi vedere che, nel girare gli occhi intorno a sè, il presidente non si rimasto in qualche modo turbato da alcune facce, peraltro ben visibili, di personaggi che fino a poche ore prima erano sulle pagine dei giornali perché coinvolti in poco commendevoli episodi di corruzione e affarismo clientelare? UNA GIORNATA PARTICOLARE. Quella del 22 giungo 2017 sembra confezionata apposta per respirare ottimismo. Il sindaco de Magistris parla di “vento cambiato” e assicura che “la città è partita dal suo popolo” (mentre parla, il presidente della Regione De Luca volge lo sguardo in direzione opposta: ennesima edizione della concordia discorde?). Un distensivo discorso viene dal ministro della Coesione nazionale, Claudio De Vincenti;garantisce che la nuova politica meridionalista sta tutta nel masterplan per il Mezzogiorno intrecciata con i Patti per il Sud. Forieri di grandi novità i mille giorni del Governo Renzi e i 6 mesi di quello Gentiloni. Una statistica che appare buona per l’occasione è quella,”fresca di giornata”, dell’Istat: la crescita del Sud ha un punto in più rispetto al resto del Paese. Miracolo dell’export e del turismo? Ma sono fattori stabili o precariamente legati a una congiuntura che può cambiare nel giro di poche ore? Il quesito resta senza risposte. NUOVA UNITÀ NAZIONALE. Quando, nel 2011, si celebrarono (sul Colle c’era Giorgio Napolitano) i 150 anni dell’unità d’Italia, si rilevò che per la prima volta il Nord e il Sud erano perfettamente allineati su un punto: la contestazione, sia pure per ragioni diverse, di come l’unificazione era stata costruita e degli effetti, diversi-perversi, che aveva provocato. Quindi per la prima volta insieme, il Nord e il Sud, nel chiedere una drastica rifondazione di questa unità. Che l’ambizioso progetto si sia finalmente realizzato grazie a un punto di pil? Che l’unità nazionale della crescita non abiti più nel porto delle nebbie? (“non più il Nord che fa da locomotiva e il Sud costretto a mangiare polvere e delusioni, rimpianti e rabbia”, scrive con non malcelata ironia un attento osservatore come Nando Santonastaso). LO SPAZIO DI UN MATTINO. Sui fatti di economia, politica e sviluppo la nota dominante è sempre la provvisorietà. Esce dal San Carlo il presidente Mattarella e l’atmosfera si ricompone quasi tutta in negativo. Torna Napoli alla ribalta con le sue clamorose situazioni: Bagnoli e la cabina di regia grande scatola vuota , le Vele, l’area orientale, i trasporti urbani in decomposizione, la Tav (grande porta del Sud) che ancora non fa partire il primo treno che già scattano sequestri e accuse di sfacciata speculazione, la sanità pubblica dove si continua a rubare cinicamente sulla salute dei cittadini. Più in generale il Mezzogiorno: è il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, a richiamare alla realtà: il pil della Campania (ma non è un discorso solo regionale) è al di sotto di 14 punti rispetto a dieci anni fa. Nubi minacciose si addensano sulla Fondazione Banconapoli che rischia di affondare tra veleni ed esposti giudiziari (e intanto va in pezzi il “polo creditizio” meridionale). CENTO ANNI DOPO. Il 27 luglio del 1917 nasceva a Napoli, con grandi aspettative, l’Unione degli industriali. Primo presidente Maurizio Capuano, leader degli imprenditori elettrici. Da allora al vertice, e quasi a rotazione, esponenti di tutti i settori produttivi. Ora c’è Ambrogio Prezioso che, per un efficace riassetto urbanistico e produttivo, si impegna a cambiare la narrazione della città (“per dimostrare che anche qui è possibile realizzare sogni e grandi ambizioni”). Man forte gli viene da Vincenzo Boccia, salernitano che dopo tanti anni riporta la presidenza della Confindustria in Campania. Questi 100 anni, è il suo messaggio, impongono di uscire dalla rassegnazione e porre con orgoglio la questione meridionale come centrale per tutto il Paese.

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