Mercoledì 20 Giugno 2018 - 15:28

Servono speranze per vincere le paure

Opinionista: 

Pietro Lignola

Cari amici lettori, lunedì mattina sul Mons Draconis, l’altura che unisce i quartieri di Chiaia, San Ferdinando e Montecalvario, l’irritazione ha rischiato di tramutarsi in insofferenza, rabbia e panico. “Ch’è succiéso?” si domandavano le centinaia di automobilisti immobilizzati sul Corso e nelle strade circostanti e i tantissimi pedoni a loro volta bloccati fra i veicoli fermi. Chi ipotizzava (con poca fantasia ma con la solida esperienza del recente passato) il crollo di un edificio o lo sprofondamento di un tratto stradale, chi sospettava che vi fosse stato, per istrada, un regolamento di conti fra gruppi criminali, chi sospettava addirittura che il Comune avesse chiuso al traffico, senza preavviso, altre strade del centro cittadino. A un certo punto si è saputa la verità, che cioè un criminale, dopo aver rubato un furgone del lattaio (o, in ogni modo, durante una consegna di generi alimentari), inseguito dalla polizia per quasi tutta la città, dal Vasto al Vomero, era andato a schiantarsi contro il muro avanti al tabaccaio di Vico Mondragone. A questo punto ha cominciato a diffondersi una voce, secondo la quale si trattava di un musulmano, che per ordine dell’Isis doveva andare a investire napoletani e turisti che passeggiavano sul “Lungomare Libberato”. Una fake new, poiché il mariuólo arrestato, dopo essersi pigliato a mazzate con le guardie, era un pregiudicato nostrano, ma verosimile, dopo che un musulmano era stato acchiappato un mese prima proprio per aver progettato una cosa simile. Tutto bene quel che finisce bene. Sarebbe bello, però, se potessimo, per il principio di reciprocità, esportare i nostri delinquenti in Tunisia, come facevano, tempo addietro, i francesi con la Caienna (vantaggioso, non c’è che dire, lo scambio fra ergastolani e pepe), la Guyana (famosissima l’Ile de Diable) o la Louisiana (pensate a de Grieux e a Manon). Chissà se Salvini ci ha pensato, quando ha fatto l’esternazione tanto sgradita al governo tunisino, che ha provocato un mezzo incidente diplomatico subito rientrato (con gran delusione dei media vicini ai dem, che si erano gettati come avvoltoi sulla notizia). Non c’è dubbio che la frase del nuovo ministro dell’Interno fosse veritiera, poiché tutti sanno che dalla Tunisia stanno arrivando frotte di bravi giovani usciti di galera grazie all’amnistia. Non c’è dubbio, d’altra parte, che la frase sia politically uncorrect (come ogni altra frase non ipocrita) e non sarebbe mai stata pronunziata da uno dei recenti precedessori al governo. Ne siamo compiaciuti, perché ricordiamo con nostalgia il Craxi di Sigonella. Io sono perfettamente convinto che il governo “del cambiamento” non riuscirà mai a realizzare l’ambizioso programma del “contratto”. Mi auguro vivamente, però, che il Carroccio riesca a incidere abbastanza sul cancro dell’immigrazione clandestina, come le prime mosse lasciano sperare.Si tratta, e Salvini, lo sa, di un’impresa difficile, ove si consideri che, proprio nello scorso week end, a Soros, il nostro peggior nemico, è stato concesso di comiziare in Italia (cosa che non può più fare in Ungheria, sua patria d’origine). Bisogna, infatti, per prima cosa smantellare le due strutture criminali, quella che ci porta i clandestini, dopo averne ammazzati un po’ per strada, e quella che ci lucra quando son arrivati. La seconda parte dovrebbe riuscire, perché si tratta di un compito proprio del ministero di Salvini; per la prima occorre un serio lavoro diplomatico nel continente nero. Occorre, certo, anche una presenza militare attiva in Africa, che Minniti non è riuscito a realizzare; trasferendo, magari, i contingenti sprecati in numerose e inutilissime “missioni di pace” ed evitando così anche spese aggiuntive. Mi astengo dal dare ulteriori consigli perché, come anche gli avversari ammettono, Matteo Salvini ha studiato sufficientemente i problemi che si accinge ad affrontare. Si tratta, in primis, di rimandare a casa i molti criminali che si affollano fra i clandestini e che, a mio avviso, starebbero assai meglio nelle galere dei paesi d’origine che nelle nostre carceri a radicalizzarsi e progettare stragi. Occorrerà, in qualche modo, smantellare anche un terzo business, quello che blocca le espulsioni; non c’è altro da fare, a mio avviso, che limitare i poteri della magistratura in materia (modificando, se necessario, anche la lettera della Costituzione). Un pensiero mi consola: qualunque cosa farà il nuovo governo, sarà una cosa in più rispetto al nulla dei governi “democratici”.

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