Martedì 16 Ottobre 2018 - 15:48

Stato di diritto, Stato di polizia

Opinionista: 

Pasquale Mastrangelo

Spesso le definizioni nascondono la sostanza dell'argomento, ma in rari casi si dimostrano qualificanti ed esaustive, svelando il grande imbroglio della manipolazione delle parole. È quello che sta accadendo nel nostro Paese, da un bel po' di tempo, da quando è emerso dal suo nulla culturale sulla scena politica il tycoon Silvio Berlusconi, di pari passo con la decadenza verticale e la confusione mentale della cosiddetta "sinistra" storica, sociale od intellettuale, comunque si voglia definire. I farneticanti del sovranismo e della difesa dei confini patrii oggi dicono grazie! Hans Kelsen, noto giurista, teorico di uno Stato, insieme di norme valide ed efficaci, ne distingueva due forme, democratico ed autocratico, rimarcandone la differenza nella partecipazione dei cittadini alla creazione di un ordinamento giuridico nel primo, e nella totale esclusione del popolo nel secondo. Senza addentrarci in una esegesi critica di teorie del diritto, partiamo dal relativismo di tale pensiero, per provare a comprendere come il passaggio disinvolto fra una idea di Stato e l'altra, abusato dai nostri politici, secondo il momento, si traduca in una obiettiva "messa in scena mediatica" e nulla più. Scindiamo per assunto l'idea democratica da quella autocratica, ridefinendole "di diritto" e "di polizia", ma non è così semplice e consequenziale, perché i due ideali, in realtà, pur con finalità e teoremi diversi si fondono in una osmosi costante. Il diritto dei singoli, dei diversi, dei poveri come dei ricchi, dei disoccupati, dei lavoratori che producono ricchezza e benefici sociali alle future generazioni vanno difesi equamente e spingono spesso uno Stato di diritto ad emanare leggi, norme che codifichino le regole comportamentali di una società civile. Quando tale legiferare diventa oneroso, divisivo e indifferente verso una parte del popolo, a favore di un'altra, producendo discriminazioni inique di censo, razza, sesso e religione, si scivola pericolosamente - poiché avviene con il consenso della maggioranza silenziosa - verso l'instaurazione di uno Stato di polizia, o peggio un'oligarchia autarchica. Dicevamo del bolso ed ansimante Berlusconi. Solo perché "stride" il suo monito da pseudostatista sulla preoccupante deriva dittatoriale dell'attuale governo, e ancor più il tentativo di "cortina fumogena" dei vari rappresentanti di FI, per nascondere la loro diaspora, o Fratelli d'Italia, oggi degni "sovranisti di scorta" del mediocre Bannon. Già all'indomani della Rivoluzione Francese fu evidente che la bontà degli ideali illuministi e di un embrionale socialismo popolare non bastasse a rovesciare un regime assoluto eleggendo un'Assemblea Nazionale, quanto più democratica e rappresentativa possibile. L'odio di casta, una secolare servitù della gleba, una media borghesia lavoratrice derubata e tassata a profitto di un nobilato corrotto e dissipatore pretesero il loro tributo di sangue, la loro ghigliottina. Il diritto alla libertà ed all'uguaglianza si trasformò in uno spettro di democrazia, in cui una base ondivaga, scellerata ed ancor più incarognita consegnò il potere a pochi "eletti", in un'inarrestabile ubriacatura di "sovranismo" alla francese che portò a Napoleone, al suo Impero e trasformò un grande ideale rivoluzionario, in continue, odiose guerre di conquista ed espansione. Spadroneggiò all'epoca il ministro dell’Interno e della polizia, Fouchè, un uomo per tutte le stagioni, tra giacobinismo, direttorio, impero e restaurazione, morto, odiato e dimenticato, in esilio a Trieste. Oggi, non sono affatto forzate le similitudini storiche. Fra MS5 vendicativi e Lega riciclata, siamo lì. Con Di Maio, Conte e Salvini ministro di polizia, fanatici di "purghe" e destituzioni sommarie, attentatori alla libertà di pensiero e di parola, che pianificano, con improbabili alleanze sovranazionali, la distruzione di un'Europa debole e frammentata. Come allora, diventa difficile creare un resistenza attiva contro questa barbarie populista e neogiacobina, perché coloro che ne rivendicano le tesi non sono più credibili, avendo perso negli anni la propria onorabilità di governo, con una cecità politica e leggi emanate a proprio vantaggio. La magistratura poi, unica àncora istituzionale per il cittadino indifeso, ha compiuto il resto con la sua fluttuante arroganza, la sua esondazione nella guerriglia politica, contribuendo di fatto al deteriorarsi di uno Stato di diritto in uno Stato di polizia, con l'alibi della dabbenaggine popolare e del furore antipolitico. 

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