Venerdì 19 Ottobre 2018 - 3:12

Tireranno a campare sulla pelle del Sud

Opinionista: 

Vincenzo Nardiello

È tutta scena. Non succederà nulla. Di serio, s’intende. Prima che ci rincoglioniscano definitivamente con la guerra sulla Rai e il decreto dignità, sappiate che l’aria che tira è quella del tirare a campare. Sì, perché a dispetto della mistica del “cambia tutto” diffusa a pieni polmoni dai dioscuri Salvini e Di Maio, la vera sfida resta la legge di Bilancio. E lì il cambiamento sarà molto più percepito che reale. Un atteggiamento obbligato per evitare reazioni troppo decise dei mercati, che determinerebbero forti perdite per i tanti italiani possessori di Btp e manderebbero gambe all’aria le nostre banche, detentrici di 625 miliardi di titoli di Stato. Quello che si profila all’orizzonte è un compromesso tra i parolai e la realtà, nel nome di un vecchio proverbio adeguatamente riveduto e corretto: «Fingi di lasciare la via vecchia per quella nuova». Ecco come. La premessa è che qualcosa bisognerà pur fare per non lasciare completamente a bocca asciutta i fan della flat tax e del reddito di cittadinanza. Non troppo però, perché a fine maggio 2019 ci saranno le Europee e un’azione troppo decisa provocherebbe la risposta dei mercati, con conseguenti perdite per le tasche dei cittadini, che quindi potrebbero decidere di non premiare in modo travolgente la nuova alleanza gialloverde. Quale potrebbe essere, dunque, la soluzione del rebus? Innanzitutto aumentare il deficit oltre il 2%; in secondo luogo avanzare previsioni ottimistiche su Pil e inflazione per il 2019 e gli anni a venire; terzo, sovrastimare gli introiti del nuovo condono - pardon, pace fiscale - che il Governo si appresta a varare. Sono tutte azioni che modificherebbero in peggio la situazione dell’economia italiana, perché ci esporrebbero ulteriormente al rischio di choc esterni, ma contribuirebbero a costruire gli spazi necessari affinché Lega e M5S - dopo averle sparate sempre più grosse - diano un contentino ai loro elettori. Sono le stesse mosse seguite dai governi Renzi e Gentiloni per finanziare i loro bonus. In entrambi i casi a pagare siamo tutti noi. Il saldo di queste manovre, infatti, fa crescere ulteriormente la spesa pubblica. Che si finanzia con le tasse. Proprio come con i premier Pd, l’Europa lascerà fare. Tanto se le cose andranno male, a rispondere delle conseguenze del maggiore debito pubblico che per questa via sarà prodotto - la Grecia insegna - sarà l’Italia. La Commissione Ue farà un po’ di teatro, ma nella sostanza resterà ferma. Un suo intervento a ridosso del voto europeo offrirebbe solo una formidabile arma di propaganda a Lega e M5S. E i mercati? Di fronte a una manovra tutto sommato soft (15-17 miliardi per un abbozzo di flat tax e reddito di cittadinanza, a fronte di 100 miliardi di spese previste nel contratto di governo), farebbero aumentare ancora un po’ lo spread, senza però portarlo al livello di allarme rosso. Peccato che con questa legge di Stabilità il Sud resterebbe inchiodato al palo dello spopolamento e della sopravvivenza. Nel Mezzogiorno, come ha spiegato la Svimez, dal 2008 si sono persi 578mila posti di lavoro under 35 e il Pil minaccia di crescere alla metà della media nazionale. Coloro che in questi anni hanno raccontato il boom del Meridione «che cresce più del Nord» dovrebbero nascondersi per la vergogna. Questo quadro - che con nuovi sussidi è destinato ad aggravarsi - consegna metà della Nazione a una sempre maggiore dipendenza dalla spesa pubblica. I numeri sono chiari: qui ogni euro in meno alle amministrazioni pubbliche genera un calo del Pil di quasi 90 centesimi, al Centro Nord di 40. Se la risposta a questo stato di cose è il reddito di cittadinanza stiamo freschi. Ovvio che in una tale situazione chi può continuerà ad emigrare e chi non può continuerà a sognare di farlo.Il cambiamento è rimandato al prossimo giro.

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