Lunedì 11 Dicembre 2017 - 8:16

Trasporti lumaca nella città immobile

Opinionista: 

Ermanno Corsi

Quando, dieci anni fa, Aldo Masullo e Claudio Scamardella (un filosofo e un giornalista) pubblicarono il libro “Napoli siccome immobile”, ebbero un atto di riguardo, e di fiducia, verso la città non aggiungendo nel titolo di copertina, il secondo verso (“dato il mortal sospiro”) della celebre ode manzoniana: questo perché, come la storia insegna, una città non muore mai, mentre può solo peggiorare sempre. Napoli si ispira tanto a questo destino che non perde occasioni per dimostrare che non conosce limiti al proprio peggioramento e che anzi, in questo, è davvero una specialista collaudata. Basta una breve pioggia e subito si determina un’estesa paralisi. ANDARE IN TILT.  È un’espressione che riassume bene quello che può accadere quando si “scatenano gli elementi della natura”. Non è tuttavia necessario, a Napoli, che la natura esprima il massimo della sua potenza distruttiva. Basta un po’ di pioggia più intensa e un po’ più battente. Non uno scatenamento di fulmini e saette, ma qualche “bomba d’acqua” come oggi diciamo, e il grande organismo metropolitano si ferma di colpo su se stesso. Appunto, “va in tilt”. Nel gioco del flipper (da qui nasce questa immaginifica espressione) significa immediato arresto del circuito elettrico e, quindi, fine della partita provocata, appunto, dai giocatori stessi per “eccesso di scuotimento della macchina”. Fuori metafora, nel flipper i responsabili del “tilt” sono i giocatori, nella vita quotidiana della città (troppo spesso un “gioco” molto poco divertente) i responsabili sono gli amministratori pubblici. Agli abitanti il ruolo di vittime quasi sempre incolpevoli. PESANTI CONSEGUENZE.  Per determinarle basta un simil-nubifragio. In pochi minuti vengono a nudo le fragilità strutturali e costitutive. Si frattura in più punti la rete fognaria lungo i suoi 1.200 chilometri. Saltano i tombini dalle colline al mare, dal versante vesuviano a quello flegreo. Si tocca con mano il deficit di manutenzione preventiva. In stato di emergenza si corre affannosamente ai ripari e si rimedia quel che si può. Qualche spirito bizzarro pensa: vuoi vedere che i condotti sotterranei si tengono intasati di proposito con rifiuti di ogni genere, in modo da impedire, ai rapinatori di banche, di percorrerli più facilmente e più facilmente dare l’assalto ai caveaux? STRADE COLABRODO.  Come osserva Antonio Coppola, direttore dell’Aci, si trasformano in letti di fiume in piena. I veicoli sono costretti a rallentare bruscamente per poi fermarsi, le carreggiate si squarciano sotto gli occhi esterrefatti dei cittadini motorizzati e dei turisti. Per gli “abitanti abituali” può essere una normalità, ma per gli altri? Il turismo vede per la prima volta le camere d’albergo dell’area partenopea piene all’ottanta per cento, venti punti in più rispetto all’anno scorso. Un bel risultato. Poiché, però, questo afflusso (come osserva acutamente Patrizia Boldoni) è più un’ondata di passaggio che una stabile alta marea, quali cure si predispongono affinché i turisti venuti oggi tornino volentieri anche domani? TRASPORTI SU FERRO.  Una rete molto articolata ma vulnerabile. Più esposte le ferrovie ritenute erroneamente “secondarie”. Vesuviana, Circumflegrea e Cumana hanno uno sviluppo di oltre 190 chilometri. Con le loro linee e le oltre 120 stazioni tengono “stretto” un vasto e densamente “antropizzato” territorio che circonda il Vesuvio, legano i “campi ardenti” alla penisola sorrentina spingendosi fino a Sarno. Troppo spesso una breve pioggia provoca lunghe interruzioni da allagamento. Treni a volte così vetusti che denunciano la propria usura con stridenti e prolungati cigolii lungo il percorso. Una volta le tre ferrovie erano di proprietà dello Stato. Il passaggio alla Regione Campania non ne ha migliorato né la condizione né il funzionamento. MOBILITÀ SU GOMMA.  Se l’Italia è maglia nera per i suoi mezzi pubblici giudicati i più lenti d’Europa, Napoli non ha motivo per ridere. Anzi, e non è un male recente. Già nei decenni scorsi un prestigioso inviato speciale come Antonio Spinosa (è stato per un periodo anche direttore del quotidiano “Roma”) scriveva che a Napoli tram e bus camminavano con la velocità di un funerale. Quotidiane le manifestazioni di protesta. Nei mesi estivi si è vissuta una vera e propria “odissea” alle fermate. Cancellate linee storiche proprio quando ce n’era più bisogno (da Posillipo ai Camaldoli, da Fuorigrotta a San Giovanni). Giovani e anziani uniti nel gridare “adesso basta, siamo stufi”. Difficile uscire dalla città, difficile entrarci. Tra il “prima” e il “dopo” una sconcertante continuità. La lettrice Loredana Altieri si chiede se, a Napoli, i trasporti pubblici non sono più un diritto. INOPPORTUNE COINCIDENZE.  Si dice da sempre che tutto ciò che è bagnato è anche fortunato. Bene. Tra Napoli e Pompei, nelle ore di maltempo, si è svolto il G7 itinerante dei Presidenti delle Camere Basse (guidati da Laura Boldrini e poi ricevuti a Villa Rosebery dal presidente Mattarella).Visita di rito, e naturalmente entusiastica, ai decumani, alla cappella Sansevero e alla basilica di Santa Chiara. Raccoglimento nella chiesa di Donnaregina Nuova. Qui mentre si rende un tributo alla “straordinaria ricchezza artistica e culturale” del nostro Mezzogiorno (la Boldrini vi infila un apprezzamento al sindaco de Magistris), dalla facciata della chiesa cadono con un certo fragore sulla scalinata, dopo uno scroscio d’acqua, pietre e calcinacci. Scatta l’allarme. Uno dei presenti immagina che il cardinale Sepe, un po’ contrariato, abbia pensato: “San Gennà, ma proprio oggi doveva succedere? Ti pare normale?”.

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