Sabato 16 Dicembre 2017 - 6:15

Urgente la bonifica, ma chi la può fare?

Opinionista: 

Aldo de Francesco

Anche se, dopo mesi di polemiche sulle misure anti “movida selvaggia”, non c’è ancora piena intesa, tuttavia sembra prendere quota un orientamento più condiviso su una sfida cruciale, che deve incidere a monte, alle “radici” della violenza. Una lotta dura e lunga, da vincere con la forza della ragione e della tenacia. È inutile alzare barricate nei luoghi del divertimento, se la barbarie non viene sradicata dalle fondamenta con un’opera massiccia di bonifica sociale, per un corretto vivere civile. Quante volte, in passato, prestigiose figure istituzionali hanno invocato la necessità di percorrere questa strada per uscire da un endemico degrado? Infinite volte senza però alcun esito, per colpa di una politica sorda e inerte. Era il Natale del 2002 e l’allora presidente della Repubblica Ciampi, in una delle tante visite napoletane, disse sconcertato: «…Sappiate che la formazione è un problema economico e sociale che si lega a quello della sicurezza. I posti non si inventano ma si creano attraverso iniziative». E poi, anche se la sua successiva domanda era più pertinente farla a Bassolino, allora ex sindaco e neo presidente della Regione Campania , e alla Iervolino, sindaco di Napoli, spesso suoi ospiti a cena a Villa Rosebery, aggiunse: «Perché a Napoli non si creano posti di lavoro e altrove sì?». Ah, saperlo. Nessuno meglio di loro due poteva dirglielo, e, purtroppo, non gli fu chiesto. Memorabile, inoltre, resta nella storia di questa città l’invito epocale di Papa Wojtyla ai napoletani a “organizzare la speranza”, ripreso, qualche anno fa a Napoli, anche da Papa Francesco che raccomandò: «È necessario poter contare su una classe dirigente solerte e preparata così da sottrarre ogni alimento alle forze disgregatrici del tessuto etico, sociale ed endemico ». Ma, nonostante condizioni politiche e finanziarie favorevoli e alcune decisive vittorie dello Stato sull’Antistato, queste opportunità non sono state mai sufficientemente capitalizzate con una conseguente bonifica sociale. Lo prova anche l’odierna “escalation” della microcriminalità urbana. Non essendovi altra strada più giusta, come quella da tempo auspicata e appena detta, per venire a capo di situazioni di insostenibile violenza, diversamente destinate a crescere, il grande dramma oggi sta nel saper trovare chi abbia legittimazione e capacità a poterla percorrere. È immaginabile che una promozione sociale di tale portata possa farla chi, nell’arco di tanti lustri, ci riferiamo alla classe politica dirigente non si è mai sognata di avviarla? È un dovere civico chiederselo e denunciarlo, dovendo fare i conti con un ciclo fallimentare amministrativo, da trent’anni a questa parte di casa a Palazzo San Giacomo, chiaramente incapace di potersi fare attivo protagonista di una svolta, per un mix complessivo di presunzione, inerzia e velleitarismo. Al punto in cui siamo giunti, se Napoli vuole risalire la china, deve “emarginare” chi l’ha ridotta in questo stato. Non vediamo altra scelta. Un sì convinto alla “bonifica” sociale presuppone una radicale svolta amministrativa: possibile solo con un ricorso straordinario alle urne, nella speranza, che i napoletani si decidano, una volta per tutte, ad aprire gli occhi.

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