Sabato 18 Novembre 2017 - 1:39

Pensione di reversibilità: chi ne ha diritto

La pensione di reversibilità, o pensione ai superstiti, è una prestazione che l’Inps corrisponde ai congiunti dell’assicurato deceduto, sia nel caso in cui al momento della morte fosse già pensionato, sia che stesse ancora lavorando (in questo ipotesi, però, deve risultare accreditato un minimo di contributi previdenziali. Il trattamento spetta al coniuge, fino a un determinato limite di reddito, ai figli, sino a 26 anni se studenti universitari, o senza limiti se inabili, e in mancanza, ai genitori ultrasessantacinquenni senza pensione o ai fratelli ed alle sorelle inabili. REVERSIBILITÀ E SEPARAZIONI: secondo un primo orientamento della giurisprudenza, non in tutti i casi l’ex coniuge ha diritto all’assegno, ma solo quando risulta separato senza addebito e titolare di un assegno di mantenimento a carico del coniuge deceduto, sempre che quest’ultimo risulti assicurato all’Inps prima della sentenza di separazione. Quest’orientamento, però, è stato ribaltato da una nota sentenza della Cassazione del 2009, secondo la quale il coniuge separato per colpa o per addebito è equiparato in tutto e per tutto al coniuge superstite (separato o non) ai fini della pensione di reversibilità, in quanto è stata dichiarata incostituzionale la norma che negava tale prestazione al coniuge a cui era stata attribuita la colpevolezza della separazione. L’addebito della separazione non può dunque essere considerato un elemento discriminante ai fini dell’erogazione della pensione di reversibilità al coniuge separato per colpa con sentenza passata in giudicato. Inoltre, secondo lo stesso pronunciamento della Suprema Corte, la reversibilità compete non solo indipendentemente dal titolo della separazione, ma anche a prescindere dalla spettanza dell’assegno di mantenimento. La pensione di reversibilità, difatti, è una forma di tutela previdenziale in cui l’evento assicurato è la morte, dato che a seguito del decesso si crea una situazione di bisogno per i familiari viventi a carico del pensionato defunto (i soggetti protetti): sarebbe dunque ingiusto negare una protezione che assicuri la continuità dei mezzi di sostentamento che il defunto coniuge sarebbe tenuto a fornire, sia nell’ipotesi in cui il coniuge superstite risulti separato con addebito, sia nel caso in cui, pur senza addebito, non risulti titolare di assegni. REVERSIBILITÀ E SECONDO MATRIMONIO: in caso di più matrimoni del dante causa, il trattamento ai superstiti deve essere ripartito tra più coniugi: la ripartizione, pronunciata dal giudice su richiesta delle parti, fondamentalmente si basa sulla durata dei matrimoni, ma possono rilevare anche altri elementi, come lo stato di bisogno. Inoltre, la nozione di durata del matrimonio non è univoca, ma si presta a molteplici interpretazioni: secondo un primo orientamento giurisprudenziale, si deve far unicamente riferimento alla durata legale del matrimonio. La giurisprudenza più recente, tuttavia, considera e valuta altri elementi, purché collegati ai fini solidaristici della pensione di reversibilità, come la convivenza prematrimoniale e l’ammontare dell’assegno divorzile: è importante, difatti, che il giudice offra una particolare tutela alla posizione del soggetto più fragile sul piano economico. REVERSIBILITÀ E DIVORZIO: il coniuge divorziato, invece, ha diritto all’assegno ai superstiti soltanto se titolare di assegno di divorzio, purché l’ex coniuge deceduto risulti iscritto all’Inps prima della sentenza di divorzio. Non solo, ma, l’ex coniuge non deve aver contratto nuovo matrimonio: in questa ipotesi, si perde il diritto al trattamento di reversibilità, ma viene liquidata, una tantum, una somma pari alla pensione percepita moltiplicata per 26. REVERSIBILITÀ AL CONVIVENTE: pur avendo fatto la giurisprudenza dei passi avanti nella protezione delle situazioni di fatto, avendo riguardo anche al lasso di tempo di convivenza prematrimoniale, nessuna tutela è invece prefigurata per le convivenze che non si trasformano in matrimonio. Difatti, il convivente superstite non ha alcun titolo alla pensione. Il componente dell’unione civile, invece, è equiparato ad ogni effetto al coniuge.

di Carlo Pareto

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