Venerdì 14 Dicembre 2018 - 7:20

Andrea Cannavale, produttore per vocazione

Andrea Cannavale (nella foto), figlio del famoso attore del cinema e del teatro, Enzo Cannavale, insieme al fratello Alessandro è titolare della Run Film.

«Sono cresciuto in una casa molto grande a Monte di Dio, la collina di Pizzofalcone, nel seno di una famiglia numerosa: papà, mamma, mio fratello Alessandro, mia sorella Maria Gabriella, una zia di papà, una zia di mamma, un nonno, il fratello di papà, un cane e due canarini. Su tutti dominava la figura di papà che è stata sempre forte e presente. Ci ha insegnato quali sono i veri valori della vita».

Era affascinato dal suo lavoro?

«Da piccolo lo seguivo molto sui set cinematografici e nei teatri. Aveva un forte senso dell’ironia e dell’autoironia. Mi ha inculcato la semplicità e l’umiltà nel affrontare il mondo del lavoro e l’importanza di impostarlo con grande professionalità senza mai prenderlo troppo sul “serio”. Era forse la sua autodifesa contro le piccole delusioni della vita che sono sempre dietro l’angolo».

Nonostante sia vissuto a “pane, cinema e teatro”, non ha seguito le impronte paterne. Perché?

«Il lavoro dell’attore bisogna farlo con grande passione e dedizione. Non sentivo dentro di me queste motivazioni nonostante abbia amato, come amo, l’arte».

Ha deciso di occuparsi di pubbliche relazioni. Come è nata questa idea?

«Il motivo principale è il grande feeling che c’è con mio fratello Alessandro. Abbiamo capito che ci piaceva far divertire i nostri amici, quindi ci siamo dati da fare per organizzare eventi nei locali. Eravamo giovanissimi».

Dove avete debuttato?

«Alla mitica “Mela”, in via dei Mille. Organizzavamo serate nuove e originali. Siamo stati quasi i primi a fare gli eventi a tema e invitavamo dj e gruppi importanti. Poco dopo, alla Mela abbiamo aggiunto anche il “Number two” di Capri e il “Valentino club” di Ischia».

Quando c’è stata la svolta?

«Dopo qualche anno abbiamo preso coscienza che era molto fondamentale curare le relazioni con le tantissime persone che avevamo conosciuto durante il lavoro. Nel nostro intimo era sempre presente e forte la passione per il mondo del cinema, del teatro e per l’arte in tutte le sue declinazioni».

Con quale risultato?

«Avevamo capito l’importanza dell’immagine e abbiamo cominciato a produrre spot e documentari con l’audiovisivo. Forse siamo stati i primi a utilizzare questa tipologia di informazione perché quindici anni fa il mezzo di comunicazione era quasi esclusivamente il “cartaceo”».

Che cosa è l’audiovisivo nella comunicazione?

«Un macrolinguaggio, risultante della fusione di più linguaggi. Su tutti predominano la magia del video e il suono. Ha cominciato ad avere un’importanza strategica nel comunicare intorno agli anni 2000».

Dove avete iniziato?

«In un ufficio di 25 metri quadri in via Cervantes trovato per caso da mio fratello Alessandro. Lì ha preso vita la nostra piccola società».

Andrea e Alessandro: due persone, una sola anima. Quali sono i compiti di ciascuno?

«Siamo complementari l’uno all’altro, tanto diversi ma tanto uguali su molte cose. Alessandro è sicuramente il creativo, quello che si butta nelle cose e che vive in maniera più istintiva ed emozionale. Io valuto la fattibilità dei progetti e freno i suoi istinti. Alla base della nostra intesa c’è il rispetto dei reciproci ruoli. Nessuno dei due invade mai il campo di competenza dell’altro».

Qual è stato il primo spot realizzato?

«Lo abbiamo realizzato per una società di navigazione che faceva collegamenti marittimi nazionali. Lo spot andò sulle emittenti locali, ma subito fece anche passaggi sulle reti nazionali Mediaset ».

Da via Cervantes siete passati al Parco Margherita. Quando?

«Nel 2006 quando ci siamo resi conto che per crescere ancora di più dovevamo in qualche modo fare un salto di qualità. L’abbiamo fatto ampliando la nostra struttura passando al Parco Margherita dove abbiamo aperto un Open Space molto particolare. É un ufficio di 250 metri quadri che non solo è sede della struttura della nostra attuale società, la Run Film, ma è anche un contenitore di incontri ed eventi che favoriscano rapporti sempre più frequenti e intensi tra l’audiovisivo e il mondo del cinema».

Che cosa ha fatto da volano a tutto questo?

«La decisione di aprirci al cortometraggio perché è stata l’anticamera per il grande passo: la produzione di un lungometraggio ».

Quando avete fatto il primo film?

«Nel 2014 abbiamo collaborato alla produzione di un film dal titolo “Nottetempo”. È un thriller ed è un’opera prima di un regista molto bravo, Francesco Prisco, con Giorgio Pasotti e Gianfelice Imparato».

Che cosa vi ha dato questa esperienza?

«Ci ha fatto capire che questo poteva essere il nostro futuro, ha fatto emergere la nostra passione e il nostro legame con il lavoro di papà e Parco Margherita ha cominciato a crescere come una factory». In che senso? «Abbiamo fatto conoscere registi, autori, produttori, attori. Abbiamo promosso incontri e dibattiti tra di loro, addetti ai lavori e persone di ogni età che avessero interesse. Il nostro obiettivo era che si cominciasse a parlare, a proporre, a fare, anche sbagliando».

A quarant’anni di distanza avete deciso di propone nuovamente lo stile a episodi, con il secondo film “Vieni a vivere a Napoli”.

«Sono tre episodi e siamo molto legati a questo film perché abbiamo avuto la fortuna di lavorare con professionisti di spessore. Il primo è diretto da Guido lombardi, interpreti Gianfelice Imparato e Antonella Morea. Il secondo episodio è diretto da Francesco Prisco con Antonio Casagrande e Teresa Del Vecchio. Il terzo ha la regia di Eduardo De Angelis, un grande talento nel panorama della regia, protagonisti Massimiliano Gallo, Giovanni Esposito e Miriam Candurro».

Incoraggiati dai lusinghieri risultati e dai consensi che ricevevate, avete prodotto il terzo film in coproduzione con Rai Film. Di che genere?

«Una commedia scritta da Francesco Albanese dal titolo “Ci devo pensare”. Interpreti Barbara Tabita, un’attrice siciliana molto brava, e tanti attori tra cui Shalana Santana, Mario Porfito, Antonella Cioli, Alessando Bolide, Nunzia Schiano, Salvatore Misticone, Stefano Sarcinelli, Ciro Priello. Ci ha dato delle notevoli soddisfazioni. È andato nelle sale con la collaborazione di Rai Cinema e recentemente è stato trasmesso su Rai 2».

Quindi l’importante incontro con Alessandro Siani. Ce ne parla?

«Incontro molto importante. Alessandro, persona di grande talento e creatività, ci ha voluto suoi partner nella progettazione e nella realizzazione di “Troppo napoletano” film di grande successo con Serena Rossi, Gigi e Ross, Giovanni Esposito, Gianni Ferreri, Giorgio Agata, Gennaro Guazzo, Salvatore Misticone e tanti bravissimi attori. Un film realizzato per Cattleya di Riccardo Tozzi. Dopo questa esperienza Alessandro Siani e la casa di produzione cinematografica di Tozzi ci hanno proposto di girare un film in Sicilia con protagonisti una coppia di ragazzi siciliani bravissimi, “I soldi spicci”: un’esperienza bellissima in una terra ricca di grandissime risorse. Il film si chiama “La fuitina sbagliata”. Il film uscirà nelle sale l’11 ottobre prossimo».

Tanto cinema. E l’open space?

«Continua il percorso del nostro spazio tra le nostre produzioni, la scuola di cinema, che grazie anche alla preziosa collaborazione di Marianna De Martino ormai è diventata un riferimento per la formazione di giovani attori di questa città. Tra le tante attività, l’anno scorso abbiamo aperto al Parco Margherita la prima libreria del cinema e del teatro napoletano».

Che cosa contiene?

«Circa 10mila copioni, tantissimi libri e trattati, ma anche manoscritti che parlano di teatro e di cinema. Tutto questo prezioso materiale è stato raccolto da mio padre in cinquant’anni e conservato nel suo studio a Monte di Dio. Giulio Adinolfi, grande amico di papà e nostro, ha catalogato con grande passione testi e copioni che sono a disposizione di tutti coloro che hanno interesse a consultarli. Ci sono copioni di Petito, Scarpetta, Eduardo. Abbiamo trovato testi unici e uno in particolare di Eduardo probabilmente inedito. Si chiama “E duji paciuni”. È un manoscritto e porta la firma del grande drammaturgo. Potrebbe fare parte di quelle opere che il maestro riteneva minori e che non portò dalla sua filodrammatica al teatro».

L’anno scorso siete ritornati al cinema con una coproduzione di maggiore spessore.

«Grazie a Rai Cinema, a Film Commission Campania e a al Mibact abbiamo prodotto “San Valentino Story”. Il soggetto è di Alessandro Siani e la regia è di Antonio Guerriero, Emanuele Palamara, Gennaro Scarpato. Sono tre episodi legati al sociale. Il primo episodio parla dell’amore tra una ragazza buddista e un ragazzo cattolico, quindi diversità di religione e quanto essa può condizionare la nostra vita. Il secondo episodio parla dell’amore nato nel carcere di Nisida dove, grazie alla massima disponibilità del direttore Guidi, abbiamo avuto la possibilità di raccontare la nostra storia in un posto magico stando a contatto con una realtà non facile da descrivere. Il terzo episodio si incentra sull’amore tra una coppia di ragazzi che fanno un’adozione a distanza».

A proposito di sociale, il 16 settembre scorso si è chiuso il Mart. Che cos’è?

«Quest’estate abbiamo creato uno spazio molto bello al Vomero il “CineMart”, un cinema all’aperto nell’ istituto Martusciello. Anche questo è stato un contenitore dove per tutta l’estate si è potuto vedere film, partecipare a presentazioni di libri, eventi sociali e culturali e dove poter mangiare una buona pizza, tutto questo riaprendo uno spazio magico a disposizione della città grazie anche all’interessamento del commissario Andrea Torino».

Che c’è nel vostro futuro?

«Abbiamo avuto una serie di sceneggiature e Alessandro e io stiamo valutando quali scegliere, non è facile specialmente in questo momento dove il cinema ha bisogno di belle storie da raccontare. Naturalmente lo spazio al Parco Margherita continuerà implementando sempre di più la propria attività».

C’è un denominatore comune tra la produzione di film, spot, documentari. Qual è?

«Valorizzare le eccellenze del nostro territorio. Il cinema e la cultura possono essere un grandissimo volano e non dobbiamo mai dimenticarlo. Con il nostro percorso cerchiamo di dare un contributo, anche se piccolo, per il raggiungimento di questo obiettivo ».

di Mimmo Sica

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