Lunedì 16 Luglio 2018 - 0:58

Il fisco: come accede nelle aziende

Gli organi verificatori quali Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza possono sempre accedere senza alcuna autorizzazione se non con un ordine di servizio c/o i locali adibiti a esercizi pubblici, a uffici dove si svolgono le attività, a locali adibiti ad attività industriale e commerciale, al fine di effettuare verifiche accessi o ispezioni, lavoro nero e con l’obiettivo di verificare che gli adempimenti normativi e le prescrizioni di legge vengono osservate. Tale attività rientra tra i poteri degli organi verificatori senza alcuna richiesta o autorizzazione da parte di organi terzi. Quest’ultima è prescritta ed è vincolante ai fini dell’accesso presso i locali adibiti anche o esclusivamente all’abitazione del contribuente; in quest’ultimo caso, e non nel caso di locali adibiti ad uso promiscuo, è necessaria anche l’esistenza e l’esplicitazione di gravi indizi di violazioni. L’autorizzazione va richiesto alla Procura della Repubblica, con le opportune motivazioni e/o indizi di reato. L’art. 52 del Dpr n. 633 del 1972 disciplina le modalità di accesso e le attività degli organi verificatori presso i locali dei contribuenti al fine di reperire documenti e altri mezzi di prova utili all’accertamento delle imposte. Tale disposizione nasce ed è congeniata anche in ossequio dell’articolo 14 della Costituzione riguardante l’inviolabilità del domicilio e in armonia con l’interesse del Fisco alla repressione dei fenomeni evasivi con le opportune garanzie previste a favore dei contribuenti. Pertanto le possibili situazioni sono: accesso presso i locali adibiti esclusivamente all’esercizio dell’attività commerciale o professionale, in tale caso è sufficiente l’autorizzazione del Capo dell’Ufficio; accesso ai locali ad uso “promiscuo” è necessaria anche l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica; accesso in locali diversi ( destinati esclusivamente ad abitazione) l’autorizzazione del Pm può essere richiesta e rilasciata soltanto in caso di gravi indizi di violazioni delle norme fiscali. Le ultime due sono a tutela del contribuente e nel rispetto dell’inviolabilità del domicilio, pertanto il rilascio dell’Autorizzazione della Procura della Repubblica è un segnale di garanzia del contribuente , il quale si vede invadere c/o la propria abitazione o in caso di locali promiscui solo dopo che i verificatori hanno motivato al Pm le loro intenzioni. Nel primo caso l’accesso viene effettuato invece anche per una semplice verifica o ispezione sulla corretta tenuta della contabilità. La verifica fiscale nasce da un’ indagine demandata ai Verificatori finalizzata: - alla prevenzione, ricerca e repressione delle violazioni alle norme tributarie e finanziarie; - alla qualificazione e quantificazione della capacità contributiva del soggetto che ad essa è sottoposto; - ad acquisire qualsiasi elemento o notizia utilizzabile per la determinazione delle basi imponibili; - a combattere illeciti fiscali quali evasione, economia sommersa, frode fiscale. Poiché la verifica fiscale rappresenta, per il contribuente, un momento particolarmente delicato, è fondamentale che egli sia a conoscenza dei propri diritti e doveri nel rapporto con l’amministrazione finanziaria, nonché delle norme che regolano l’operato degli accertatori. La verifica, il controllo o qualsiasi altra attività ispettiva, deve soggiacere a delle regole ben precise: 1. l’ordine di servizio; 2 processo verbale giornaliero; 3 processo verbale di constatazione ossia il Pvc. Il Pvc ha natura di atto pubblico, e pertanto è soggetto a querela di falso esercitabile dal contribuente, contiene sia le constatazioni che le valutazioni del verbalizzanti. La querela di falso può essere presentata soltanto per le constatazioni e non anche per le valutazioni. La verifica viene avviata ai fini di tutelare l’interesse pubblico alla prevenzione, ricerca e repressione degli illeciti tributari e deve essere eseguita nel pieno rispetto dei diritti e delle garanzie riconosciute al contribuente sottoposto al controllo. L’articolo 12 dello Statuto dei diritti del contribuente prevede una durata massima delle verifiche, e precisamente c/o la sede del contribuente o suo delegato la permanenza non deve superare i 15 giorni per i lavoratori autonomi e le imprese in contabilità semplificata, 30 giorni per tutti gli altri. Per il calcolo dei giorni, devono essere compresi solo quelli di effettiva presenza dei funzionari presso i locali interessati dall’ispezione. Tale termine a seguito di sentenze della Cassazione non è perentorio , la violazione del periodo massimo di permanenza presso la sede del contribuente non comporta la nullità dell’atto.

di Carmine Damiano

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