Lunedì 21 Gennaio 2019 - 20:49

InSight su Marte: utilità delle missioni spaziali

Nelle scorse settimane una delle notizie di maggior rilievo, dal punto di vista scientifico, è stato l’arrivo della sonda InSight sulla superficie di Marte, dopo un viaggio di oltre sei mesi, e circa 480 milioni di chilometri percorsi. L’attesa delle notizie dalla sonda era spasmodica, considerato che la distanza dalla Terra è circa 146 milioni di km, tale che ogni messaggio o immagine impiega circa otto minuti per coprire il percorso e, quindi, anche eventuali istruzioni inviate per modificare parametri in fase di atterraggio sarebbe impossibile farle pervenire in tempo utile. Per questo motivo, infatti, nulla fu possibile quando il 16 ottobre 2016 la sonda europea Schiapparelli si schiantò in fase di atterraggio. In quell’occasione, infatti, un errore di calcolo produsse una serie di elaborazioni errate a cascata facendo credere al computer di bordo di trovarsi a pochi metri da terra, spegnendo quindi i propulsori che ne rallentavano la discesa, quando invece si trovava a oltre 3 km di altezza. La conseguenza fu un’impatto inevitabilmente catastrofico e mesi di ricerca ed attesa sfumati in pochi secondi, per non parlare della perdita economica. Superata l’euforia per il viaggio, subito l’attenzione si sposta sulla missione vera e propria: lo studio dei terremoti marziani, del flusso di calore proveniente dell’interno del pianeta e del suo campo magnetico. Tali indagini permetteranno di comprendere innanzitutto se Marte è ancora un pianeta geologicamente attivo o meno; inoltre racconteranno l’evoluzione del pianeta stesso; infine, gli studiosi sperano di riuscire a comprendere anche come si sono formati i pianeti rocciosi del sistema solare, tra cui, ovviamente, anche il nostro. A fare da tramite tra InSight e la Terra sono due suoi compagni di viaggio Mars-cube-one A e B che resteranno in orbita attorno al pianeta rosso per inviare sulla Terra i risultati delle ricerche della sonda. Questi sono satelliti in miniatura che, se porteranno a termine il loro lavoro, rappresenteranno una rivoluzione delle comunicazioni con le sonde spaziali, anche quelle attualmente in viaggio verso mete più lontane. Questa ennesima esplorazione spaziale a molti potrà far sorgere il dubbio che non sia uno spreco di soldi inutile, considerata la distanza del pianeta e la poco verosimile possibilità di colonizzarlo, almeno a breve. In realtà l’esplorazione spaziale ha ricadute fondamentali non solo per la conoscenza dei corpi celesti visitati, ma anche par la vita di tutti i giorni: i pannelli solari ideati per rendere autonomi i moduli che sono stati mandati prima sulla Luna e poi su Marte, che oggi sono un metodo diffusissimo di produzione di energia alternativa a quella fossile; i bracci robotizzati che eseguono raccolta di campioni, poi rielaborati e utilizzati, ad esempio, per la chirurgia di alta precisione e alta specializzazione; studi sanitari, osservando i danni riportati dagli astronauti che si trattengono nello spazio e riportano danni come osteoporosi; studio e realizzazione di nuovi materiali che passano poi ad essere utilizzati quotidianamente senza neanche accorgercene. Tutti questi sono solo pochissimi esempi di ricadute quotidiane positive della conoscenza dello spazio. La ricerca, dell’infinitamente piccolo o dell’infinitamente grande è e resterà sempre un investimento con ritorni positivi e, spesso, di utilità quotidiana. mi_sa@inwind.it

di Michele Sanvitale

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