Lunedì 10 Dicembre 2018 - 21:53

Napoli e il trapianto di midollo

Nei giorni scorsi, si sono verificate code letteralmente infinite a piazza Plebiscito, dove si poteva dare la propria disponibilità per la donazione del midollo. Tale manifestazione di solidarietà si è avuta per un bambino di 18 mesi, Alex, figlio di una coppia italiana residente a Londra, dove si trova ricoverato a causa di una patologia, la linfoistiocistosi emofagocitica, che colpisce in età infantile un bambino su 50.000. La patologia, come si può rilevare sul sito di Telethon, “è una malattia delle cellule del sistema immunitario caratterizzata da eccessiva proliferazione e infiltrazione di alcune cellule iperattive del sistema immunitario (macrofagi e linfociti T). La malattia (in genere scatenata da un’infezione virale) si manifesta di solito nei primi mesi di vita, con la comparsa di febbre elevata senza causa apparente e ingrossamento del fegato e della milza. Già nel momento della comparsa dei primi sintomi oppure in seguito possono manifestarsi anomalie neurologiche, come aumento della pressione intracranica, irritabilità, rigidità del collo, ipotonia o ipertonia, convulsioni, paralisi dei nervi cranici, atassia, emiplegia o tetraplegia, cecità e anche coma. Altre manifestazioni possono comprendere citopenia (riduzione delle cellule del sangue) e disturbi del fegato e del midollo osseo. Se non trattati, i bambini colpiti muoiono nei primi mesi di vita”. L’unica terapia che porta a guarigione consiste in un trapianto di midollo. Cerchiamo di capire a grandi linee in cosa consiste. Nel corpo umano, sia nei tessuti che negli organi, è presente una sorta di marchio distintivo del nostro patrimonio genetico. Questo marchio, chiamato HLA (Human Leukocyte Antigen), è differente da individuo a individuo ma, in alcuni casi, può essere molto simile. In quest’ultimo caso, si verifica che due midolli sono compatibili e, quindi, reciprocamente donabili ovvero, nel caso in cui uno dei due soggetti viene colto da una patologia che necessita di trapianto di midollo, l’altro può andarvi in soccorso attraverso donazione. La compatibilità, di solito molto probabile nei fratelli, può esserci anche con persone del tutto estranee. Per questo motivo vanno effettuati test per confrontare l’HLA del potenziale donatore con quello del paziente aspirante ricevente. Questi si eseguono attraverso un prelievo sanguigno o un tampone salivare. La fase successiva, una volta individuato il midollo compatibile, prevede il prelievo dal donatore e il trapianto vero e proprio. Il prelievo può essere effettuato in due modalità: il metodo classico, con un prelievo di sangue midollare dalle ossa del bacino, in una procedura da effettuarsi in anestesia totale e, quindi, un breve ricovero di 48 ore; una metodologia meno invasiva, invece, prevede un prelievo di sangue venoso preceduto da 5 giorni in cui il donatore assume un farmaco per aumentare le cellule staminali emopoietiche. Infine avviene il vero e proprio trapianto attraverso una semplice trasfusione di sangue. Questa procedura prevede una preparazione consistente in una breve fase di chemioterapia che “stordisce” in parte il sistema immunitario del ricevente per evitare che questo percepisca le cellule donate come elementi estranei da debellare. La speranza dei napoletani accorsi in massa nei giorni scorsi è che questo iter si possa compiere del tutto e portare a guarigione il piccolo Alex. mi_sa@inwind.it

di Michele Sanvitale

Commenta


cronaca
sport
politica
spettacoli

Rubriche

ODISSEA GASTRONOMICA
di Antonio Medici
RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
REPORTACI
di Automobile Club Napoli
BIRRA IN CAMPANIA
di Alfonso Del Forno
IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano
ODISSEA GASTRONOMICA
di Antonio Medici
RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)