Sabato 18 Novembre 2017 - 1:44

Nobel per la Fisica con lo zampino dell’Italia

Continua il consueto approfondimento dei premi Nobel assegnati in ambito scientifico. Questa settimana è la volta del premio dedicato alla Fisica, dove c’è in parte anche la partecipazione dell’Italia. Il riconoscimento è stato attribuito agli studiosi che hanno individuato le onde gravitazionali, previste dalle teorie di Einstein, ma la cui esistenza è stata dimostrata solo nel 2016 dai ricercatori Rainer Weiss, Barry C. Barish e Kip S. Thorne, promotori e fondatori del progetto Ligo, l’interferometro che ha registrato queste onde. Già in occasione della pubblicazione dello studio avemmo modo di descrivere la ricerca che, come accennato, parla anche un po’ italiano grazie alla partecipazione dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) con la presenza nell’osservatorio europeo Virgo, situato all’European Gravitational Observatory (Ego) a Cascina, in provincia di Pisa. Come accennato, tutto nasce da una delle tante intuizioni di Albert Einstein, che ipotizzò l’esistenza di queste onde nel caso di scontro tra enormi masse celesti, quali possono essere due buchi neri. Da questo scontro di dimensioni enormi, scaturirebbe un rilascio di energia sotto forma di onde che si propagherebbero nell’universo. Tali onde sarebbero in grado di produrre increspature dello spazio-tempo che, per Einstein, sono intimamente interdipendenti. Tale teoria ha trovato il suo riscontro finale grazie alle ricerche degli studiosi premiati col Nobel: essi, infatti, grazie agli interferometri Ligo, in grado di misurare grandi distanze basandosi sulle interferenze delle onde luminose, che in astronomia vengono usate per misurare le dimensioni dei pianeti, delle stelle e la distanza tra sistemi di stelle, hanno captato le interferenze provenienti dalla fusione di due buchi neri, avvenuta circa un miliardo e trecento milioni di anni fa. Lo scontro tra i due buchi neri si stima sia avvenuto ad una velocità di circa 150.000 km/s (la metà della velocità della luce) e gli effetti sono ancora oggi “visibili” nell’universo. I due buchi neri protagonisti di tale evento, misuravano approssimativamente 29 e 36 volte la massa del sole. Dalla loro fusione è derivato un unico corpo stellare con massa circa 62 volte quella solare. Le 3 masse mancanti si sono trasformate in energia, dando luogo all’onda gravitazionale che gli studiosi hanno captato attraverso Ligo. Non sono mancate, naturalmente, le parole entusiaste dei ricercatori italiani, come Gianluca Gemme, che coordina la partecipazione nazionale dell’Infn al progetto Virgo: «Come collaborazione Virgo accogliamo con entusiasmo la notizia del conferimento del premio Nobel per la fisica 2017 a Kip Thorne, Rainer Weiss e Barry Barish: la prima rivelazione diretta delle onde gravitazionali annunciata dalle collaborazioni Ligo e Virgo rappresenta uno dei risultati più importanti nella storia della fisica, e segna l’inizio di una nuova scienza, l’astronomia gravitazionale. Il premio è un riconoscimento al talento individuale e al lavoro collettivo di oltre mille fisici, ingegneri e tecnici, provenienti da ogni parte del mondo. L’Italia e i suoi centri di ricerca hanno avuto un ruolo di primissimo piano nella scoperta delle onde gravitazionali grazie al progetto Virgo, nato dall’idea di Adalberto Giazotto e del francese Alain Brillet. Virgo ha rappresentato un grande passo avanti nella tecnologia degli interferometri: è stato, infatti, il primo rivelatore al mondo capace di scendere alle basse frequenze, aprendo la strada all’americano Advanced Ligo. Adalberto Giazotto è stato inoltre il pioniere dell’idea della rete globale di rivelatori, che da oltre un decennio, grazie alla stretta collaborazione tra Ligo e Virgo, è diventata una realtà e ha contribuito in maniera determinante alla scoperta che oggi viene celebrata». mi_sa@inwind.it

di Michele Sanvitale

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