Martedì 23 Ottobre 2018 - 19:46

Terra dei fuochi, verità scientifiche e bonifiche sospette

“Terra dei Fuochi” oramai è diventato un marchio indelebile con cui marchiare la nostra terra, denunciare con dovizia di particolari di dubbia provenienza i meccanismi e i personaggi che l’avrebbero causata ma, soprattutto (ahimè) farsi tanta propaganda perché fa tanto chic. Come nostra consuetudine, non ci fermiamo alle dichiarazioni del vate di turno, a costo di passare come sempre per “negazionisti”, termine utilizzato come tatuaggio moderno per identificare e ghettizzare i liberi pensatori non omologati. Per approfondire il problema, abbiamo fatto due chiacchiere con il prof. De Vivo, già docente di Geochimica presso l’Università di Napoli Federico II, ora presso Università Pegaso, e oramai di casa su queste colonne, luminare che la cosiddetta Terra dei Fuochi l’ha realmente studiata e, quindi, uno dei pochi che ha autorità per parlarne. «Quando è scoppiata la vicenda “Terra dei Fuochi” sono più volte intervenuto sulla stampa, fra il 2013 e il 2016, invocando di procedere con metodo scientifico prima di tutto con un piano di monitoraggio regionale che accertasse lo stato del territorio, abbandonando le “emozioni” secondo le quali il presunto inquinamento prodotto nella Terra dei Fuochi avrebbe determinato un incremento della patologie cancerogene. La mia idea programmatica è stata poi fatta propria dalla Regione Campania, che ha finanziato nel 2015 all’Istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno di Portici il Progetto Campania Trasparente, alla cui base erano previste (ora completate) le attività di monitoraggio dei suoli, delle acque sotterranee, della vegetazione, dell’aria e delle matrici biologiche sull’intera Regione Campania. Personalmente sono stato il responsabile, attraverso due Convenzioni di Ricerca delle attività riguardanti il monitoraggio dei suoli e dell’aria. Ma prima ancora dei risultati di queste attività nell’ambito del Progetto Campania Trasparente ho pubblicato i dati riguardanti la distribuzione di 53 elementi inorganici (fra i quali i 15 elementi tossici previsti dalla L. 152/2006) e composti Organici: Idrocarburi Policiclici Aromatici-Ipa; Policlorobifenili- Pcb; Pesticidi-OCP, noti nella letteratura scientifica come Pop (Persistent Organic Pollutants) in due Atlanti Geochimici Ambientali riportanti i dati pregressi di mie attività di ricerca e la cartografia dei suoli (circa 3500 campioni) dell’intera Campania e in particolare del Sin Domizio Flegreo e Agro Aversano (circa 1000 campioni) (De Vivo B. et al., 2016. Atlante geochimico– ambientale dei suoli della Campania,Aracne Editrice, Roma; Lima A. et al., 2017. Distribuzione geochimica degli elementi inorganici nei suoli del Sin Litorale Domizio Flegreo e Agro Aversano, Aracne Editrice, Roma). Detti risultati sono stati pubblicati anche in circa 30 articoli scientifici su riviste internazionali di primaria rilevanza. In particolare i risultati contenuti negli atlanti li ho trasferiti alla Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica (12a Legislatura), durante una mia audizione nel 2015. Entro il 2018 saranno resi pubblici i dati ottenuti nell’ambito del Progetto Campania Trasparente su circa 10.000 campioni di suoli e su aria riguardanti ben 7 stagioni fra 2015 e 2016. Ebbene i dati scientifici confermano quello che mi era ben noto sulla base dei risultati parziali che vado raccogliendo dagli ultimi 20 anni. Vale a dire che nella Terra dei Fuochi la contaminazione di elementi quali Be, Sn, Tl, As, e altri è sostanzialmente del tutto naturale essendo legata al vulcanismo alcalino Napoletano e Campano e che la distribuzione dei valori “anomali” di elementi metallici potenzialmente tossici e di Ipa, Pcb, Ocp è essenzialmente distribuita intorno all’area metropolitana di Napoli e nell’area del Bacino del Sarno. La Terra dei Fuochi è interessata da alcuni superamenti per metalli potenzialmente tossici in aree spot, né più né meno come, si verifica in altre aree della Regione Campania (e dell’Italia). Questa situazione rendeva giustificabile il sequestro dei suoli agricoli operati nella Terra dei Fuochi da parte della Forestale diretta dal gen. Costa (ora Ministro dell’Ambiente), con conseguente distruzione del comparto agricolo della zona “incriminata” e di intera Campania? Assolutamente no! Si è proceduto con nessuna giustificazione scientifica nonostante fosse stato segnalata l’assurdità dei sequestri di terreni agricoli per “contaminazioni” per Be e altri elementi. Ma, a fronte della mole dei dati scientifici, ora si continua ad invocare la necessità di “bonifiche” nella Terra dei Fuochi.... a beneficio di chi e di quali interessi?».

di Michele Sanvitale

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