Lunedì 24 Settembre 2018 - 9:09

“Locanda Radici”, un progetto territoriale

Appena sotto mezzacosta, sul fianco dei monti che compongono il massiccio del Taburno Camposauro, corre una via lussureggiante e ombrosa. Nel tratto a nord ovest, tra Solopaca e Melizzano, la strada si affaccia su uno scampolo di Valle Telesina, ma lo sguardo libero plana sul Volturno e sulla sua piana. Proprio su una sorta di slargo panoramico, sotto un cielo aperto e indisturbato, si leva una masseria e la cucina di Angelo D’Amico. Lo chef, a lungo promessa della per lo più incolore cucina sannita, ha finalmente trovato, fuori dalle secche del ristorante dell’albergo beneventano cui a lungo ha prestato la sua opera, uno spazio in cui liberare il proprio talento. Si chiama “Locanda Radici” ed è, come annunciano e denunciano nome e insegna, un atelier in cui D’Amico modella un progetto gastronomico radicalmente territoriale. Occorre far attenzione e non incedere nell’errore di significare territorio come sinonimo di banalità, superficialità, semplicità, prossimità. Radici sono quelle che affondano, oltre che nella terra natia e nelle proprie origini, nella memoria dei sapori e nella schiettezza espressiva del territorio che li ha generati. Se così non fosse, non si spiegherebbe, del resto, il senso e la coerenza col contesto della seducente “parmigiana di melanzane con gamberi, riduzione di pomodoro san Marzano ai crostacei e origano” al fianco del magistrale, per abilità tecnica e sapienza nella creazione dell’equilibrio gustativo, “uovo croccante, pancotto di fagioli, funghi e tartufo nero pregiato” (col tartufo, invero, in edizione poco pregiata probabilmente per il periodo non propizio) e del coraggioso “musetto di vitello, patate, fagiolini e pesto di pistacchio” (encomio, nonostante il tedioso pistacchio, per l’ardire di proporre il “musso”). Meno complessi, ma molto saporiti, i primi con le baroccheggianti “candele spezzate, baccalà, pomodorino arrosto e guanciale” e i modaioli “cappellacci di mortadella, pistacchi (maledetti, immancabili in questo scorcio di terzo millennio) e aceto balsamico”. Torna la complessità, ben maneggiata, nei secondi, con accostamenti non scontati, come nel “lingotto croccante di stinco di maiale, gambero rosso di Sicilia e mela annurca” o, addirittura, felicemente esotici, come nel “petto d’anatra arrosto alle spezie, crocchetta di tapioca e ananas al peperoncino”. Poco intrigante l’assortimento dei formaggi, pur buoni, e carta dei vini radicale nel declinare il Sannio enoico nelle sue espressioni migliori. Fanno eccezione al contesto territoriale un pugno di etichette di spumanti e Champagne. A dispetto della vivacità dell’esterno quasi onirico per il panorama, il cielo, gli afrori di cespugli aromatici e una madonnina incastonata in tronco d’ulivo, che appare inattesa sulla via dell’uscita senza riuscire, tuttavia, a infondere in noi, sereni lussuriosi, alcun senso di colpa per i peccati di gola, e forse non solo, appena sospesi in attesa dei prossimi, gli interni, confortevoli, ben illuminati e spaziosi, sono ordinati e neutri fin troppo, conferendo un senso di distacco sostenuto anche dagli oramai immancabili runner (altra dannazione contemporanea) usati per l’apparecchiatura. Servizio preciso e attento. Conto sui 55 euro, vino escluso. Tre menù degustazione a 45- 55-65 euro. “LOCANDA RADICI” Strada Provinciale Frasso-Solopaca, 5 Melizzano tel. 0824 944506 - 3496901057 www.locandaradici.it  

di Antonio Medici

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