Mercoledì 20 Giugno 2018 - 15:12

Quattro anni di “Odissea”

È iniziata quattro anni fa l’avventura di questa rubrica, il sette giugno 2014. Senza alcuna presentazione. A ben vedere furono i primi due articoli a chiarire il senso e il taglio di Odissea Gastronomica. Quei due pezzi spaziavano tra la Sardegna e la Toscana, da Girotonno, manifestazione gastronomica che si svolge ogni anno a Carloforte, al ristorante stellato Butterfly della città che diede i natali a Giacomo Puccini, dando conto di esperiemze gastronomiche, sentimenti, tratti umani, contesti urbani e geografici. Fu chiara, quindi, ai lettori l’intenzione, evocata anche dal nome della rubrica, del resto, di raccontare le peripezie che si susseguono, attraversando luoghi, paesaggi, bicchieri, deschi or lontani or prossimi, distanti in ogni caso da una percorso predefinito, schematico. Odissea Gastronomica è un viaggio casuale e travagliato ma con una meta precisa: il resoconto onesto e appassionato di locali, vini e tendenze del food. In questi anni, così, ci sono state recensioni di ristoranti, storie di vini e vignaioli, cronache, satire, commenti. Qualche illustre collega si è adirato, qualche altro ha sorriso. Anche i giornalisti gastronomici fanno parte del mondo del food e è bene ogni tanto parlare di questo mestiere, con i suoi vizi e i suoi pregi. Lungo quattro anni e oltre centocinquanta articoli ci è scappato anche qualche pezzo più intimo, come le apologie o quello sull’alluvione a Benevento, e qualcuno pure a cavallo tra politica e gastronomia. Spesso, periodicamente, diremmo, si è ricorso all’ironia e al paradosso per punzecchiare le manie, le mode e le sciocchezze del dibattito ipertrofico sulla cucina, sugli chef, sul cibo. Sono stati recensiti libri, si è discusso di nuove leggi (come quella sullo spreco alimentare), c’è stato spazio per giovani chef e vecchie storie di cantina. Senza dubbio ci sono stati passaggi a vuoto e qualche sgrammaticatura (segnalata via mail da attenti lettori). Non sono mancate donne e allusioni erotiche, mai troppo esplicite, tuttavia. Si può mangiare e bere, discutere del piacere del gusto senza pensare a una donna o a più donne, vere o immaginarie che siano? Se già Terenzio nel 161 ac, nell’Eunuco, citava, ingentilendolo, il proverbio greco “senza Cerere e Libero resta fredda Venere”, è da escludersi recisamente. Il mio amico Giancristiano dice che solo chi non tiene una rubrica settimanale non conosce la fatica di una rubrica settimanale. Lungi dall’autocelebrazione, ricordiamo che dopo quattro anni ancora non riusciamo a dare al direttore un pezzo di riserva per il caso di un un impedimento improviso o un collegamento inaffidabile. Non a caso, così, l’Odissea ha saltato qualche approdo settimanale, accompagnata dal cupo silenzio di Sasso. Palato e pancia nonostante il caldo son sul chi va là per il prossimo numero, questa settimana hanno goduto di meritato riposo e immeritata autocelebrazione.

di Antonio Medici

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