Sabato 15 Dicembre 2018 - 13:38

Bella ‘Mbriana, credenza popolare nella birra

Bella ‘Mbriana è lo spirito benefico della casa secondo la credenza popolare napoletana. Invocata quando si cercano buoni auspici, protegge chi la venera e rispetta. Ispirandosi a questa tradizione popolare, Prisco Sammartino (nella foto) nel 2012 sceglie il nome Bella ‘Mbriana per il suo birrificio artigianale di Nocera Inferiore. La professione di architetto la si riscontra immediatamente nelle soluzioni grafiche e nel packaging delle sue birre, caratterizzate da una scelta oculata delle diverse bottiglie e dal singolare utilizzo dei tappi in sughero per gran parte della produzione. L’eleganza esteriore non viene tradita dalle birre, che intraprendono percorsi diversi tra loro, tutti legati all’estro del birraio. Per chi volesse avvicinarsi alle birre dell’alchimista nocerino, consiglio di bere la Nefeli (blanche da 5,1°), la Zazzà (saison di 7,5°) e la Simum (dark strong ale di 8,4°). Volendo addentrarsi nel mondo delle “contaminazioni” con la frutta, una prima scelta è sicuramente la Apariata, american pale ale con pesche di 6,1°. Parlando di frutta, non possiamo evitare di assaggiare le Italian Grape Ale, birre in cui viene aggiunto il mosto d’uva. Le IGA di Bella ‘Mbriana si chiamano Mostò e possiamo trovarle in tre versioni: con mosto di Fiano, mosto di Greco di Tufo e mosto di Fiano maturata in botte di rovere 16 mesi. Ed è proprio il mondo delle botti che caratterizza alcune delle produzioni più intriganti del birrificio. Fornitore della cantina di Prisco Sammartino è l’azienda D’Ambrosio di Sarno, bottari da generazioni. Il passaggio in legno viene fatto dalla Cerasella, maturata con Ciliegie Spernocchia di Bracigliano, la Granatale, con melograno del Cilento, la Prunus Spynoza, che utilizza le prugne selvatiche sempre del Cilento, la Reposada, strong ale belga che “riposa” 18 mesi in legno, la Pellecchiella, maturata con le omonime albicocche del vesuviano, e per finire la Ficà, realizzata con la macerazione dei fichi bianchi del Cilento. A completamento della gamma, troviamo due birre prodotte con la fermentazione spontanea, cioè senza inoculo dei lieviti: la Exenthia e la Zimmaro. La prima viene lasciata in acciaio per sei mesi a tino aperto, per poi essere imbottigliata e lasciata maturare due anni in bottiglia. La Zimmaro viene fermentata in botte con la sola aggiunta di mosto di Caprettone del Vesuvio, restando in maturazione, nella stessa botte, un anno prima dell’imbottigliamento. Con un assortimento così variegato e ricercato, senza dimenticare le credenze popolari napoletane, come si fa a non avere la Bella ‘Mbriana nelle nostre case? Cheers.

di Alfonso Del Forno

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