Domenica 19 Agosto 2018 - 10:06

Vincenzo Serra e il Birrificio dell’Aspide

La folgorazione verso la birra artigianale ha una data precisa per Vincenzo Serra: ottobre 2000. Questa non è avvenuta sulla via di Damasco, come per San Paolo, ma su quella di Torino, sede in quei giorni del Salone del Gusto. Nella manifestazione organizzata da Slow Food, Vincenzo era presente per rappresentare alcuni produttori di formaggio cilentano e nei giorni dell’evento ebbe la possibilità di conoscere da vicino la birra artigianale dei birrifici presenti a Torino. Da quel momento la birra è entrata a far parte della vita di Vincenzo, dapprima come appassionato homebrewer per poi diventare un vero e proprio lavoro nel 2011, quando nasce il Birrificio dell’Aspide. Forte degli studi in Farmacia e dei continui viaggi nell’Europa brassicola, Vincenzo Serra riesce a padroneggiare le materie prime nel piccolo birrificio di Roccadaspide, dove sembra calzare a pennello la definizione che per fare grandi birre non è necessario un grande birrificio ma un grande birraio. L’impianto ha una capacità di 750 litri e al momento vengono prodotti circa 400 ettolitri all’anno. La filosofia di base è quella di produrre birre dalla facile bevuta, ispirate a stili classici, ma con un pizzico di caratterizzazione che rende uniche le birre stesse. La Belle Saison, pluripremiata in concorsi e guide, è un esempio didattico di questa tipologia d’impostazione. Partendo dalla ricetta di una farmhouse ale (saison), questa birra viene fermentata, nei primi giorni, con un lievito autoctono prelevato dal birraio dalla buccia di una mela cotogna del suo giardino, poi propagato in birrificio. Dopo un paio di giorni viene aggiunto il French Saison che completa la fermentazione. Le caratteristiche organolettiche di questa birra sono sicuramente uniche, pur rimanendo nel range di uno stile birraio ben preciso. Con la stessa cura e passione vengono prodotte le altre birre della gamma: la Blonde (golden ale di 5,5), la Jurmanita (ipa da 6,6), la Fenix (apa da 5,8°), la Gairloch (scotch ale da 7,0°), Nirvana (strong belgian ale da 7,5°), Zarina (russian imperial stout da 12°) e l’ultima nata, la Barista (imperial coffee porter da 7°). La curiosità verso il mondo delle fermentazioni alcoliche di Vincenzo Serra non si ferma alle birre classiche prodotte abitualmente. Sono diverse le sperimentazioni relative alle fermentazioni spontanee, miste e a quelle con ceppi di lievito non usuali. Ed è proprio in questo che settore che Vincenzo ha deciso di stupirci sempre più, senza però tralasciare le birre “quotidiane”. Una chicca non di poco conto è quella relativa al pollaio che si trova di fianco al birrificio. Qui sono presenti più di 100 galline ovaiole che vengono alimentate con le trebbie che avanzano dalla produzione della birra. Le uova prodotte sono eccezionali e sono l’ennesima dimostrazione di quanto sia forte il legame di questo birraio alla terra di appartenenza. Non a caso, il Birrificio dell’Aspide ha avuto la conferma della Chiocciola nella Guida alle Birre d’Italia di Slow Food. Cheers.

di Alfonso Del Forno

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