Domenica 27 Maggio 2018 - 21:21

Salvini: «Stasera lista a Conte»

"Passi indietro la Lega ne ha già fatti abbastanza: abbiamo già fatto tutto quello che potevamo fare". Così Matteo Salvini risponde a chi gli chiede se il Carroccio intende fare passi indietro sulla lista dei ministri.

"Già stasera - dice ai microfoni di SkyTg24 e dei giornalisti presenti fuori dalla sede di via Bellerio a Milano - daremo al presidente del Consiglio incaricato i nomi della Lega che sono pronti a fare i ministri e lavorare per il bene dell’Italia".

"Non ne faccio una questione di nomi e cognomi, ma di rispetto del voto degli italiani", aggiunge il segretario federale della Lega.

Assedio a Mattarella

Quirinale sotto assedio. E' braccio di ferro sul nome di Paolo Savona indicato dalla Lega e condiviso con i 5 Stelle per la delicata casella del ministero dell'Economia. Matteo Salvini, forte di quello che considera un sostegno pieno da parte di Luigi Di Maio, non intende cedere sull'economista euroscettico ed è pronto a far saltare il banco se non dovesse cadere il veto del Colle. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non sembra però disposto ad accettare diktat, né intende svolgere una semplice funzione 'notarile'. L'impasse, che sta complicando il lavoro del presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte per la definizione del puzzle di governo, non sembra di facile soluzione e i toni di conseguenza si alzano.

Salvini ieri si è detto "davvero arrabbiato" in un post su Facebook che ha avuto il like di Di Maio e oggi rincara la dose giurando che non sarà mai scelto come ministro del Tesoro un amico di Berlino. Il Capitano insomma non molla ed è pronto a convocare nelle prossime ore a Milano lo stato maggiore del partito per ribadire la 'linea del Piave': da qui non si passa, o Savona o si ritorna al voto.

I grillini sposano da parte loro la linea dura della Lega. Nelle ultime ore si registra un forte pressing anche di Luigi Di Maio, che prova a fare quadrato attorno a Savona. Il capo politico M5S, a quanto apprende l'Adnkronos da esponenti pentastellati, avrebbe chiesto a parlamentari e collaboratori di sondare la disponibilità di figure di alto profilo del mondo economico o accademico a spendersi con 'endorsement pesanti' nei confronti di Savona.

Sul nome dell'economista euroscettico si espone l'ex deputato M5S Alessandro Di Battista. "Il presidente della Repubblica - sottolinea - ha tutto il diritto costituzionale di voler concordare alcuni ministri con il presidente del Consiglio incaricato", ma è "assolutamente inaccettabile" che ponga veti sul ministro dell'Economia, malgrado "il curriculum eccellente che vanta il dott. Savona". "Ricordo - aggiunge Di Battista - che Mattarella ha accettato Alfano - ripeto Alfano - ministro degli Esteri senza batter ciglio ma si oppone a un uomo di grande valore come Savona".

Assist a Salvini anche da Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia, che, pur premettendo di "non aver cambiato idea sul governo giallo-verde", offre il suo "convinto aiuto per rivendicare il diritto di un governo a scegliere un ministro dell'Economia non indicato da Bruxelles". "Su Paolo Savona - dichiara Meloni -, una nuova inaccettabile ingerenza di Mattarella".

Cauto il presidente della Camera Roberto Fico, che a chi gli chiede se non sia eccessivo che salti tutto per il nome di Savona, risponde: "Questa è un'interlocuzione tra il presidente della Repubblica e il presidente incaricato, lasciamo a loro. Poi vediamo. Io - aggiunge - spero che si vada avanti".

Difende Mattarella il segretario reggente del Partito democratico Maurizio Martina. "In queste ore - tuona - assistiamo da parte di Lega, Cinque Stelle e Fratelli d'Italia ad attacchi gravi e sconsiderativerso le prerogative della Presidenza della Repubblica. La pressione senza precedenti che vogliono alimentare - sottolinea - è inaccettabile. Salvini si vergogni". Anche l'ex presidente della Camera Laura Boldrini esprime solidarietà al presidente della Repubblica "oggetto - scrive su Facebook - di una pressione partitocratica come mai si era vista nella storia della Repubblica".

Preoccupazione viene manifestata da Forza Italia per la situazione di stallo. ''Sono passati quasi tre mesi dal voto del 4 marzo, e ancora fatica a nascere un governo in grado di dare risposte agli italiani", dice Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera, concludendo: "Basta perdite di tempo". Al momento però una soluzione per superare l'impasse ancora non c'è. La strada per il governo giallo-verde è in salita.

Dema: de Magistris presidente, Panini responsabile nazionale

NAPOLI. Si è conclusa con l'elezione del presidente, del responsabile nazionale e dei componenti del coordinamento la due giorni di assemblea congressuale del movimento Dema a Napoli. Dopo l'appuntamento di ieri al cinema Modernissimo, con la partecipazione di movimenti e realtà di base di tutta Italia, di sindaci ed esponenti politici nazionali ed europei, oggi gli iscritti si sono riuniti alla Domus Ars per l'elezione degli organismi di Dema. Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, è stato eletto per acclamazione presidente, mentre Enrico Panini ricoprirà il ruolo di responsabile nazionale del movimento. I membri eletti nel coordinamento di Dema sono Geppino Aragno, Alessandra Clemente, Marco Cocifoglia, Claudio de Magistris, Maria De Marco, Luigi Felaco, Egidio Giordano, Giovanni Grilli, Chiara Guida, Simonetta Marino, Enrico Panini, Paola Pastorino, Carmine Piscopo, Carmine Sgambati e Flavia Sorrentino. "L'assemblea di Dema è stata una grande prova di crescita e di maturità", ha spiegato il neo presidente di Dema, Luigi de Magistris. "Abbiamo la consapevolezza di quanto sia giusto aprire oggi una fase nuova - ha aggiunto - con tutti i rischi e le opportunità ma anche con la passione che ci contraddistingue. Adesso si apre la fase della costruzione della dirigenza politica: oggi abbiamo messo un primo tassello ma, tra la fine della primavera e l'inizio dell'estate, oltre 50 persone entreranno a far parte dei nostri organismi dirigenti. Fino ad ottobre, porteremo avanti un congresso itinerante, che toccherà i luoghi che più potranno soffrire gli effetti del contratto di diritto privato di Lega e Movimento 5 Stelle. Ci poniamo come alternativa a questo governo che non ci piace per nulla, andando oltre la sinistra. Noi non parliamo soltanto alla sinistra, infatti il nostro campo sarà molto più grande, orientato verso l'inclusione e l'unità". 

Renzi: «Lo spread? Colpa di Salvini e Di Maio»

"Caro Salvini, caro Di Maio: se volete sapere di chi è la colpa dello spread che sale non fate dirette Facebook urlando contro l'Europa: fatevi un selfie". E' il duro attacco di Matteo Renzi su Facebook contro i leader di Lega e 5 Stelle impegnati nella formazione di un governo gialloverde. "Se aumenta il costo dei mutui, la responsabilità è solo vostra", sottolinea l'ex-segretario del Pd.

"Lo spread sale ai massimi dal 2013. Chi è il colpevole? Non c'è nessun complotto, non guardate Bruxelles, non è colpa dei mercati finanziari. Il responsabile - rimarca - ha sempre un nome, in questo caso due cognomi: Salvini e Di Maio. Se sale lo spread è grazie al teatrino incredibile di questi giorni"

Il ritorno dello spread ai massimi dal 2013, continua Renzi, non è "una notizia tecnica perché purtroppo riguarda la nostra vita. Dai prossimi giorni, infatti, i mutui per le famiglie costeranno di più, l'accesso al credito per le piccole imprese sarà più difficile e pagheremo di più gli interessi sul debito pubblico".

"Da 84 giorni questi signori stanno prendendo in giro tutti gli italiani, anche quelli che li hanno votati. L'aumento dello spread dipende da ciò che hanno detto e scritto nelle varie bozze del contratto di governo: tagliare 250 miliardi di debito, minibot e altre amenità. Quando proveranno a fare ciò che hanno promesso (Fornero, Flat Tax, reddito di cittadinanza) e scopriranno che non ci sono soldi, allora sì che ne vedremo delle...brutte", sottolinea.

"Spero che sia chiaro a tutti perché ho insistito tanto perché il Pd non facesse l'accordo con nessuno di questi signori. Con noi lo spread è sceso, il Pil è ripartito, i posti di lavoro sono aumentati. Ora che tocca a loro, l'inizio è balbettante. E il conto lo pagheranno gli italiani", conclude Renzi.

Di Maio tra due fuochi

Luigi Di Maio tra due fuochi. Da una parte il Quirinale, col quale il capo politico grillino intende mantenere buone relazioni istituzionali senza forzare troppo la mano, e dall'altra Matteo Salvini, partner di governo, che il leader M5S (di concerto con il presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte) intende appoggiare nella scelta di Paolo Savona come ministro dell'Economia, nonostante le forti perplessità avanzate dal Colle sul suo nome.

"Salvini fa sul serio, potrebbe mandare tutto all'aria e decidere di tornare al voto", dice all'Adnkronos un parlamentare pentastellato di primo piano. Ma quello relativo al ministero dell'Economia non sarebbe il solo nodo sul tavolo. Secondo fonti del centrodestra anche le caselle Esteri, Giustizia e Difesa sarebbero ancora un rebus nell'ambito della partita con il Quirinale.

Intanto la Lega non intende retrocedere di un millimetro su Savona e incassa il sostegno della leader di Fdi Giorgia Meloni, che attacca il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: "Su Paolo Savona - rimarca la parlamentare in una nota - una nuova inaccettabile ingerenza di Mattarella, dopo l'ostinazione a non conferire l'incarico di governo al centrodestra. Ho comunicato a Salvini che Fratelli d'Italia, pur senza aver cambiato idea sul governo giallo-verde, offre il suo convinto aiuto per rivendicare il diritto di un governo a scegliere un ministro dell'Economia non indicato da Bruxelles".

Dopo aver manifestato tutta la sua 'arrabbiatura' in un post pubblicato su Fb ieri sera (e che ha incassato il like di Di Maio), oggi Salvini torna alla carica e rivendica la possibilità di scegliere liberamente il capo del dicastero di Via XX settembre: "Giornali e politici tedeschi insultano: italiani mendicanti, fannulloni, evasori fiscali, scrocconi e ingrati. E noi dovremmo scegliere un ministro dell'Economia che vada bene a loro? No, grazie! #primagliitaliani", scrive il “Capitano" sul social network.

Altra partita cruciale quella della delega su telecomunicazioni oggetto di frenetiche trattative in questi giorni e che, stando agli ultimi boatos, dovrebbe rimanere in capo ai 5 Stelle, a cui spetterebbe il Mise e il Lavoro (dicasteri fortemente voluti da Di Maio).

Salvini: «No a ministro del Tesoro che piace a Berlino»

Matteo Salvini sempre più arrabbiato. Dopo il post lapidario di ieri sera in cui esprimeva tutta la sua ira per lo stallo sulla formazione del governo e il nodo del ministero dell'Economia ancora da sciogliere, il leader della Lega torna oggi all'attacco sempre su Facebook: "Giornali e politici tedeschi insultano: italiani mendicanti, fannulloni, evasori fiscali, scrocconi e ingrati. E noi - sottolinea - dovremmo scegliere un ministro dell’Economia che vada bene a loro?No, grazie! #primagliitaliani".

Il riferimento è al durissimo attacco di ieri del settimanale tedesco Der Spiegel contro "gli scrocconi di Roma". "Il nuovo governo promette agli italiani il paradiso in terra", ma vuole far pagare il conto ai vicini anche se non è certo un paese povero, scrive nell'articolo che ha fatto infuriare Salvini il giornalista Jan Fleischauer, ricordando che il contratto stipulato fra Lega e M5S prevede di chiedere alla Bce il condono di 250 miliardi di debiti.

Governo, tempi più lunghi

Il braccio di ferro sul nome di Paolo Savona potrebbe portare a uno slittamento dei tempi per la presentazione della lista dei ministri al Quirinale dal parte del presidente incaricato, Giuseppe Conte. A quanto apprende l'AdnKronos da ambienti parlamentari della Lega, non è da escludere che Conte possa salire solo domani al Colle, da Mattarella, per consegnare i nomi della compagine di governo.

Ai suoi, il leader del Carroccio Matteo Salvini avrebbe detto - riportano fonti della Lega - che la vicenda Savona, tutt'ora in discussione è "una questione che compete, come responsabilità, alla segretaria di via Bellerio" e che quindi sono probabili tempi più lunghi per la chiusura della lista dei ministri.

NOME SAVONA RESISTE- A quanto apprende l'Adnkronos da autorevoli fonti M5S, il nome di Savona sarebbe ancora presente nella squadra di governo 5 Stella-Lega. Il nome dell'economista euroscettico, dunque resterebbe in corsa.

VERTICE CONTE-DI MAIO-SALVINI - Oggi c'è stato un nuovo incontro alla Camera tra Conte, il capo politico del M5S Luigi Di Maio e Salvini. "Mattinata di lavoro molto proficua. Stiamo lavorando per dare il governo del cambiamento a questo Paese", ha scritto il presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte, in un tweet postando la foto con Di Maio e Salvini.

Il capo politico del M5S, allentandosi da Montecitorio, ha commentato: "L'incontro è andato molto bene, è come se avessimo lavorato sempre insieme. C'è una totale sinergia e sintonia, stiamo lavorando velocemente per assicurare il governo del cambiamento prima possibile". "Quello che posso dirvi - ha proseguito Di Maio - è che c'è molta compattezza, siamo molto soddisfatti del lavoro che stiamo portando avanti". Con Conte e Salvini "ci capiamo al volo".

CONTE A BANKITALIA - In mattinata Conte ha visto il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco. Il colloquio è durato un'ora e mezza: "Abbiamo parlato dello stato dell'economia italiana; doverosamente c'è stato un aggiornamento. Tutto qui", ha spiegato il premier incaricato, che è poi andato via in taxi.

Dema, de Magistris si candida alla presidenza e punta alle elezioni

NAPOLI. Resterà con ogni probabilità fortemente legato al suo fondatore Luigi de Magistris il movimento politico Dema (Democrazia e autonomia), che oggi tiene la sua prima assemblea e apre la fase congressuale che si terrà in autunno. La svolta sarà rappresentata dall'elezione, domani nella giornata riservata agli iscritti di Dema, del presidente, del responsabile nazionale e della segreteria politica. de Magistris si candida alla presidenza e annuncia che indicherà come responsabile nazionale del movimento Enrico Panini, assessore al bilancio e alle attività economiche della sua Giunta comunale. "si apre una fase organizzativa nuova - spiega de Magistris - avremo un coordinamento di alto livello, nomineremo la segreteria politica e i dipartimenti tematici. Da qui a qualche giorno Dema avrà un gruppo di dirigenti politici di circa 50 persone e non solo di Napoli, perché non è un movimento meridionale ma europeo". Da questo momento, annuncia inoltre de Magistris, Dema parteciperà a tutte le competizioni elettorali: "Noi da questo momento ci saremo sempre - spiega - anche se si dovesse votare per le elezioni politiche tra tre mesi, ci saremmo". Un appuntamento cerchiato in rosso è senza dubbio quello delle regionali del 2020: "Dema non starà a guardare", assicura de Magistris che, interpellato su una sua possibile candidatura diretta contro l'attuale governatore Vincenzo de Luca, con il quale i rapporti sono ai minimi storici, spiega: "Sono sindaco fino al 2021, non deciderò io. Ma davanti a una sollecitazione alla candidatura, se lo chiederà il popolo, se lo chiederà Dema, se si creerà una coalizione che possa portare il fresco profumo di libertà che abbiamo portato al Comune anche alla Regione, non potrò che rifletterci con serenità".  Il movimento Dema però, secondo il suo fondatore, dovrà inevitabilmente dimostrarsi capace di camminare con le proprie gambe: "In Dema ho una posizione leaderistica forte che mi riempie di orgoglio e di responsabilità - dichiara - ma un movimento con un leader ma senza classe dirigente, militanti e organizzazione non va da nessuna parte. Ecco il passaggio di oggi, la costruzione di un movimento che abbia una squadra per candidarci a guidare il paese, per una lista transnazionale, per le regionali e per le amministrative del 2021 che senza di me saranno il primo banco di prova per capire se Dema vincerà anche senza de Magistris".

Conte: "Oggi al Colle? Vediamo"

Prima l'incontro con Visco, poi Di Maio e Salvini e alla fine, forse, il Colle. Giornata ricca di appuntamenti quella del presidente del Consiglio incaricato, Giuseppe Conte.

In mattinata ha visto il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco. Il colloquio è durato un'ora e mezza: "Abbiamo parlato dello stato dell'economia italiana; doverosamente c'è stato un aggiornamento. Tutto qui" ha detto Conte, che è poi andato via in taxi, così come era arrivato. E ora il professore continua a dedicarsi alla composizione della squadra di governo.

AL COLLE - "Se oggi andrò al Colle? Vediamo e lavoriamo" ha detto poi il presidente incaricato, rispondendo ai cronisti al suo arrivo a Montecitorio dove, come rivelato da fonti M5S, è previsto un incontro con il capo politico del M5S Luigi Di Maio e il segretario della Lega Matteo Salvini. Al vertice, risolutivo per la formazione del governo e la definizione della lista dei ministri, partecipano anche il capogruppo della Lega Giancarlo Giorgetti e Vincenzo Spadafora, uno dei più stretti collaboratori di Di Maio.

GIURAMENTO - In serata dovrebbero poi chiudere la squadra e, sabato, Conte e i suoi ministri dovrebbero giurare al Quirinale, presumibilmente verso ora di pranzo. E' questa la 'tabella di marcia' che arriva da autorevoli fonti parlamentari M5S, ottimiste sul timing delle prossime ore.

I MINISTRI - La squadra, viene spiegato, sarebbe già ben definita, tutte le caselle al loro posto. Unico nodo sul tavolo il dicastero dell'Economia, con la Lega che, a detta dei 5 Stelle, non vuole cedere sul nome di Paolo Savona. Ma il problema, ragionano nel Movimento, è tra il Colle e il Carroccio e i Stelle non intendono fare pressing su Matteo Salvini riguardo all'economista anti-euro.

PRESSIONI - "Loro hanno accettato il nome di Conte - spiegano - noi non possiamo pretendere che facciano un passo indietro su Savona. Al limite è il Quirinale che può forzare la mano, noi staremo al nostro posto".

SPREAD - Intanto a Milano pesano le incertezze sul governo: Piazza Affari scambia negativa nelle prime battute della seduta, in controtendenza rispetto al resto d'Europa. Il Ftse Mib segna un calo dello 0,34% appesantita dai titoli del comparto bancario e dalle utility, mentre lo spread Btp-Bund decennali supera quota 200 punti.

Sudoku ministri

Per la squadra di governo, Conte si è già messo al lavoro, con la lista dei ministri da presentare a Mattarella che si delinea di ora in ora. Ma nel rebus ministeriale restano diversi nodi da sciogliere. Soprattutto per quanto riguarda alcune caselle chiave. Prima su tutte quella dell'Economia, dove lo scoglio più grosso resta il nome di Paolo Savona. Nome sul quale vengono sollevati diversi dubbi e che ieri ha generato un braccio di ferro tra il Colle e M5S-Lega.

LO SCOGLIO SAVONA - Grillini e leghisti sono tornati a insistere sull'economista euroscettico per la casella di via XX settembre. Salvini è stato chiaro: Savona è "il meglio". E Di Maio si è allineato con il leader del Carroccio. Ma dal Quirinale è trapelata una forte preoccupazione per i diktat imposti dalle due forze politiche sui ministri.

GIORGETTI - Ora spetterà a Conte il compito di trovare la soluzione al risiko ministeriale. Ma se il prof eurocritico non dovesse spuntarla, al suo posto sarebbe pronta una figura politica. Nei giorni scorsi sono salite le quote del vicesegretario leghista Giancarlo Giorgetti, in corsa al momento per il ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Un cambio di rotta di Giorgetti, però, potrebbe generare altri 'buchi' nel sudoku di governo.

MISE+LAVORO - Restano poi le questioni legate ai ministeri degli Esteri e delle Infrastrutture. Per non parlare del nodo delle deleghe pesanti, come quella telecomunicazioni, di competenza del Mise. Ministero, quest'ultimo, che Luigi Di Maio avrebbe 'prenotato' per i 5 Stelle e che vorrebbe accorpare a quello del Lavoro.

LE ALTRE CASELLE - Stando ai rumors, la poltrona della Difesa, altro dicastero chiave, potrebbe essere occupata dalla docente universitaria Elisabetta Trenta, mentre a guidare l'Ambiente potrebbe essere chiamato l'ex comandante dei forestali Sergio Costa. Al timone di Beni culturali e Turismo, invece, restano in pole i nomi del pentastellato Emilio Carelli e del leghista Gian Marco Centinaio. E se alla Giustizia potrebbe andare Alfonso Bonafede, restano saldi i nomi di Salvini e Di Maio per le caselle di Interno e Lavoro.

IL REBUS ESTERI E INFRASTRUTTURE - Nel toto-ministri, le Infrastrutture sono ancora un rebus. Stando agli ultimi boatos, le chance che Laura Castelli diventi ministro potrebbero sfumare. A pesare sarebbero le sue posizioni no Tav. Anche per la guida della Farnesina, le quotazioni del diplomatico Giampiero Massolo sono date in calo. Nello scacchiere è spuntato il nome dell'ambasciatore in Qatar, Pasquale Salzano. Secondo fonti 5 Stelle la partita si chiuderà nelle prossime ore.

Pagine


cronaca
sport
politica
spettacoli

Rubriche

IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
REPORTACI
di Automobile Club Napoli
I PERSONAGGI
di Mimmo Sica
LA SCIENZA PER TUTTI
di Michele Sanvitale
SCATTI DI BIRRA
di Alfonso Del Forno
IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano
ODISSEA GASTRONOMICA
di Antonio Medici
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
REPORTACI
di Automobile Club Napoli
I PERSONAGGI
di Mimmo Sica