Domenica 18 Novembre 2018 - 14:55

Primarie Pd, ancora non c'è data

A otto mesi dalla sconfitta del 4 marzo è partito oggi ufficialmente il Congresso del Pd. Maurizio Martina si è dimesso, l'Assemblea nazionale, riunita all'hotel Ergife, si è sciolta e la Direzione dem ha nominato la Commissione congresso (presidente Gianni Dal Moro), l'organismo che reggerà il partito di qui all'elezione del nuovo segretario.

Quando? Non si sa ancora. Oggi è stata siglata un'intesa per affidare alla stessa Commissione congresso, in cui sono rappresentate tutte le componenti dem, la decisione. Si vedranno martedì, la riunione è già stata fissata. Le opzioni tra il 17, il 24 febbraio e il 3 marzo sono tutte ancora aperte. Su questo, presumibilmente, si concentrerà il dibattito interno con polemiche annesse nei prossimi giorni.

"Fosse per me le primarie si dovrebbero fare a inizio febbraio, ma non decido io", ha detto Paolo Gentiloni. Matteo Orfini in Direzione ha fatto notare che prima di metà febbraio non ci sarebbero i tempi tecnici per le primarie. Né, formalmente, sono ancora in campo tutte le candidature. Oggi all'Ergife c'erano i candidati già in pista: Nicola Zingaretti, Matteo Richetti, Cesare Damiano (che ha parlato a lungo con il governatore del Lazio), Francesco Boccia e il giovane Dario Corallo. Ed anche i candidati in pectore Marco Minniti e il segretario uscente Maurizio Martina.

Oggi Matteo Ricci ha diffuso un appello di oltre 500 sindaci per Minniti, una raccolta firme organizzata da Luca Lotti. "Serve una guida forte e autorevole, per un'opposizione netta e per un'alternativa riformista e di popolo", scrive Ricci su Twitter. L'ex-ministro dell'Interno potrebbe sciogliere domani: è prevista la sua partecipazione alla trasmissione di Lucia Annunziata e in quella sede potrebbe annunciare la sua candidatura ma non il ticket con Teresa Bellanova.

Minniti, a quanto viene riferito, non avrebbe risposto positivamente all'offerta dei renziani: un ticket con la 'renzianissima' Bellanova per garantire il sostegno compatto dell'area. "La cosa al momento è congelata", si fa sapere. Però potrebbe esserci una lista collegata alla candidatura Minniti, la cosa era stata accennata a Salsomaggiore da Andrea Marcucci. Matteo Renzi, da parte sua, si tiene fuori. Oggi ha marcato plasticamente la distanza dalle dinamiche congressuali non facendosi vedere all'assemblea dell'Ergife.

In attesa che si completi la griglia dei candidati, Zingaretti continua a marciare. "Faccio un appello a tutti quelli che vogliono il cambiamento: segnatevi in agenda la data delle primarie e venite a votare", ha detto a margine dell'Assemblea lanciando una proposta: "Facciamo partecipare tutti, eliminando anche quell'euro previsto per poter votare perchè per votare non bisogna pagare ma basta fare una sottoscrizione. Se diamo il messaggio che insieme cambiamo pagina ci sarà una straordinaria risposta anche da chi si è sentito tradito da M5s e Lega. Tutti ai gazebo".

Il governatore del Lazio ha promesso: "Io farò di tutto per aprire una nuova stagione e una nuova speranza. Può farlo un partito aperto che sappia rifondare e rigenerare un campo nuovo. Non si deve tornare indietro commettendo gli errori del passato ma nemmeno stare fermi. Dobbiamo costruire una nuova strada che chiami la parte migliore a combattere. C'è la possiamo fare, mi auguro che le regole punteranno alla massima partecipazione di persone al Congresso".

Una standing ovation dell'assemblea ha salutato Martina che lascia la segreteria "orgoglioso", dice, "del lavoro fatto. Passi cruciali sono ancora da compiere. Questo percorso ha solo cercato di dare alcuni segnali di premessa per un lavoro di ricostruzione" come è stato con la manifestazione i piazza del Popolo, "la prima che ha dato un segnale di reazione e che ha dimostrato come questo partito sia essenziale per l'alternativa alla destra".

Ed ora con l'apertura del Congresso, Martina ha invitato a mettere "in campo insieme una nuova stagione di unità. Capita che in una forza come la nostra, troppo spesso non riusciamo a far prevalere gli elementi che ci uniscono" ora "mettiamo in campo un congresso che sia in grado di stupire l'Italia per la sua concretezza e capacità di creare unità vera". Anche in vista degli appuntamenti elettorali, le amministrative e le europee (oggi il candidato socialista Timmermans è intervento all'Ergife) di maggio. Martina farà sapere a breve quale sarà il suo ruolo nel Congresso, se da candidato o meno.

Napoli, alla guida dei Verdi la 16enne Capobianco e l'avvocato Caiazzo

NAPOLI. Sarà la giovanissima Laura Capobianco, appena sedicenne, coadiuvata dall’avvocato Lello Caiazza, a guidare i Verdi di Napoli. Questo l’esito del congresso cittadino di Napoli del Sole che Ride che ha anche eletto i delegati nazionali che sosterranno la candidatura a portavoce nazionale del giovanissimo consigliere comunale Marco Gaudini. Lanciata la campagna “Un albero per la vita” con la quale i ‘greens’ partenopei regaleranno 100 alberi da piantumare in città.

“Il congresso odierno ha confermato che i Verdi sono l’unico partito a puntare davvero sui giovani – affermano i neo eletti co-portavoce cittadini Laura Capobianco e Lello Caiazza – eleggendo una ‘millennials’ alla loro guida, caso unico in Italia. Le nostre priorità sono quelle di aumentare la raccolta differenziata in città spingendo per la realizzazione degli impianti di compostaggio e del riuso e riciclo dei materiali. Ci opporremo duramente alla politica degli inceneritori che ministro Salvini vorrebbe imporre nella nostra regione al posto dei siti di compostagio. Anche la città deve puntare sui giovani e per questo una delle prime azioni che metteremo in campo sarà quella di sottrarre linfa e manovalanza alla criminalità organizzata e alle baby gang portando avanti la battaglia per la sottrazione preventiva della potestà genitoriale ai camorristi”. 

“Apriremo un dialogo con la parte del Movimento 5 stelle che si oppone alle politiche degli inceneritori e che mal digerisce questa anomala alleanza con la Lega, piena di contraddizioni e controversie”. Queste le parole di Marco Gaudini consigliere comunale di Napoli candidato a Portavoce nazionale dei Verdi. “In Parlamento, ma ancor di più nei territori si coglie la grande insofferenza del popolo grillino nei confronti di misure del Governo che sono ben lontane dalle battaglie condotte sulla Tav, sulla Tap, sull’Ilva. Abbiamo il dovere di provare a costruire un dialogo con questo pezzo di elettorato, che ha molte affinità con le battaglie ecologiste, provando a rompere l’insana alleanza con Salvini”.

“Oltre duemila firme raccolte per sostenere la nostra battaglia per la sottrazione preventiva della potestà genitoriale ai camorristi. Questo è un altro successo del congresso di stamattina che, a dire il vero, ci aspettavamo all’indomani dell’altra battaglia portata avanti con l’inasprimento delle misure detentive nei confronti dei parcheggiatori abusivi inserite nel decreto sicurezza come avevamo chiesto con circa 10000 firme raccolte. Riteniamo che i figli debbano essere sottratti subito alle famiglie di camorristi per impedire che seguano le orme dei padri e delle madri, come quasi sempre accade.  La ricongiunzione potrà avvenire solo dopo un congruo lasso di tempo nel quale la famiglia ha dimostrato di aver preso completamente le distanze dal mondo criminale”. Lo ha dichiarato il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli che ha espresso soddisfazione per l’elezione dei due giovanissimi portavoce e il sostegno pieno alla candidatura a portavoce di Marco Gaudini.

 

Di Maio: "Non temo elezioni"

"No", Luigi Di Maio non teme nuove elezioni. Il vicepremier ritiene "normale" che Matteo Salvini e Silvio Berlusconi "si incontrino perché loro sono alleati sul territorio. Noi abbiamo un contratto di governo a livello nazionale. A livello regionale e comunale ognuno è per sé" sottolinea il vicepremier. Parlando poi di una proposta di riforma dei fondi europei, fatta da Francia e Germania, che potrebbe escludere l'il nostro Paese, dice: "Se si pensa di minacciare l'Italia dicendo non vi diamo più fondi europei, ricordiamo che quelli sono soldi degli italiani perché noi ne diamo più di quelli che riceviamo ogni anno" dall'Europa, dice Di Maio, a margine di un evento a Milano. Per riformare il sistema, aggiunge il vicepremier, "si deve essere in tanti a livello europeo e non solo due Paesi. Se il criterio è che non si erogano più fondi a chi non si attiene alle regole dell'Austerity, io posso essere anche d'accordo; ma se andiamo a vedere negli ultimi 10 anni chi ha rispettato le regole austerity" spiega.

FONDI UE - Secondo Di Maio, sul tema "dobbiamo fare ancora molto e sono contento che Barbara Lezzi stia portando avanti un programma di incontri continuo per chiedere ogni mese a che punto siamo. Non è mai sano quando bisogna spendere i soldi l'ultimo mese, ma cerchiamo di non perderli perché questi sono soldi nostri" dice, ribadendo il concetto.

TIM - Poi, a chi gli chiedeva se si andasse verso un esproprio della rete Tim, dopo il nuovo emendamento sulla banda larga che prevede una norma per l'integrazione tra le reti di Tim e di Open Fiber, Di Maio afferma che "siamo impegnati a creare un player unico della connettività in Italia. Vedremo cosa succederà in Tim": si tratta di "un’operazione di mercato, quindi noi non interferiamo".

EMENDAMENTO - L'autore della proposta depositata in Commissione Finanza del Senato è il relatore al provvedimento, Emiliano Fenu (M5S): per favorire la nascita di una rete unica in fibra, la norma prevede incentivi fissati dall'Autorità sul modello della Rab, la remunerazione degli investimenti. "La nostra ambizione - dice Di Maio - è creare un player unico che consenta di far arrivare la connessione a tutti gli italiani. Anche nelle zone più complicate dove il mercato non arriva. Serve banda larga, 5G, serve connettività ad alta velocità perché questo ci rivoluzionerà il sistema della mobilità della sanità e delle imprese". E a chi chiedeva se il nuovo player sarebbe stato pubblico, "vedremo nei prossimi giorni - risponde il vicepremier - se a maggioranza pubblica o privata".

Ribelli 5S, scatta la resa dei conti

Resta la linea dura ma nel mirino dei vertici M5S oltre al capitano di fregata, Gregorio De Falco, entra la senatrice Elena Fattori: entrambi veleggiano spediti verso la cacciata dal gruppo 5 Stelle di Palazzo Madama. Mentre Paola Nugnes, altra senatrice grillina ribelle, sarà 'graziata' dal ricevere un cartellino rosso e se la caverà con un giallo: la parlamentare napoletana, considerata molto vicina al presidente della Camera Roberto Fico, sarà 'soltanto' sollevata dal ruolo di capogruppo 5 Stelle nelle commissioni Ambiente ed Ecomafie, riferiscono i vertici M5S all'Adnkronos: "non ha mai votato contro né paragonato il M5S al Pd di Renzi", cosa, quest'ultima, che invece viene addebitata a Fattori.

Per De Falco la sanzione più dura. Ovvero l'espulsione. Per Fattori, 'rea' secondo i piani alti del Movimento di aver rilasciato dichiarazioni considerate "pesantissime", dovrebbe arrivare la sospensione, che comporta comunque l'allontamento dal gruppo di Palazzo Madama. Si tratta di sanzioni che possono essere commutate direttamente dal capogruppo in Senato Stefano Patuanelli, senza dover attendere la pronuncia del collegio dei probiviri che comunque arriverà, ma più avanti.

Sembrerebbe uscire di scena, dunque, l'ipotesi di far prevalere la linea morbida. Rumors che stavano prendendo vigore nelle ultime ore anche alla luce delle dichiarazioni di Fico, che, interpellato a Napoli sul futuro dei dissidenti, si era mostrato pacifico: "non succederà niente...". Salvo poi precisare di non essere a conoscenza degli sviluppi dell'affaire ribelli.

Sviluppi che, invece, sembrano portare a una resa dei conti, dopo l'incidente in commissione Ambiente sul dl Genova, lunedì scorso. E con le polemiche nei giorni a seguire, che hanno visto in prima linea la stessa Fattori che aveva pubblicamente ringraziato De Falco e Nugnes per aver mandato sotto il governo sul condono per Ischia, parlando di un clima di 'terrorismo psicologico lontano da ogni forma di democrazia e condivisione' all'interno del gruppo. Parole, le sue, che le comporteranno l'allontamento dal gruppo, esattamente come De Falco. E il conseguente passaggio al gruppo misto.

Salvini: "Di Battista? Lo invidio, sta in spiaggia"

Ancora scaramucce tra Lega e Movimento 5 Stelle. Ultima in ordine di tempo quella di Matteo Salvini che ironizza su Alessandro Di Battista, che in un’intervista gli aveva suggerito di essere leale al contratto: "Sto seguendo riga per riga quello che è l’impegno che ho preso con gli italiani, e invidio profondamente Alessandro Di Battista che mi redarguisce dalle spiagge del Guatemala". Il vicepremier, a chi gli chiedeva se ormai fossero troppo "stretti" i margini del contratto di Governo con il M5S, ha risposto: "Sono contento di quello che abbiamo fatto negli ultimi cinque mesi e sono convinto che andremo avanti altrettanto bene per i prossimi cinque anni".

Poi, a proposito del suo incontro con il leader del centrodestra Silvio Berlusconi ha precisato: "Berlusconi a Roma abita a 30 metri da casa mia per cui ogni tanto si beve un caffè e ci si saluta". A chi gli chiedeva se gli avesse proposto una maggioranza alternativa, "con Berlusconi abbiamo bevuto un caffè, io zuccherato", si è limitato a dire Salvini.

Governo spaccato sugli inceneritori, Di Maio: Salvini crea tensioni

Luigi Di Maio replica ancora a distanza a Matteo Salvini sulla polemica in merito agli inceneritori. "A me dispiace - dice - che Salvini abbia deciso di lanciarsi in questa polemica e di creare tensioni nel governo. Sono veramente dispiaciuto di questa polemica - aggiunge - che, tra l'altro, si fonda sul tema degli inceneritori che, non essendo nel contratto di governo, non si pone".

La polemica è scoppiata dopo che il leader leghista, ieri a Napoli, ha sostenuto come sia necessaria la presenza di un termovalorizzatore per ogni provincia della Campania. Dichiarazioni che hanno provocato la reazione del capo politico 5S che ha sottolineato, tra l'altro, come gli inceneritori non c'entrino "una beneamata ceppa" con la Terra dei fuochi. Salvini però oggi rilancia: "Non c'è nel contratto? Vallo a spiegare ai bambini che si respirano la merda".

La guerra dei rifiuti, Fico: non si farà nessun inceneritore in più

E' un vero e proprio scontro tra Lega e M5S sui rifiuti. Il giorno dopo l'acceso e a dir poco colorito confronto tra i due vicepremier, interviene il presidente della Camera Roberto Fico che, come Luigi Di Maio, stronca ogni ipotesi di un termovalorizzatore in Campania, a favore del quale si è invece schierato Matteo Salvini, spingendosi anche oltre. "Se trovano la localizzazione bene, altrimenti ci pensiamo noi" ha detto ieri a Napoli il ministro dell'Interno scatenando la dura reazione del collega di governo. E oggi un chiaro segnale al titolare del Viminale arriva dalla terza carica dello Stato che non le manda a dire. Ma Salvini ribadisce la sua posizione.

"In questa regione - scandisce Fico - vi assicuro, non si farà neanche un inceneritore in più, ma molti più impianti di compostaggio, raccolta differenziata e impianti di trattamento meccanico manuale". Secondo il presidente della Camera, "è uno schiaffo forte ai cittadini di questa città e di questa regione venire qui e dire che ci vuole un inceneritore per provincia, dopo le lotte fatte, dopo l'avanzamento delle nuove tecnologie''. ''In questa regione abbiamo bisogno di impianti di compostaggio, di trattamento meccanico manuale, di raccolta differenziata porta a porta, di riuso, riciclo e di riduzione a monte dei rifiuti. Se dopo tanti anni lo dobbiamo ridire, lo diremo ancora più forte e siamo pronti a lottare per questo", avverte Fico. Che commenta anche quanto dichiarato ieri da Salvini dopo il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica: "Non mi piace che si arrivi qui e si dica al sindaco di Napoli di mangiarsi i rifiuti. Nessuno parla così al sindaco di Napoli, che comunque è il sindaco della Capitale del Sud Italia, e capitale fondamentale del Mediterraneo. Da questo punto di vista nessuno passa".

Scontro Salvini-Di Maio, l'affaire dei rifiuti a Napoli spacca il governo

Un nuovo scontro. L'ennesimo. Stavolta la mina sul percorso del governo gialloverde è l'affaire rifiuti a Napoli, tema molto caro ai 5 Stelle e a Luigi Di Maio. "Bisogna capire che serve un termovalorizzatore per ogni provincia", osserva Matteo Salvini arrivando nel capoluogo campano. "Non dovrei doverli imporre, so che sono decisioni che coinvolgono i sindaci, ma se c'è di mezzo la salute dei bimbi e c'è incoscienza da parte delle istituzioni locali, si può anche imporli. Se si trovano le localizzazioni bene, altrimenti le troviamo noi", dice il ministro dell'Interno e vicepremier facendosi portavoce del governo di Roma.

Ma Di Maio non apprezza e non fa nulla per dissimulare la tensione. "Quando si viene in Campania e si parla di Terra dei Fuochi si dovrebbero tener presenti la storia e le difficoltà di questo popolo - replica a stretto giro su Facebook - La Terra dei Fuochi è un disastro legato ai rifiuti industriali (provenienti da tutta Italia) non a quelli domestici. Quindi gli inceneritori non c'entrano una beneamata ceppa e tra l'altro non sono nel contratto di governo". La questione irrompe nella giornata come un fulmine a ciel sereno. Qualcuno ci legge l'intenzione di alzare la posta per ottenere di più su altri tavoli caldi. Leggi, manovra economica. Ma la polemica si allarga a macchia d'olio.

I parlamentari M5S scendono subito in campo contro gli inceneritori, compatti al fianco di Di Maio su un tema che è un vero e proprio mantra in casa 5 Stelle. Il contratto di governo parla chiaro, tuonano, ricordando che a pagina 11 del documento pilastro del governo giallo verde è prevista "la chiusura degli inceneritori e non di farne di nuovi".

Per Salvini, però, quel contratto dice altro. Inoltre, insiste il ministro dell'Interno, non va sottovalutato il rischio di infiltrazioni camorriste. "Con i 'no' non si va da nessuna parte - afferma rispolverando un'accusa mossa spesso e volentieri ai 5 Stelle - questo vale soprattutto per gli enti locali: vale per i sindaci e la Regione che hanno detto no, no e no, e i rifiuti cosa facciamo? Li facciamo gestire dalla camorra? Non penso".

Nessuna telefonata chiarificatrice tra i due, almeno all'apparenza. Solo un botta e risposta piccato che segna un crescendo di tensione. "La camorra ha investito sul business degli inceneritori. Questo è il passato che non vogliamo più - risponde infatti a stretto giro di posta Di Maio - Il futuro che vogliamo in tutta Europa è senza inceneritori e senza camorra".

Sulla vicenda si leva anche la voce di Roberto Fico, a conferma che il tema rifiuti rischia di essere un nervo scoperto per il Movimento. Il presidente della Camera va già duro. "Già' la parola 'inceneritore' non dovrebbe essere più utilizzata. Rappresenta una tecnologia osboleta e dannosa, protagonista in un passato che va superato. Parlare addirittura di cinque inceneritori in Campania, uno per provincia, significa essere nostalgici dei fallimenti del passato. Ma significa anche non conoscere un territorio, la sua storia, le sue sofferenze e le battaglie portate avanti per preservare ambiente e salute delle persone", scrive su Facebook quasi a voler rimarcare la differenza di vedute e tradizione culturale con la Lega.

"Sui rifiuti occorre fare passi in avanti, non indietro, con pratiche e sistemi nuovi - va avanti Fico - Oggi un'emergenza c'è in Campania: quella degli incendi negli impianti ed è lì che il Viminale ha una responsabilità importante che sono certo saprà fronteggiare molto meglio di come ha fatto finora".

Anche il ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, fa quadrato: "Quando arriva l'inceneritore, o termovalorizzatore, il ciclo dei rifiuti è fallito. Stiamo lavorando ogni giorno per portare l'Italia, e non solo la Terra dei Fuochi, fuori dall'ormai cronico ritardo nella gestione del ciclo dei rifiuti. Riduzione, riuso, recupero, riciclo, sono le quattro R che devono diventare un mantra per tutti. Chi non è in sintonia con queste direttrici vive in un'epoca passata".

Infine il neo presidente della commissione Antimafia Nicola Morra, eletto ieri anche coi voti della Lega. L'organismo che presiede, in collegamento con la commissione rifiuti, spenderà il massimo impegno sul business illegale della costruzione dei termovalorizzatori e delle discariche, assicura Morra in una nota, ricordando - non a caso - come la camorra abbia da diversi anni fiutato il guadagno facile con questo tipo di attività.

Rifiuti, Salvini: Campania a rischio, termovalorizzatori in ogni provincia. Di Maio: inceneritori non c'entrano

NAPOLI. "Tra qualche mese in Campania si rischia un'emergenza sanitaria e sociale a livello mondiale". Lo ha detto il ministro dell'Interno Matteo Salvini, a Napoli per un Comitato per la sicurezza e l'ordine pubblico, affrontando la questione della Terra dei fuochi. "Non so cosa abbiano fatto gli amministratori locali e regionali negli ultimi decenni - ha aggiunto Salvini - ma dal 2008 la situazione non è cambiata, anzi è peggiorata. Non c'è programmazione, c'è incapacità e dico incapacità perché voglio essere ottimista. Se si volesse pensar male si potrebbe supporre che non si è fatto niente come termovalorizzatori e sistema di smaltimento perché qualcuno ha interesse che non si faccia niente". Salvini ha ribadito che "c'è sui rifiuti un giro di milioni di euro a cui gli amministratori regionali e locali non hanno evidentemente saputo dare risposte". Salvini ha concluso spiegando che chiederà "il commissariamento di tutti gli Ato e serve il coraggio di dire che il termovalorizzatore serve". "In Campania serve un termovalorizzatore per ogni provincia". Lo ha detto il ministro dell'Interno Matteo Salvini. "Se trovano la localizzazione bene, altrimenti ci pensiamo noi", ha aggiunto Salvini secondo cui "in Campania la salute dei cittadini è a rischio come in nessun'altra regione italiana. A metà gennaio va in manutenzione l'unico termovalorizzatore di tutta la regione, che andrà a un terzo del regime. Su questo problema c'è un'incapacità folle che risale a tempi andati, dall'emergenza del 2008 non è cambiato niente in meglio".

"IL SINDACO SI OPPONE? SI MANGI I RIFIUTI". l sindaco si oppone ai termovalorizzatori? "Se li mangi i rifiuti". Cosi' Matteo Salvini, ministro dell'Interno, a Napoli per il Comitato per l'ordine pubblico e la sicurezza. "Non vorrei doverli imporre - ha affermato - abbiamo sentito tutto. Se c'e' di mezzo la salute dei bimbi e c'è incoscienza da parte di pubblici amministratori allora si può anche imporre". "Stiamo parlando della salute di milioni di persone - ha aggiunto - A meno che de Magistris non sia disposto a fare un unicum mondiale e anche la Regione". "Se trovano una localizzazione bene - ha concluso -altrimenti ci pensiamo noi".

LA STOCCATA DI DI MAIO. "Quando si viene in Campania e si parla di terra dei fuochi si dovrebbero tener presenti la storia e le difficoltà di questo popolo. La terra dei fuochi è un disastro legato ai rifiuti industriali (provenienti da tutta Italia) non a quelli domestici. Quindi gli inceneritori non c'entrano una beneamata ceppa e tra l'altro non sono nel contratto di Governo". Così il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio in un post su Facebook riferendosi, senza citarlo, alle dichiarazioni del ministro dell'Interno Matteo Salvini a Napoli.

BOTTA E RISPOSTA A DISTANZA. "Io sono per costruire e non per i no, perché con i no non si va da nessuna parte. Questo vale soprattutto per gli enti locali, penso a tutti quei sindaci e alla stessa regione Campania che ha sempre detto no, no, no e i rifiuti cosa facciamo? Li facciamo gestire alla camorra?". Lo ha detto il ministro degli interni Matteo Salvini rispondendo a Napoli ai cronisti che gli chiedevano della replica di Luigi Di Maio alla sua proposta di un termovalorizzatore in ogni provincia in Campania.

DE MAGISTRIS: TERMOVALORIZZATORE NON è LA RISPOSTA. "Mi ha fatto piacere che si sia parlato del tema dei rifiuti che sto ponendo da un anno in modo forte al Comitato provinciale, ma il termovalorizzatore non è la risposta". Così il sindaco di Napoli Luigi de Magistris commenta quanto dichiarato dal ministro dell'Interno e vicepremier Matteo Salvini al termine del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica che si è tenuto questa mattina in Prefettura a Napoli. "Salvini - spiega de Magistris - ha utilizzato una frase sgradevole, ha detto: 'Il sindaco si mangi i rifiuti se non vuole il termovalorizzatore'. Io gli ricordo che lui sosteneva il Governo che è stato tra i principali responsabili della crisi dei rifiuti quando andava a braccetto con Berlusconi, con il quale continua ad andare a braccetto nelle regioni del Centro-Nord. Non vorrei mai che le scelte sull'ambiente siano dettate da chi incendia i siti di stoccaggio, da chi mette in atto azioni perché le gare vadano deserte. Cerchiamo di lavorare tutti insieme per accelerare l'impiantistica alternativa, per far funzionare bene gli Stir", conclude.

Il decreto Genova è legge, bagarre in Aula

Tre mesi dopo il crollo del ponte Morandi, il Senato ha approvato in via definitiva il decreto Genova, che ha incassato 167 voti a favore, 49 no e 53 astensioni. In Aula il clima si è subito acceso durante le dichiarazioni di voto con le opposizioni che hanno accusato il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, di non prestare attenzione ai vari interventi, tanto da chiedere l'intervento della presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati. "La pregherei di ascoltare perché dicono che sta sempre al telefono", ha affermato la seconda carica dello Stato rivolgendosi all'esponente dell'esecutivo.

Le contestazioni sono poi proseguite durante la dichiarazione del senatore M5S Agostino Santillo, tanto che Casellati è stata costretta a sospendere per alcuni minuti la seduta. "Mi dicono che abbia gesticolato in maniera non troppo commendevole per un ministro - ha osservato ancora Casellati, rivolgendosi a Toninelli -. Devo riprendere alcuni atteggiamenti che non sono commendevoli, che non possono essere riprodotti in quest'Aula, per il rispetto delle Istituzioni e la dignità di quest'Aula". "Avrei immaginato un'Aula diversa al di là delle posizioni che possono essere differenti - ha infine rimarcato la presidente del Senato, che al termine della seduta ha invitato l'Aula a osservare un minuto di silenzio -. I 43 morti pesano su tutte le coscienze nostre".

Anche la capogruppo di Fi, Anna Maria Bernini ha contestato l'esponente del governo per "aver sollevato il pugno durante la votazione, parlato al telefonino e masticato la gomma americana durante le dichiarazioni di voto. Non le permetteremo più di venire in quest'Aula agitando i pugni", ha concluso l'esponente azzurra, in un clima da bagarre. Di "atti offensivi del ministro Toninelli e della ministra Lezzi", ha parlato anche il capogruppo del Pd, Andrea Marcucci, chiedendo a Casellati "di chiudere con dignità questa seduta con un minuto di silenzio per i morti di Genova"

Toninelli però si difende: "La gioia e l'esultanza è perché la meravigliosa città di Genova non solo si rialzerà ed è stata in ginocchio per un evento che doveva e poteva essere evitato - ha affermato il ministro -. Magari c'è qualche responsabile in quest'Aula che ha permesso a società autostradali di ingrassare enormemente le proprie finanze. Non replicherò a coloro che mi hanno attaccato personalmente, perché uno è stato già mandato a casa dagli italiani e l'altro in Liguria ha lasciato semplicemente un rinvio a giudizio per spese pazze e peculato".

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