Venerdì 28 Aprile 2017 - 9:29

Primarie Pd, scintille Renzi-Emiliano sugli 80 euro

ROMA. Affluenza alle primarie, Alitalia, legge elettorale. Poi 80 euro, migranti, euro, tassa patrimoniale. Si snoda tra questi temi, su Sky Tg24, il confronto tra i candidati alla segreteria del Pd. "Tutto ciò che sta sopra il milione va bene", dice Matteo Renzi riferendosi all'affluenza per l'appuntamento del 30 aprile. "Io mi sono candidato per salvare il Pd, va bene qualunque cosa", l'apertura di Michele Emiliano. "Fisso l'asticella a quello che disse Matteo Renzi l'ultima volta: 2 milioni di persone, per me va bene il 51%", dice Andrea Orlando.

ALITALIA - "Non più soldi pubblici ma una proposta del Pd al governo entro 15 giorni dall'elezione della segreteria, quindi entro il 15 maggio", la proposta di Renzi. "Alitalia è stata una saga, un festival degli errori. E' assurdo che il Paese come il nostro butti vita questa occasione", aggiunge. "A forza di dire che il sindacato non serve a niente diventa difficile gestire questi passaggi -osserva Orlando-. La liquidazione non è una strada che possiamo seguire. La politica faccia tutto quello che possibile perché dietro ogni posto lavoro c'è una famiglia e la dignità di un persona". "Nessuno nei governi che di recente sono stati in carica ha osservato quello che succedeva nella compagnia, tutti sono stati presi in contropiede", dice Emiliano.

LEGGE ELETTORALE - "Vorrei che facessimo tutti insieme una legge con il maggioritario", dice Renzi. Un governo con Berlusconi lo hanno già fatto. Comunque, lo deciderà il parlamento", aggiunge, chiarendo che per votare "c'è tempo fino a maggio 2018, secondo la Costituzione". "Prima di tutto occorre fare la legge elettorale altrimenti occorrerà fare alleanze dopo il voto ma eviterei le larghe intese. Hanno fatto male a noi e alla destra", se nessuno vince meglio "un governo di programma 10 punti condivisi", afferma Emiliano.

JOBS ACT - "A me dispiace molto dirlo perchè anche io speravo che il Jobs Act potesse dare risultati più forti" ma non è stato così e "occorre tornare su licenziamenti collettivi e disciplinari", dice Orlando. Renzi ricorda i risultati ottenuti (oltre 700.000 posti di lavoro creati): "Se qualcuno pensa di far meglio, si accomodi". "Bisogna ripristinare il diritto del lavoratore a reintegro", dice Emiliano facendo riferimento all'articolo 18.

80 EURO - La temperatura sale quando si parla del bonus degli 80 euro. "Lui -attacca Emiliano riferendosi a Renzi- pensa di risolvere i problemi con i bonus, è una fissazione che abbiamo provato a toglierli dalla testa ma Matteo è testardissimo a insistere negli errori". Ribatte Renzi: "Non so cosa c'entra quanto sono cambiato io. Non capire che 80 euro non sono un bonus vuol dire non conoscere la busta paga" di tanti cittadini "non sono un bonus ma un tentativo serio di dare una mano a chi non arriva a fine mese. Abbiamo dato 10 miliardi di euro a 10 milioni di italiani in 3 anni, la più grande opera di redistribuzione degli ultimi 30 anni". "Renzi -chiosa- ha guidato un governo sensibilissimo nei confronti dei potenti e per niente attento a chi non ha nulla".

BIOTESTAMENTO - "Quando entro in chiesa mi tolgo il cappello ma non la testa e faccio politica da laico. In questa legislatura sono stati fatti passi avanti nei diritti. Sul testamento biologico va bene quello che ha deciso il Parlamento", dice Renzi. "Si può dire 'finché sei lucido, puoi decidere cosa fare'", dice Orlando. "Se sono ancora nel pieno delle mie facoltà vorrei poter chiedere che un trattamento sanitario non mi sia somministrato", le parole di Emiliano.

PATRIMONIALE - "La patrimoniale non è una soluzione, la soluzione è superare il fiscal compact, poi ci vuole uno shock con il patrimonio immobiliare e la gestione finanziaria", sostiene Renzi, differenziandosi rispetto ai due rivali. Emiliano si dice favorevole, Orlando accende i riflettori su "quell'1% di popolazione che detiene il 25% della ricchezza del Paese".

MIGRANTI - "L'Italia nel corso di questi anni, senza alcun aiuto dall'Europa, ha salvato migliaia di vite umane e se fossi il vicepresidente della Camera" Luigi Di Maio che ha "strumentalizzato vicenda Ong, mi vergognerei profondamente", dice Orlando. "Il vice presidente della Camera ha attaccato le Ong, ma il problema sono gli scafisti non le Ong. Ma diciamo che qualcosa non funziona, l'ha capito per primo il ministro dell'Interno Minniti che lavora con straordinaria determinazione e tenacia", la posizione di Renzi.

EURO - "Io sono per gli Stati Uniti d'Europa. L'uscita dall'euro mi pare una follia, sono assolutamente contrario", dice Emiliano. "Follia e tabù", dice Orlando, per il quale "l'Italia fuori dall'euro è niente". "Follia parlare di Italia fuori dall'euro", dice Renzi. "Europa sì ma non così. L'Europa così com'è non risponde alle necessità delle persone", afferma. "Una volta ho tolto la bandiera dell'Ue: ci hanno chiesto" una correzione dello 0,2 "mentre scavavamo per le vittime del terremoto". Le considerazioni su burocrazia e tecnocrazia contribuiscono ad alzare la temperatura tra Renzi e Orlando: "Andrea -dice l'ex premier- a volte mi sembra che tu sia stato su Marte... Sei in Parlamento dal 2006, sei stato l'unico tra di noi a votare il fiscal compact, hai fatto parte di certe esperienze politiche, perchè fai finta di non esserci stato? Siamo seri, tu c'eri a votare quelle cose, io no. Io al governo votato con la fiducia da Berlusconi non sono mai andato, tu sì. E il fiscal compact l'hai votato con Berlusconi: non ti vergognare, ogni tanti capita di fare cose che non vanno bene". Parole che fanno il paio con quelle pronunciate in un altro passaggio del confronto: "Se in questi anni abbiamo ottenuto dei risultati è perchè siamo una squadra. A cominciare da Orlando che in consiglio dei ministri ha votato tutto insieme a me. Tutto".

CULTURA - Altro tema, altre stoccate. "Va bene dire le cose che dobbiamo fare, ma ricordiamo quello che voi avete fatto", dice Renzi 'pizzicando' gli altri due candidati. "Intervengo per dare ragione sia a Emiliano che a Orlando -spiega Renzi-. Emiliano ha chiesto una legge per aiutare i privati a investire: l'abbiamo fatta, l'Art bonus, l'ha fatta Franceschini. Orlando ha detto di non perdere fondi europei: il suo governo, che era anche il mio, ha recuperato tutti i fondi dal 2007 al 2013 che rischiavano di essere persi".

A 15 ANNI.... - Candidati divisi sul tema del poster in cameretta. "A 15 anni avevo in camera Gigi Riva che calciava in porta il terzo gol con la Germania. Oggi metterei il poster di Jury Chechi: si è rotto un tendine come me, io ho saltato solo campagna elettorale, lui le Olimpiadi", dice Emiliano. "Io avevo Berlinguer e anche una foto di Allende. Oggi aggiungerei Mandela", racconta Orlando. Renzi chiude il cerchio: "Dipende se erano 15 o 16 anni, perchè proprio allora Baggio veniva venduto dalla Fiorentina. Poi avevo i Duran Duran e Bob Kennedy. Oggi direi Barack Obama".

DOMANDE INCROCIATE - "Come hai fatto a resistere al governo con lui?", chiede Emiliano a Orlando, tra le risate della platea. "Abbiamo discusso più di quello che racconta Matteo. Forse non abbiamo discusso abbastanza anche perchè -la risposta- c'è stata una fase in cui discutere nel Pd è stato piuttosto complicato". "Escludi le ipotesi di alleanze con Forza Italia?", domanda Orlando a Renzi. "Non si possono escludere larghe intese se ci sarà il proporzionale", dice l'ex presidente del Consiglio, che chiede ad Emiliano lo stop al braccio di ferro dopo il voto. "Sei disposto a sostenere chi vince?", chiede Renzi. "Se continui a fare come hai fatto nei 1000 giorni di governo, continuerò a fare opposizione costruttiva", la replica.

APPELLO FINALE - "Siamo l'unico partito che non decide su un blog e non seleziona a Arcore. Il mio appello è per il 30 aprile, perché votando rendete questo paese più democratico e più forte", dice Renzi. "Non abbiate paura del Pd, non abbiate paura di Renzi e di legittimarlo. Questa è una grande opportunità, non spaventatevi se Renzi in questi 1000 giorni non è stato perfetto. Non mancate, andate a votare", le parole di Emiliano. "Mi rivolgo ai delusi, agli arrabbiati, ai perplessi, a chi in questi anni non si è sentito riconosciuto: venite e fate del Pd lo strumento per affermare le vostre speranze", dice Orlando.

«Editoria, il Governo uccide la riforma appena nata»

La legge di riforma dell’editoria, entrata in vigore nell’ottobre 2016, è ad un passo dal perfezionamento, con gli attesi decreti attuativi che dovrebbero essere emanati dal Governo entro il prossimo maggio. In queste ore, sulla bozza di decreto delegato, sono chiamate a pronunciarsi con propri pareri le commissioni competenti di Camera e Senato. La File (Federazione italiana liberi editori) ha fatto sentire la sua voce presentando una propria memoria con cui propone alcuni correttivi. Ne parliamo con il presidente, Roberto Paolo, vicedirettore del “Roma” e presidente del Cda della cooperativa editrice del quotidiano napoletano.

Presidente, siamo ad uno snodo di vitale importanza per l’editoria no profit. La riforma è ad un passo dall’essere completata, eppure per la File qualcosa ancora non va. Cosa?

«Mentre con una mano il Governo si appresta a varare i decreti attuativi della riforma, allo stesso tempo con l’altra mano la sta svuotando di significato».

Cosa succede?

«Due sorprese. La prima: nell’ottobre scorso, con la legge di riforma dell’editoria si è creato un Fondo per il pluralismo, dotandolo di proprie risorse economiche. Una rivoluzione per l’editoria no profit, che del pluralismo dell’informazione in Italia è la vera garanzia. Ma con la manovrina che verrà presentata la settimana prossima in Senato, si toglie al Fondo la maggior parte delle sue dotazioni economiche, i 100 milioni di euro derivanti dall’extragettito del canone Rai. Quello che è stato messo ad ottobre, viene tolto ad aprile. Una vera e propria beffa».

E la seconda sorpresa?

«L’altra grande novità della riforma consiste nell’anticipazione del contributo prevista per il mese di maggio, mentre in passato le aziende per vedere qualcosa dovevano aspettare il dicembre dell’anno successivo a quello in cui si erano spesi i soldi. Bene, questo maggio le cooperative aspettavano l’anticipazione promessa dalla legge. E così nessuno è andato cercare credito dalle banche. Invece il Ministero dell’Economia e finanza non ha provveduto a decretare il riparto provvisorio del Fondo, forse anche perché con la manovrina di cui sopra non si ha neanche certezza di quanti soldi ci saranno nel Fondo. Quindi niente anticipazione a maggio, a meno di svolte dell’ultima ora».

C’è di che essere sfiduciati sul futuro della riforma...

«Beh, è una riforma che viene uccisa nella culla. Sorprende che Luca Lotti, da neo ministro dello sport e dell’editoria, si lasci affossare la riforma che proprio lui ha fortemente voluto quando era sottosegretario all’editoria del Governo Renzi».

Però ora stanno per essere varati i decreti attuativi. Quali sono state le vostre proposte in merito?

«Abbiamo presentato un documento articolato per sottolineare la necessità di alcuni possibili miglioramenti al testo del Governo. In particolare vanno chiariti alcuni aspetti lasciati troppo vaghi dalle norme, che potrebbero dar luogo a difficoltà interpretative, ma soprattutto chiediamo paletti più rigidi, in particolare riguardo i contributi all’editoria digitale, per evitare di creare maglie troppo larghe e scarsamente controllabili, che sarebbero terreno fertile per i furbacchioni di turno. Non vorremmo che, dopo tanti anni di giusta severità nell’erogazione dei contributi pubblici, ora con il digitale si ripetessero gli errori di un non lontano passato che tanti scandali hanno generato».

Un esempio riguardo le difficoltà interpretative di cui parlava?

«La legge introduce finalmente il concetto di socio sovventore, limitandolo giustamente a soggetti qualificati a cui questo ruolo è riconosciuto dallo Stato, quindi non privati cittadini. Va benissimo. Occorre però chiarire che a questi soggetti non possono applicarsi le norme che impongono ai soci delle cooperative editrici di non partecipare a più di una cooperativa, altrimenti il socio sovventore potrebbe finanziare una sola cooperativa. Lo stesso si dica per i limiti alle quote sociali che ogni socio può avere. Vanno benissimo, ma non possono valere per i soci sovventori, altrimenti si vanifica lo scopo di apportare appunto capitale».

E quali sarebbero, secondo la File, le maglie larghe del decreto attuativo?

«Per esempio, per quanto riguarda la carta stampata, si introduce un premio per i giornali che fanno con i licei percorsi di formazione scuola-lavoro, pari all’un percento in più del contributo pubblico che spetta loro per ogni progetto attivato. Ma non si pone nessun limite al numero di progetti attivabili da ciascun giornale. Così si rischia di trasformare i giornali in “ginnasi”: se io metto i giornalisti a cercare licei per fare la formazione scuola-lavoro e attivo 50 progetti in un anno, ottengo il 50% in più dei contributi che mi spetterebbero. Si tratta di centinaia di migliaia di euro. Una tentazione per chiunque. Facile che tra qualche anno vedremo degli eccessi. Ma è sui contributi ai siti internet che si rischia di stimolare appetiti di eventuali speculatori».

In che senso?

«La filosofia di questa legge è di incentivare la trasformazione della informazione stampata in informazione digitale. E già su questo ci sarebbe molto da dire, ma non è questa la sede. Nell’applicare questa filosofia, però, si è andati un po’ oltre. Chi ha un sito di informazione ottiene un contributo pari al 75% dei costi sostenuti, anche se in questo settore non ci sono parametri certi per giustificare i propri costi, come invece ci sono per l’acquisto della carta e la stampa dei giornali, che sono matematicamente rapportabili in materia certa alle copie distribuite e a quelle vendute. Cosa succederà? Probabilmente fioriranno siti internet che avranno solo 5 giornalisti part time, con costi del personale molto ridotti, e invece costi per l’innovazione digitale di milioni di euro. Tanto paga lo Stato. E c’è anche una previsione peggiore».

Quale?

«Quel 75% dei costi rimborsabili dallo Stato passa addirittura al 95% nel caso di “costi della gestione di piattaforme e applicativi dedicati all’ampliamento dell’offerta informativa telematica e per l’utilizzo della rete”. Lei ha capito di cosa si tratta?».

Io sinceramente no.

«Neanche io. Ci può entrare qualsiasi cosa. Ma posso pensare che si tratti per esempio di costi per pagare una società terza che crea un software per rendere più performante la navigazione sul nostro sito internet dagli smartphone. O la creazione di una app per cellulari e tablet. Ma potrebbe essere anche l’attività di social media manager. Io pago una società terza e lo Stato mi rimborsa il 95% di quanto pago. Un malintenzionato potrebbe essere fortemente tentato di creare delle sovrafatturazioni, quando non addirittura delle false fatturazioni. Il tutto senza avere alle spalle uno straccio di redazione giornalistica seria. Perché la legge glielo permette».

E che soluzioni proponete voi della File?

«Ripeto: meglio paletti rigidi fin da subito che correre a chiudere i cancelli quando i contributi sono fuggiti e gli scandali sono scoppiati. Quindi, innanzitutto, contenere i contributi entro dei limiti fissati dalla capacità dell’impresa editoriale di creare lavoro. In fondo si tratta di editoria no profit, imprese fatte da cooperative o fondazioni o enti morali. Creare lavoro rientra nelle loro finalità e assicura anche, per il pluralismo, una garanzia di professionalità. Quindi riconosciamo pure il 75% o il 95% dei costi dei siti di informazione, a patto però che siano dotati di vere redazioni giornalistiche. E quindi in una misura che non possa mai superare il 50% dei costi sostenuti per il personale. Non è pensabile che un’impresa editoriale abbia costi per i software di milioni di euro se impiega forza lavoro professionale per poche centinaia di migliaia di euro. Deve esserci un rapporto tra le due cose».

Minzolini, sì del Senato alle dimissioni

ROMA. Il Senato ha votato a favore delle dimissioni di Augusto Minzolini (Fi), con 142 sì, 105 no e 4 astenuti. Il voto, come da regolamento, si è svolto a scrutinio segreto.
"Come mi sento? Bene, sollevato: sembra l'ultimo giorno di scuola. La presenza dentro le istituzioni ha senso se uno può difendere le proprie posizioni, altrimenti non ha senso starci. Io sono contento di aver fatto questa esperienza", ha commentato Minzolini dopo l'ok del Senato.
In precedenza Minzolini, prendendo la parola, aveva ringraziato l'Aula "nella sua interezza" per la decisione del 16 marzo - quando era stato approvato un ordine del giorno presentato da Forza Italia che respingeva la proposta presentata dalla Giunta per le Elezioni di dichiarare decaduto il senatore in applicazione della cosiddetta legge Severino -, rendendo atto anche al Pd di aver lasciato in quell'occasione libertà di coscienza. Un pronunciamento dell'assemblea che "ridà respiro alle istituzioni e all'Italia intera". L'ex direttore ha invitato quindi l'assemblea a "non avere paura".

Orfini: dirigenti napoletani del Pd inadeguati

NAPOLI. "Ieri a Napoli, nello stabilimento della Mecfond a Gianturco, abbiamo chiesto ad un pezzo della città, con umiltà, di dare una mano al Pd a cambiare, a riaprire le porte ai cittadini. Un'iniziativa fuori dal percorso congressuale, dove ho incontrato iscritti, segretari di circolo, amministratori, intellettuali e lavoratori pronti a dare il proprio contributo". A scriverlo su Facebook è Matteo Orfini, presidente del Pd. "Non basta solo l'intervento dei livelli nazionali, credo ci sia anche bisogno di un salto di qualità e di uno scatto d'orgoglio da parte di chi vive il partito in questa città. Un lavoro che dovrebbero svolgere i gruppi dirigenti locali, ma a quanto pare preferiscono la ricerca di accordi consociativi alla politica. Ma non possiamo accettare che la loro inadeguatezza - aggiunge - disperda questa voglia di partecipazione, soprattutto quella di chi ha perso fiducia in noi ma non vuole rassegnarsi al disimpegno. Per questo abbiamo provato e proveremo a mettere a disposizione luoghi veri e aperti di confronto e partecipazione. Oltre le correnti e le filiere", conclude Orfini. 

Orlando a Napoli: se dici che tutto va bene poi la gente si arrabbia

NAPOLI. Quando dici che tutto va bene, che ce l'abbiamo fatta "in una famiglia dove un figlio non trova lavoro e un altro non può andare all'università perchè non può permetterselo, non solo ti sentono distante ma finiscono anche leggermente per incazzarsi...". Lo dice Andrea Orlando a Napoli. Che poi aggiunge: "Il Pd deve uscire dall'isolamento nel quale si è cacciato. E credo che in parte le difficoltà siano dovute alla grave mancanza di chiarezza sulle alleanze e sulle prospettive. Dobbiamo ricostruire un nuovo centrosinistra".

Caos Senato, Torrisi: "La mia elezione è regolare, resto in Ap"

ROMA. "Ribadisco resto in Ap. Non mi risulta che questo partito, appena fondato e privo di statuto, abbia regole che prevedano le espulsioni. C'è stata una regolare elezione, occorrono motivi seri per annullarla''. Lo dice il senatore di Ap Salvatore Torrisi, eletto presidente della 'I' Commissione di palazzo Madama in una intervista a 'L'Unità'.

Voto circoli Pd, Renzi: 68% impressionante. Orlando: partita ancora aperta

ROMA. "68 per cento, numeri impressionanti, viva la democrazia e grazie a tutti. Adesso al lavoro, tutti insieme!". Così su Twitter Matteo Renzi, commenta l'esito del voto degli iscritti in vista delle primarie per la segreteria del partito democratico.

"Faccio presente che già nelle scorse primarie c'è stato uno scarto enorme tra il voto degli iscritti e il voto degli elettori che sono stati chiamati poi nella seconda fase. Pensiamo al fatto che oggi il partito è un partito che ha un terzo in meno di iscritti, quindi quello scarto potrà essere ancora maggiore della scorsa volta e quindi la partita è ancora aperta". Così Andrea Orlando, a radio Cusano, a proposito del Congresso Pd. Il candidato alla segreteria ha anche parlato dell'effetto che i fuoriusciti del Pd, ora nel Mdp, sul voto nei circoli: "Sicuramente chi ancora figura come iscritto al partito ma ormai se n'è andato non ha partecipato al voto e quindi questo è un dato che ha sicuramente inciso. E non credo che avrebbe votato per Renzi, non ci vuole molto studio per supporre una cosa del genere".

"In base ai dati raccolti dai coordinamenti regionali l'Organizzazione nazionale del Partito democratico ha registrato come i votanti ai congressi dei circoli del Pd siano stati 266.726, pari al 59,29% dei 449.852 iscritti. Al precedente congresso del Pd aveva partecipato il 55,34% degli iscritti'', si legge in una nota dell'organizzazione nazionale Pd.

Caso Genova, Grillo e Di Battista indagati per diffamazione

GENOVA. Sono formalmente indagati per diffamazione, in due processi diversi, Beppe Grillo e Alessandro Di Battista, rispettivamente leader del Movimento 5 Stelle e deputato pentastellato. Il provvedimento deriva dalla querela presentata da Marika Cassimatis, ex candidata sindaco del M5S a Genova.

Cassimatis aveva sporto querela nei confronti di Grillo per le parole pubblicate sul blog con le quali aveva negato il simbolo del gruppo alla sua lista in vista delle amministrative. Di Battista invece, era stato querelato per le dichiarazioni rilascite in un'intervista. Entrambi sono indagati dalla Procura di Genova.

Blitz anti-vitalizi alla Camera, raffica di sospensioni per i deputati M5S

ROMA. La protesta in Aula anti-vitalizio e il blitz in ufficio di presidenza dello scorso 22 marzo costa caro ai parlamentari 5 Stelle. L'ufficio di presidenza che si è riunito oggi alla Camera ha comminato 10 giorni di sospensione per i deputati M5S che hanno esposto i cartelli #SiTengonoIlVitalizio stando sui propri banchi; 12 giorni per chi ha protestato sotto i banchi della presidenza; 5 giorni per chi ha aspettato fuori l'ufficio e 15 giorni per chi ha tentato di entrare (sanzione, quest'ultima, che riguarderebbe 19 persone).

Le sanzioni saranno suddivise in tre gruppi: le prime sospensioni partiranno il 6 aprile, le seconde il 17 maggio e il terzo blocco partirà il 22 giugno.

Amministrative, si vota l'11 giugno

ROMA. Il ministro dell'Interno, Marco Minniti, ha fissato, con proprio decreto, la data per lo svolgimento delle consultazioni per l'elezione diretta dei sindaci e dei consigli comunali, nonché per l’elezione dei consigli circoscrizionali nelle regioni a statuto ordinario per domenica 11 giugno 2017. L’eventuale turno di ballottaggio per l’elezione diretta dei sindaci avrà luogo domenica 25 giugno.

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