Lunedì 17 Dicembre 2018 - 6:08

Manovra, c'è l'ok della Camera

Via libera della Camera alla manovra: con 312 voti favorevoli e 146 contrari l'Aula ha approvato in prima lettura la Legge di Bilancio, che ieri aveva incassato il voto di fiducia. Il provvedimento passa al Senato dove si gioca la vera partita con le misure-chiave del contratto giallo-verde, reddito e pensioni, grandi assenti a Montecitorio. Si parte lunedì con l'esame in commissione Bilancio a Palazzo Madama. In quella sede dovrebbe arrivare il maxi-emendamento del governo con i correttivi per scongiurare la procedura Ue sui conti. "Entro lunedì si tirano le fila. Sono fiducioso sulla ragionevolezza del governo italiano, spero in quella della Commissione", ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, al termine del voto della Camera rispondendo a una domanda sulla trattativa con l'Ue per evitare la procedura sui conti. "Nel frattempo arriveranno i calcoli di Ragioneria e Inps" sul reddito di cittadinanza e quota 100 per le pensioni, spiega. Infine alla domanda se ci sarà un vertice di governo prima che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte riferisca in Parlamento martedì risponde: "Non è ancora in agenda, ma ci sarà per fare il punto". 
Dall'ecotassa sulle vetture più inquinanti alle modifiche per la maternità passando per la stretta anti-furbetti flat tax e la card famiglia che esclude gli extracomunitari, ecco gli interventi di maggiore rilievo approvati alla Camera.
ECOTASSA: Disincentivi in arrivo, sotto forma di imposta, per l'acquisto di autovetture nuove con emissioni di co2 superiori ad una certa soglia (crescenti al crescere del livello di emissioni) e, contestualmente, incentivi sotto forma di sconto sul prezzo, per l'acquisto di autovetture nuove a basse emissioni. 
FURBETTI FLAT TAX: Al via la norma contro i furbetti della flat tax, l'aliquota ridotta al 15% per le partite Iva sotto i 65mila euro. Per evitare licenziamenti e altri interventi che consentano di rientrare nella soglia fissata si fissano dei paletti per poter accedere all'aliquota agevolata. 
CARTA FAMIGLIA: La carta della famiglia sarà limitata ai cittadini italiani ed europei, escludendo dalla platea di destinatari i cittadini extra-Ue. 
CENTRI IMPIEGO: A partire dal 2019 le regioni sono autorizzate ad assumere fino a 4mila persone da destinare ai centri per l'impiego. La spesa ammonta a 120 milioni per il prossimo anno e 160 milioni a partire dal 2020. 
RADIO RADICALE: si proroga di ulteriori sei mesi, fino al 30 giugno 2019, la convenzione stipulata fra il ministero dello Sviluppo economico e Radio radicale, per la trasmissione radiofonica delle sedute parlamentari. A tal fine, si autorizza la spesa di 5 mln per il 2019. 
CARTA GIOVANI: Taglio di 60 milioni dell'assegnazione della card cultura, cha da 290 milioni passa a 230 milioni. Le risorse andranno a tutti i residenti nel territorio nazionale che compiono 18 anni di età nel 2019. 
ACCADEMIA CRUSCA: L'organico dell'Accademia della Crusca è aumentato di 3unità di personale non dirigenziale, da assumere mediante apposita procedura concorsuale per titoli ed esami. 
MATERNITA': Previa autorizzazione del medico, le future mamme che lo vorranno potranno lavorare fino al nono mese e far slittare i cinque mesi di congedo obbligatorio a dopo la nascita del bebé. Il nuovo schema, ribattezzato maternità 'agile', è in alternativa allo schema tradizionale che impone la sospensione dall'attività lavorativa nei due mesi prima del parto e nei 3 successivi o 1 mese prima e nei 4 successivi (maternità flessibile).

BONUS ASILI NIDO: Sale da 1.000 a 1.500 euro annui e viene esteso fino al 2021 il bonus per l'iscrizione agli asili nido pubblici o privati. A partire dal 2022 il bonus sarà determinato, nel rispetto del limite di spesa programmato e comunque per un importo non inferiore a 1.000 euro su base annua con Dpcm da adottare entro il 30 settembre 2021 alla luce del monitoraggio previsto per la misura. 
CONGEDO PAPA': Nel 2019 i papà avranno diritto a 5 giorni di congedo per la nascita dei figli. La commissione Bilancio della Camera ha approvato un emendamento al ddl bilancio che proroga al prossimo anno la misura e aggiunge un giorno, rispetto al 2018. 
PACCHETTO IMPRESE: Tassazione agevolata degli utili reinvestiti per l'acquisto di beni materiali strumentali e per l'incremento delle assunzioni con il taglio dell'Ires al 15%. In arrivo anche la proroga e rimodulazione della disciplina di maggiorazione dell'ammortamento-iperammortamento. Prorogato per il 2019 il credito d'imposta 4.0 per la formazione in azienda; misure a favore dell'internalizzazione e dell'innovazione delle aziende con le modifiche alla Nuova Sabatini.

Il sexy-gate infiamma la Camera

Come Montecitorio, anche il suo bagno resiste. Anche libertino oltre che liberty: l'uso 'audace' che ne sarebbe stato fatto da un deputato leghista e un'onorevole pentastellata, resta infatti argomento al top nei conciliaboli delle pause di lavoro, rimbalzando un po' ovunque grazie anche ai social. E chi oggi fa il suo ingresso nelle toilette non può fare a meno di pensare ai sospiri che pare abbiano avuto luogo nei suoi vani tra esponenti della maggioranza nel pieno dei lavori sulla manovra di bilancio. Un po' mistero, un po' giallo: e anche Montecitorio ha il suo 'water'-gate.

La vita, d'altronde, induce ad una certa indulgenza e ironia, se persino un vice presidente della Camera come Ettore Rosato (Pd), l'altro giorno l'ha presa con filosofia via Twitter: un buon modo per la maggioranza di utilizzare il tempo qui, "ce ne fossero tanti così, farebbero meno guai". Le discussioni sulla vicenda si propagano inevitabilmente ovunque e a fatica proteggono la privacy degli interessati (qualcuno è stato costretto ad una smentita). Un po' per la morbosità che sollecita 'a prescindere', un po' perché rafforza i pregiudizi anti-casta che persistono attorno alle Camere.

La legislatura del cambiamento magari non inciampa sui soldi ma il sesso resta un punto debole: decrescita sia ma non del tutto infelice. D'altronde, i precedenti militano a favore della concezione della toilette come zona franca, rispetto alla quale fare o dire cose fuori dall'ortodossia istituzionale. Basti pensare al 'caso' Vladimir Luxuria o alla svastica disegnata su una porta. Risale al 2006 la prima vicenda che fa salire la temperatura nei bagni di Montecitorio: non per una vampata di lussuria ma per un attacco a Luxuria, intesa come Vladimir, deputata Prc e transessuale, da parte di Elisabetta Gardini all'epoca portavoce di Fi.

Vladimir si era recata nella toilette delle donne, e alla deputata forzista la scelta non andò giù: "Questo è il bagno delle donne e tu non ci puoi stare". Luxuria all'inizio pensò ad uno scherzo e invece era tutto reale. Ne scaturirono persino dibattiti sull'opportunità di installare anche i servizi 'transex' e il socialista Lucio Barani presentò persino un'interrogazione.

Nel marzo 2017, invece, al centro della scena finirono le tracce di cocaina ritrovate nei bagni di Montecitorio, secondo le rivelazioni del 'Fatto quotidiano', che riuscì a fare delle rilevazioni sulle mensole, in una giornata di votazioni. In questo, per la verità, i Palazzi non sembrano variare a seconda delle latitudini, se è vero che anche alla Camera dei Comuni e al Bundestag si sono registrati casi analoghi. E' del 2006 l'inchiesta delle 'Iene' che riuscì a fare i rilevamenti sugli onorevoli, usando le tracce lasciate sui tamponi del trucco per le interviste in trasmissione. Ne nacque una scia di polemiche che portò anche agli 'onorevoli' test sui capelli dei parlamentari, a volte esibiti come trofeo nei loro risultati negativi.

La battuta rimasta storica fu quella di Daniele Capezzone: "Se un cane antidroga si presenta a Montecitorio gli va in tilt il naso". E dire che il suo ex leader, Marco Pannella, fu condannato per aver distribuito hashish alla Camera... Ma i tempi cambiano, o tornano, a seconda delle aspirazioni (qui però la droga non c'entra): sempre nel bagno della Camera, appena otto mesi fa, ha destato scalpore la svastica disegnata su una porta. Prontamente rimossa, ma che on line non conosce diritto d'oblio.

Fico: «Linea 6 della metro, attenti a non perdere i finanziamenti»

NAPOLI. «Non conosco la documentazione, però stiamo molto attenti a non perdere i finanziamenti europei rispetto alla linea 6». Così il presidente della Camera, Roberto Fico (Agnfoto), a Napoli per l'inaugurazione dell'anno accademico dell'Istituto di Studi Filosofici. «Qualsiasi soluzione che è nelle prerogative del Comune, del ministro e della soprintendenza deve essere veloce e guidata dal buon senso», ha aggiunto.

IL SINDACO. Sul caso era già intervenuto il sindaco Luigi de Magistris. «Questa è una vicenda triste su cui faremo ricorso. Mi auguro di poter incontrare prima di Natale il ministro dei Beni Culturali». È l'invito rivolto ad Alberto Bonisoli dopo lo stop del Mibac alle grate in piazza del Plebiscito per il cantiere della linea 6 della Metropolitana di Napoli. «Devo capire dalle sue parole cosa sta accadendo - spiega l'ex Pm - perché questa situazione non riguarda solo un aspetto apparentemente tecnico. È una questione molto seria, può avere conseguenze drammatiche per la nostra città». 

IL VIDEO

Renzi spiazza tutti: in corsa alle primarie?

Matteo Renzi candidato al Congresso del Pd. Un clamoroso tris, dopo le ultime due primarie vinte con percentuali da record e dopo il "non mi occupo del Congresso" assicurato dallo stesso senatore del Pd appena 24 ore fa. Eppure la voce è iniziata a circolare con insistenza tra i parlamentari dem e, tra l'altro, con il passare delle ore non è andata incontro a smentite tra le persone più vicine all'ex premier.

A puntellare il rumors, un sondaggio on line per testare la forza di tre candidati al Congresso: Nicola Zingaretti, Maurizio Martina e...Matteo Renzi. "Gliel'hanno chiesto e non ha detto no", è la versione che offrono alcuni renziani. Altri assicurano di aver raccolto la confidenza 'choc' del senatore di Firenze: "E se mi ricandidassi?". Comunque sia, la notizia è piombata come un macigno tra i renziani impegnati a trovare una soluzione per le primarie dopo l'addio di Marco Minniti. 

Anche oggi sono andati avanti i contatti di Luca Lotti, Lorenzo Guerini, Ettore Rosato per trovare un candidato capace di tenere unita l'area. Al momento, le resistenze del presidente del Copasir sarebbero insuperabili. A questo punto, la soluzione potrebbe anche slittare a dopo il week end.

“Adotta un grillino", la caccia di Silvio

Lo scouting di Fi verso i Cinque stelle è iniziato tempo fa, anche se gli 'effetti' si cominciano a vedere solo adesso. Con l'ingresso di uno degli storici esponenti pentastellati come Matteo Dell'Osso, che oggi ha formalizzato la sua adesione al gruppo forzista della Camera, dopo mesi di insofferenza verso la sua 'casa madre' e si è presentato sul palco della manifestazione contro la manovra giallo verde organizzata da Antonio Tajani.

L'operazione 'adotta un grillino' è partita ad Arcore, neanche tanto sottotraccia, già pochi giorni dopo il 4 marzo: presentando le 'matricole azzurre' in Parlamento, Silvio Berlusconi aveva lanciato un appello per scongiurare il voto anticipato nonostante la vittoria di M5S e Lega: ''ognuno di voi deve farsi amico un grillino e convincerlo a non staccare la spina a questa legislatura...''. Da allora il pressing sugli 'scontenti' della linea Di Maio non è mai finito.

Nelle ultime settimane il Cav, non a caso, va ripetendo che bisogna ascoltare il malessere che c'è nella maggioranza, soprattutto tra i grillini, consapevole che le truppe pentastellate siano un mondo tutto da scoprire, non certo un esercito compatto. Basta monitorarlo con attenzione proprio lì dove si annidano i maldipancia più forti.

L'ex premier è convinto che le continue divisioni interne al M5S e lo scontro quotidiano con la Lega su vari temi sensibili del 'contratto di governo' nel pieno della manovra sono terreno favorevole per far cadere il governo Conte. L'obiettivo del leader forzista è raccogliere parlamentari per tornare a palazzo Chigi, perchè i 'numeri' per un ribaltone, soprattutto al Senato ci sono, allontanare Di Maio da Salvini, rafforzare Fi e scacciare lo spettro di un nuovo voto.

Al Congresso nazionale dei giovani di Fi Berlusconi aveva parlato per la prima volta della concreta possibilità di una nuova maggioranza di centrodestra, formata grazie anche al voto di tanti 'parlamentari responsabili', soprattutto tra i Cinque stelle, a cominciare dagli ex.

La caccia allo scontento è partita soprattutto verso il mondo pentastellato, ma non solo. C'è chi tra gli azzurri scommette che ''Silvio alla fine voglia arrivare a dire a Salvini 'la maggioranza c'è ma il candidato non sei tu'', e c'è chi, invece, pensa che ''in corso sia una 'campagna acquisti' a 360 gradi, non limitata solo ai grillini, perchè il Cav conta tornare nella stanza dei bottoni, con o senza la Lega''.

Manovra, si comincia

Posta la fiducia sulla manovra, entro domani si dovrebbe avere l'approvazione del provvedimento alla Camera. Secondo quanto stabilito dalla conferenza dei capigruppo, oggi alle 17:30 inizieranno a Montecitorio le dichiarazioni di voto sulla fiducia, seguite alla 18:50 dal voto di fiducia sul provvedimento perché sia ottenuta l'approvazione senza emendamenti e articoli aggiuntivi del testo predisposto dalla commissione Bilancio. Poi - la settimana prossima - toccherà al Senato dove si annuncia qualche novità, tra cui il taglio alle pensioni d'oro dal 25 al 40%.

Questa sera inoltre, all'ordine del giorno del Consiglio dei ministri, convocato per le 20, ci saranno la nota di variazione, leggi regionali e varie e eventuali (limitate ai commissari sanità regione Calabria e Molise). Il Cdm sul Dl semplificazioni invece, secondo quanto si apprende da fonti di Palazzo Chigi, si terrà lunedì.

Insomma, per approvare la manovra si profila una maratona ininterrotta. Ancora con la spada di Damocle della procedura d'infrazione dell'Europa. Ma, ha assicurato Di Maio, "dalle interlocuzioni che stiamo avendo" con Bruxelles, l'Europa si aspetta "una manovra che voglia abbassare il più possibile il debito pubblico. E il debito pubblico non si abbassa con l'austerity. La trattativa è in corso ma non ho sentito né da una parta né dall'altra un attaccamento ai numeri o alle percentuali" ha detto il vicepremier.

PROVVEDIMENTI - "Il taglio alle pensioni d'oro entrerà nella legge di bilancio al Senato, la settimana prossima - ha detto Di Maio -. E quindi passiamo dal 25% al 40% di tagli sulle pensioni d'oro". Durante un vertice a Palazzo Chigi tra Conte e i vicepremier (assente il ministro dell'Economia Giovanni Tria) in merito agli emendamenti alla manovra, "abbiamo affrontato alcune questioni da portare nella legge di bilancio al Senato" ha spiegato il ministro del Lavoro. 

QUOTA 100 E REDDITO - Di Maio ha ribadito che i tempi "restano confermati: a febbraio pensione minima alzata a 780 euro a tutti i pensionati in difficoltà, le pensioni di invalidità a 780 euro per tutti i disabili in difficoltà. A febbraio parte quota 100 per coloro che non potevano andare in pensione a causa della Fornero e a marzo si parte con il reddito di cittadinanza per trovare lavoro a tanti ragazzi".

PACE FISCALE - Di Maio ha poi spiegato che il ritorno della pace fiscale nella legge di bilancio al Senato "era già negli accordi per il decreto fiscale, non abbiamo fatto in tempo a metterlo nel dl ma l'obiettivo è aiutare chi è nelle grinfie del fisco e non riesce a uscirne. Per farlo lo facciamo anche con il saldo e stralcio che era anche nel programma del M5S del 2010".

IL VOTO - L'esito del voto di fiducia sull'articolo 1 si conoscerà intorno alle 20:15 di oggi, dopodiché inizieranno le votazioni degli articoli da 2 a 19. Tuttavia, pur avendo stabilito una tabella di marcia, i gruppi non si sono messi d'accordo sui tempi: di conseguenza si sta in aula fino a mezzanotte e si riprende sabato mattina ma non si sa ancora a che ora. 'Nessuna ipotesi di chiusura' ha chiarito il portavoce del presidente, Carlo Passarello. Martedì 11, alle 14, comincia l'esame delle pregiudiziali di costituzionalità del decreto fiscale.

“Tradito" dai 5S, Dall'Osso passa a Forza Italia

L'annuncio arriva in mattinata: "Lascio il gruppo M5S e aderisco a Forza Italia" spiega il deputato grillino Matteo Dall'Osso in un'intervista a 'Il Giornale - "Ci ho creduto, davvero", dice il parlamentare malato di Sla che ha preso atto della bocciatura dei suoi emendamenti a tutela dei disabili. Casus belli l'emendamento per il fondo per i disabili respinto "per le solite motivazioni - sottolinea - mancanza di coperture economiche. Ma parliamo di 10 milioni di euro per tre anni considerato che Roma da sola soffre una mancanza di 2 milioni solo per quest'anno a causa di permessi per falsi invalidi".

Ora il cambio di casacca: "Penso che Forza Italia per i valori di libertà e solidarietà che promuove - ricordo il lavoro a tutela delle donne svolto da Mara Carfagna - e l'attenzione verso le categorie più deboli quali i bambini orfani possa garantire l'attenzione verso i disabili. Per questo gruppo la diversità è un valore aggiunto e una risorsa". Un salto, quello di Dall'Osso, che potrebbe costare caro al deputato grillino, visto che gli sarà chiesto di pagare una penale da 100mila euro per il passaggio dal gruppo parlamentare del M5S alla Camera a quello di Forza Italia.

Fonti del direttivo M5S sottolineano all'Adnkronos che il gruppo non intende fare sconti al deputato che oggi ha annunciato l'adesione al partito di Silvio Berlusconi puntando il dito contro gli ex colleghi. Le stesse fonti ribadiscono quanto scritto nel nuovo codice etico pentastellato, in vigore dall'anno scorso. Il codice grillino, in questo senso, parla chiaro: in caso di "abbandono del gruppo parlamentare del MoVimento 5 Stelle e/o iscrizione ad altro gruppo parlamentare sarà obbligato a pagare al MoVimento 5 Stelle, entro dieci giorni dalla data di accadimento di uno degli eventi sopra indicati, a titolo di penale, la somma di € 100.000,00 quale indennizzo per gli oneri sopra indicati per l’elezione del parlamentare stesso".

Tuttavia, la penale di 100mila euro per l'abbandono del gruppo non è l'unica richiesta indirizzata dai vertici grillini. Dall'Osso "deve versare anche i soldi per le restituzioni", è l'imperativo che arriva all'Adnkronos dai piani alti del Movimento 5 Stelle.

Lo scouting di Fi verso i Cinque stelle è iniziato tempo fa, anche se gli 'effetti' si cominciano a vedere solo adesso. Con l'ingresso di uno degli storici esponenti pentastellati come Dall'Osso, che oggi ha formalizzato la sua adesione al gruppo forzista della Camera, dopo mesi di insofferenza verso la sua 'casa madre' e si è presentato sul palco della manifestazione contro la manovra giallo verde organizzata da Antonio Tajani. L'operazione 'adotta un grillino' è partita ad Arcore, neanche tanto sottotraccia, già pochi giorni dopo il 4 marzo: presentando le 'matricole azzurre' in Parlamento, Silvio Berlusconi aveva lanciato un appello per scongiurare il voto anticipato nonostante la vittoria di M5S e Lega: ''ognuno di voi deve farsi amico un grillino e convincerlo a non staccare la spina a questa legislatura...''. Da allora il pressing sugli 'scontenti' della linea Di Maio non è mai finito.

Spariscono i fondi per l'editoria. Giornalisti: M5S vuole colpire l'informazione

Sforbiciata ai fondi per l'editoria. A quanto apprende l’Adnkronos da qualificate fonti di governo, sarebbe stato raggiunto a Palazzo Chigi -al vertice tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini e che vede assente il ministro dell’Economia Giovanni Tria- l’accordo per i tagli all’editoria, misura fortemente voluta dal M5S che, nei giorni scorsi, aveva subito uno stop in commissione Bilancio alla Camera.

La sforbiciata, viene riferito, sarà introdotta al Senato e così ripartita: 20% nel 2019, 50% nel 2020, 75% nel 2021 fino a raggiungere lo stop definitivo nel 2022. In tre anni, dunque, spariscono i fondi all’editoria per i seguenti quotidiani: Avvenire (5,9 milioni di euro); Italia oggi (4,8 mln); Libero quotidiano (3,7 mln); Manifesto (3 mln) Il Foglio (800 mila euro), i settimanali cattolici e le testate delle minoranze linguistiche. Nel 2019, viene inoltre riferito, sarebbe stato fissato un tetto a 500.000 euro al di sotto del quale non si applica la percentuale del 20% fissata nell’accordo di governo.

DI MAIO. «Faremo un taglio graduale ai fondi per l'editoria, era una nostra grande battaglia dal 25 aprile del 2008. Si farà un primo taglio del 25% nel 2019, il 50% nel 2020 e il 75% nel 2021 fino a che nel 2022 non ci saranno più fondi per l'editoria, in modo tale che tutti i giornali possano stare sul mercato e non avere più di concorrenza sleale da alcuni giornali che prendono soldi pubblici». Lo ha detto il vicepremier Luigi Di Maio, parlando con i giornalisti davanti a Palazzo Chigi dopo un vertice sulla manovra. 

FNSI E ODG. «Il trionfalismo con cui il vicepremier Luigi Di Maio e il sottosegretario con delega all'Editoria, Vito Crimi, annunciano il taglio del fondo per l'Editoria sono l'ennesima conferma della volontà del Movimento 5 Stelle di colpire l'informazione». Lo affermano, in una nota, Federazione nazionale della Stampa italiana e Ordine dei giornalisti. «Di Maio e Crimi hanno gettato la maschera: vogliono ridurre le voci, indebolire il pluralismo, nell'illusione di cancellare le voci critiche e manipolare il consenso dei cittadini - proseguono Fnsi e Odg -. L'unico risultato di questa operazione sarà la chiusura di alcuni giornali e la perdita di numerosi posti di lavoro. In questo scenario diventa sempre più chiara la portata strumentale e propagandistica del tentativo del vicepremier Di Maio di discutere di lavoro precario con Fnsi e Ordine. Non si può discutere di lotta al precariato con chi, con i suoi provvedimenti, creerà altri precari. Una ragione in più per rispondere alla convocazione del ministro con un'assemblea davanti alla sede del Mise, lunedì prossimo, 10 dicembre, a partire dalle 11».

Pamela Anderson attacca Salvini

Una raffica di tweet, indirizzati contro il ministro dell'Interno Matteo Salvini e corredati da una serie di riflessioni sulla politica e la società europea. A firmarli è Pamela Anderson che va all'attacco del vicepremier e leader della Lega, criticando duramente il clima che si respira in Italia, che l'ex bagnina di 'Baywatch' accosta agli anni Trenta e al fascismo.

"L'Italia è un Paese meraviglioso, che amo tanto, dal cibo alla moda, dalla storia all'arte, ma sono molto preoccupata dalla tendenza attuale, che mi ricorda quella degli anni '30", scrive Anderson nel primo tweet intitolato "Pensieri dall'Italia", sottolineando cosa la preoccupa di più: "La paura e l'insicurezza in tutti i segmenti della società, gli attacchi quotidiani contro i rifugiati e i migranti, la gravità della crisi economica...".

L'attrice e showgirl canadese naturalizzata statunitense, chiama poi in causa il presidente francese, Emmanuel Macron: "Il signor Salvini di recente ha detto che 'Macron è un problema per i francesi' - cinguetta Anderson - ciò significa che quello che sta accadendo in Francia in questi giorni con le proteste dei gilet gialli è qualcosa che riguarda solo i francesi. Questo è sbagliato". "Quello che sta accadendo in Francia in questi giorni è un problema europeo - continua Anderson - nello stesso modo in cui le misure anti-migranti e lo scivolamento verso una nuova forma di fascismo in Italia è un problema europeo".

La soluzione, per la star di 'Baywatch', "non è più Macron o più Salvini, che al momento hanno bisogno l'uno dell'altro e si rinforzano l'uno con l'altro. La soluzione può essere solo un risveglio pan-europeo che attraversi i confini e le nazionalità, che sia in grado di affrontare la crisi economica, sociale ed ecologica dell'Europa attuale".

E sempre via social, non tarda ad arrivare la replica di Salvini, che aggiunge il volto della sexy bagnina di Baywatch alla “lista dei nemici" che non saranno in piazza l'8 dicembre per la manifestazione della Lega: 'Ahimè, con dolore - scrive Salvini - da affezionato spettatore e fan di "Baywatch", lei questo sabato a Roma non ci sarà".

 

 

Le Pen: «Con Salvini per invertire corso della storia»

Marine Le Pen con Matteo Salvini per "il cambiamento" alle elezioni europee del maggio prossimo e per "invertire il corso della storia". In un'intervista all'Adnkronos, la leader dell'estrema destra francese spiega qual è la strategia sua e dei suoi alleati in vista del voto, dove Rn e Lega potrebbero presentare candidati comuni sotto il simbolo del 'Fronte della libertà'. "Noi abbiamo l'obiettivo comune e l'ambizione di ribaltare il tradizionale rapporto di forze al Parlamento europeo - dice - Da troppo tempo, la destra e la sinistra europee, entrambe convertite alla religione del federalismo, si sono accordate per gestire le cose. E' un accordo tacito che si ritrova spulciando i voti: destra e sinistra votano insieme la quasi maggioranza dei testi presentati al Parlamento". Ma, "oggi, abbiamo la possibilità di invertire il corso della storia - sostiene la Le Pen - Indubbiamente il vento soffia nelle vele dei difensori della nazione, elezione dopo elezione i sovranisti si rafforzano". Per la leader dell'estrema destra francese, "è dunque finito il tempo in cui i portavoce delle nazioni erano confinati ai margini della politica nelle istituzioni europee. A maggio del 2019 suonerà l'ora del risveglio dei popoli e noi abbiamo, con i nostri amici della Lega e i nostri alleati europei, un'opportunità formidabile di incarnare il cambiamento: noi lavoriamo con Salvini alla costruzione di questo polo maggioritario che rimescolerà le carte dell'organizzazione politica europea".

RAPPORTI CON M5S - Marine Le Pen sbarra il passo a un eventuale ingresso del M5S nel gruppo al Parlamento europeo che nascerà dopo le elezioni di maggio. "I deputati del Movimento 5 Stelle all'Europarlamento - dice la leader dell'estrema destra francese nell'intervista all'Adnkronos - hanno adottato una posizione quanto meno criticabile sui testi riguardanti l'immigrazione, votando a favore delle politiche migratorie avviate dalla Commissione europea". Ma un gruppo, sottolinea la presidente di Rassemblement national, "deve essere anzitutto formato sulla base della coerenza al progetto che difende: noi condividiamo con i nostri alleati storici della Lega questo punto di vista fondamentale sull'immigrazione e l'assoluta necessità di combattere le politiche di invasione migratoria". E la politica migratoria "è la sfida cruciale delle prossime elezioni europee, sulla quale l'unità di vedute è indispensabile per qualsiasi azione politica efficace: dinanzi a quanti sostengono l'apertura totale delle frontiere, noi dobbiamo dare prova di una determinazione incondizionata a opporci, e so quanto i nostri amici della Lega condividano con noi questa preoccupazione costante di combattere le politiche dannose della Commissione europea".

EUROPEE - La questione non è se l'ungherese Viktor Orban e l'austriaco Sebastian Kurz, vicini alle posizioni dei sovranisti, restano nel Ppe, la questione è "cosa ne sarà del Partito popolare europeo dopo le elezioni di maggio". E' l'opinione espressa da Marine Le Pen, nell'intervista all'Adnkronos, nella quale sottolinea come "i conservatori siano attraversati da molteplici correnti, le frizioni e i disaccordi sono numerosi, la linea è oggetto di dibattito e l'incoerenza ideologica accentua la fragilità dell'edificio". In questo contesto, secondo la leader di Rn, "Orban e Kurz hanno fatto delle scelte chiare, seguendo una politica con la quale noi abbiamo delle convergenze in molti settori: la difesa dell'identità, la difesa della sovranità, la lotta contro l'immigrazione clandestina e le derive federaliste dell'Ue sono tematiche su cui questi due leader sono più vicini alle nostre idee rispetto a quelle difese dal Ppe". Quindi, alla domanda se intraveda la possibilità di un'alleanza fra popolari e sovranisti, Le Pen sostiene che in realtà "già esiste in seno al gruppo dell'Europa delle nazioni e delle libertà, che riunisce i deputati sovranisti di 8 Paesi europei". "I successi dei nostri alleati nei nostri rispettivi Paesi nelle diverse elezioni porteranno a una crescita importante di questo gruppo" al voto di maggio, "la dinamica elettorale gioca in favore dei sostenitori di un profondo cambiamento e di un riorientamento dei rapporti in seno ai Paesi europei - afferma - Noi siamo alla base dell'iniziativa di questo sconvolgimento politico e noi dobbiamo perseguire, allargare e consolidare questa alleanza con quanti condividono questo approccio sovranista".

GLOBAL COMPACT- "Un atto di tradimento". Così Marine Le Pen definisce il Global compact per le migrazioni, su cui il governo italiano ha fatto marcia indietro, chiedendo un voto del Parlamento prima di decidere se aderire o meno. La Francia dovrebbe fare lo stesso? "E' evidente e ho chiesto a Emmanuel Macron di non firmare questo atto di tradimento - dice - Firmare qualcosa che rientra in un diktat imposto dalle più fanatiche elite pro migranti equivarrebbe a legarsi le mani, a rinunciare al diritto inalienabile di decidere chi è autorizzato a entrare e risiedere nel nostro territorio". Questo patto, accusa la leader di Rassemblement national, "relega le nazioni a volgari spazi geografici, consacra il diritto di emigrare senza restrizioni, criminalizza il dovere di opporsi, impone ai Paesi dei modelli multiculturali che, si sa, senza dubbio portano i germi della divisione, delle tensioni e dei conflitti".

GILET GIALLI - La protesta dei gilet gialli francesi potrebbe estendersi ad altri Paesi? Marine Le Pen non lo esclude, spiegando qual è l'obiettivo dei manifestanti. "Senza voler interferire negli affari interni degli Stati, appare chiaro che numerosi leader dei Paesi dell'Unione Europea si ergono in difesa di un ordine stabilito, di interessi di minoranze attive e di lobby che sono contrarie agli interessi della maggioranza della popolazione - dice nell'intervista - La gestione catastrofica della crisi migratoria e le politiche che minacciano di imporre quote di clandestini sono la dimostrazione inquietante del fatto che il principio di sovranità limitata si impone sempre di più nelle decisioni politiche". "Le politiche di austerità - denuncia ancora la leader dell'estrema destra francese - non fanno altro che prendere per la gola la popolazione per soddisfare le esigenze ultraliberali di cenacoli e istituzioni non democratiche. Gli europei sono innamorati della libertà, la loro storia ne è impregnata. Le derive autocratiche dell'Ue e il servilismo dei suoi leder alimentano di fatto questa diffidenza e questo rifiuto legittimo del potere al governo".

LIBIA - Emmanuel Macron 'corresponsabile' delle politiche in Libia e nella regione hanno portato al caos e alla destabilizzazione. E' l'accusa che arriva da Marine Le Pen, che denuncia i fallimenti anche europei in risposta alla domanda su come giudica la posizione del presidente francese sulla Libia. La leader dell'estrema destra francese parte da una citazione - "Albert Einstein scriveva: non si può risolvere un problema con il modo di pensare che lo ha generato" - per denunciare che Macron "partecipa, attraverso il suo coinvolgimento nelle politiche condotte in precedenza, a questo accecamento, che ha condotto la regione al conflitto, alla destabilizzazione, al caos e allo sviluppo potenziale di reti di immigrazione, traffico d'armi e droga". Non solo: tutto questo è conseguenza anche del "fallimento evidente dell'Unione Europea e della sua 'scommessa democratica e pacificatrice' che si fonda sulla creazione di una politica europea di vicinato destinata a far convergere delle società senza passato democratico verso gli ideali europei", accusa Le Pen. Secondo la leader di Rn, "questa ignoranza delle realtà storiche, culturali e, nel caso della Libia, del peso delle tribù, ha condotto alla peggiore delle politiche, far cadere un dittatore per rimpiazzarlo con milizie islamiste che mettono il Paese a ferro e fuoco". "La stabilizzazione della Libia è essenziale - sottolinea - se noi vogliamo prosciugare i flussi migratori estremamente consistenti in questo Paese. E' il percorso seguito da Matteo Salvini ed è ugualmente il nostro obiettivo. La nostra proposta di creare sul posto, in zone sicure, dei centri per l'esame delle richieste di asilo si avvicina in questo senso alla posizione del governo italiano".

MANOVRA ITALIANA - Secondo Marine Le Pen l'Italia ha ragione nella battaglia che sta conducendo con l'Ue sulla legge di bilancio, perché la libertà e la democrazia "sono incompatibili con la sovranità condivisa". E sottolinea come lo scontro in corso tra Roma e Bruxelles sia "al cuore stesso della problematica rappresentata dall'Unione Europea". "In una sentenza del 30 giugno del 2009, la Corte costituzionale tedesca di Karlsruhe ha deciso sulla questione fondamentale della sovranità degli Stati in seno all'Ue, indicando che questa sovranità è appannaggio dei popoli e che la legittimità discende dai Parlamenti nazionali - ricorda la leader dell'estrema destra francese - La questione che si pone, dunque, è se la sovranità di bilancio debba essere sottoposta al diktat della Commissione europea, che può, non disponendo di alcuna legittimità democratica, chiedere i bilanci al governo e sanzionarli?". Si tratta di "un dibattito fondamentale che è stato risolto: la libertà e la democrazia sono incompatibili con i principi di governance comune e di sovranità condivisa. L'Italia è perfettamente legittimata nella sua volontà di applicare le sue scelte di bilancio, perché le sue scelte sono emanazione dell'espressione della volontà popolare".

INTERESSI INDUSTRIALI - "E' legittimo che i governi difendano i propri interessi industriali e proteggano i loro settori strategici", ma questa premessa "non esclude" che ci possa essere "una cooperazione di buon senso" dice Le Pen nell'intervista all'Adnkronos, rispondendo alla domanda se sia d'accordo con la politica perseguita da governi francesi di diverso orientamento che hanno considerato le imprese italiane un 'obiettivo' delle aziende francesi. "La questione della sovranità - sostiene la leader dell'estrema destra - riguarda anche le questioni economiche. E' legittimo che i governi difendano i loro interessi industriali e proteggano i loro settori strategici. Come sapete, io difendo il diritto della Francia a far prevalere l'interesse superiore economico e industriale della nostra nazione su ogni altra forma di considerazione finanziaria. Questo vale per la Francia, ma vale egualmente per gli altri Paesi. Questa posizione non è né bellicosa né isolazionista, non esclude, al contrario, una cooperazione di buon senso". "Le relazioni economiche - conclude - devono essere fondate su questo principio di buon senso e non sulla logica del profitto finanziario a breve termine che troppo spesso ha prevalso. Quello che siamo stati capaci di realizzare nel passato, penso alle cooperazioni industriali fruttuose, come nel caso Airbus e Ariane, sono strade da esplorare tanto più nel quadro di un'economia aperta ai quattro venti della globalizzazione selvaggia".

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